
FERMO – Piogge di milioni di euro, regole semplificate. Ma ancora tanto tanto lavoro da fare quando si parla di ricostruzione post sisma 2016.
A distanza di dieci anni, secondo ActionAid, movimento internazionale per la giustizia sociale, economica e ambientale, due interventi pubblici su tre non hanno ancora avviato il cantiere. È il dato che emerge nel report stilato per il decennale, dopo che i dati aggiornati al 30 aprile 2026 sono stati consegnati all’associazione.
“Una fotografia da cui emerge che risultano programmati 3.667 interventi, per un valore complessivo di oltre 4,85 miliardi di euro. Ma l'avanzamento resta parziale: il 66,3% delle opere si trova ancora nelle fasi che precedono l'inizio materiale dei lavori, mentre solo il 33,6% è in fase esecutiva o conclusiva” commenta Patrizia Caruso, Responsabile dell'Unità Resilienza di ActionAid Italia.
A livello territoriale, nelle Marche sono ancora nelle fasi precedenti l'avvio dei lavori 1.243 interventi, pari al 66,4%; in Abruzzo 446, pari al 61,5%; nel Lazio 365, pari al 69,7%; in Umbria 378, pari al 69,2%. Il quadro si conferma critico nei 44 Comuni più colpiti dal sisma. Complessivamente, risultano programmati 1.544 interventi, per un valore di circa 2,1 miliardi di euro, pari a circa il 42% delle opere totali. Eppure, anche nei territori più feriti, circa sette interventi su dieci non hanno ancora raggiunto la fase di cantiere: 1.031 si attestano infatti nelle fasi precedenti all'avvio dei lavori, mentre solo il 18,4% è arrivato alle fasi di fine lavori o collaudo.
“Per chi vive nei territori colpiti, i dati sulla ricostruzione non sono un dettaglio tecnico: una scuola non ricostruita può incidere sulla scelta di una famiglia di restare in un territorio; un municipio non riaperto indebolisce i servizi di prossimità; una struttura sanitaria non disponibile può rendere più fragile la permanenza di persone anziane, vulnerabili. Eppure, oggi queste informazioni sono ancora disperse, frammentate, non sempre aggiornate né complete. A dieci anni dal sisma- conclude Caruso - manca uno strumento unico, accessibile e comprensibile”.
