
FERMO - Otto arresti, 51 indagati e oltre 57 milioni di euro sottoposti a sequestro preventivo. È il bilancio dell’operazione "Ricostruzione", condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha acceso i riflettori su un presunto sistema illecito negli appalti pubblici e nei lavori della ricostruzione privata post-sisma del 2016. Un’inchiesta che coinvolge anche il Fermano, con tre persone raggiunte da avvisi di garanzia, e che ha al centro l’ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, Fabio Pistarelli, arrestato con l’accusa di corruzione.
Il valore complessivo degli appalti finiti sotto la lente degli investigatori è di circa 350 milioni di euro, di cui 200 milioni relativi alla ricostruzione privata e 150 milioni a commesse pubbliche. Quattro i filoni investigativi, avviati nel 2023, che hanno portato a oltre 50 perquisizioni in diverse regioni italiane.
I tre indagati nel Fermano
Nel territorio provinciale gli avvisi di garanzia hanno raggiunto Alberto Franca, ingegnere di 63 anni e direttore sociosanitario dell’Ast di Fermo, e due imprenditori, uno di Monte Urano e uno di Monte San Pietrangeli. A Franca, assistito dall’avvocato Igor Giostra, viene contestata, in qualità di pubblico ufficiale, la divulgazione di segreti d’ufficio. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe fornito informazioni sulle strutture e sulle mobilie sanitarie per favorire alcuni imprenditori nell’aggiudicazione di gare. Un ruolo minore che giostra proverà a smontare nelle prossime settimane.
Il caso Pistarelli e la reazione di Acquaroli
La vicenda ha un forte impatto politico per il coinvolgimento di Fabio Pistarelli, avvocato ed ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che ha ricoperto l’incarico di capo di gabinetto di Acquaroli durante il primo mandato, prima di dimettersi nel dicembre 2025.
Il presidente della Regione è intervenuto in serata con un video sui social, esprimendo "incredulità e amarezza. Se i capi di imputazione rivolti al mio ex capo di gabinetto dovessero trovare conferma nei prossimi passaggi giudiziari o nei processi, di quanto è avvenuto si può parlare di un tradimento", ha dichiarato Acquaroli, riferendosi sia alla comunità marchigiana sia alla fiducia che aveva riposto nel suo collaboratore. "Non potevo neanche immaginare giornate come questa", ha aggiunto.
Pistarelli, assistito dall’avvocato Gabriele Cofanelli, si è dichiarato estraneo alle accuse. Il legale ha annunciato l’intenzione di rivolgersi al tribunale del Riesame per sottoporre a verifica la ricostruzione accusatoria e sostenere una linea difensiva che, ha precisato, è difforme dalle contestazioni della magistratura.
Il presunto sistema negli appalti
Secondo gli investigatori, uno dei filoni riguarda l’infiltrazione di imprese riconducibili ad ambienti della ’ndrangheta e della camorra nei cantieri della ricostruzione post-sisma. Il meccanismo sarebbe passato attraverso subappalti e prestanome, consentendo a società sospettate di collegamenti con la criminalità organizzata di aggirare i controlli antimafia.
Al centro di questo segmento dell’inchiesta figura un imprenditore edile maceratese, anche lui arrestato, che secondo l’accusa avrebbe favorito l’ingresso nei cantieri di imprese riconducibili ad ambienti criminali calabresi e campani. Gli inquirenti stimano profitti illeciti per circa 18 milioni di euro per le società legate alla criminalità calabrese e 39 milioni per quelle riconducibili a soggetti vicini al clan dei Casalesi guidato da Michele Zagaria. L’indagine avrebbe inoltre individuato un sistema di fatture false per circa 8 milioni di euro.
Un altro filone riguarda un presunto "comitato d’affari" che avrebbe cercato di condizionare gare e finanziamenti pubblici. In questo contesto, Pistarelli avrebbe avuto, secondo l’accusa, un ruolo centrale nella creazione di una struttura stabile di intermediazione illecita, capace di sfruttare relazioni con pubblici ufficiali e centri decisionali per orientare gli appalti e ottenere vantaggi. Gli investigatori gli contestano utilità illecite per circa 105mila euro.
Tra le contestazioni, a vario titolo, figurano corruzione, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode e altri reati legati alla gestione delle procedure amministrative.
Castelli: "Un’offesa alle comunità terremotate"
Sconcerto è stato espresso anche dal commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, che ha ringraziato magistratura e Guardia di Finanza per il lavoro svolto. L’inchiesta, ha sottolineato, ha fatto emergere "un quadro di estrema gravità". Se le ipotesi accusatorie dovessero essere confermate, ha aggiunto, si tratterebbe di "un’offesa inaudita alle istituzioni e, soprattutto, alle comunità colpite dal terremoto e ai cittadini che attendono da anni di ricostruire le proprie case e ritrovare una piena normalità".
Dalle opposizioni in Consiglio regionale è arrivata una presa di posizione improntata alla presunzione d’innocenza, accompagnata però da interrogativi sul piano politico e istituzionale. L’inchiesta, che ha interessato anche appalti di Regione Marche, Erdis e Università di Camerino, riporta così al centro il tema dei controlli sulle risorse destinate alla ricostruzione e della trasparenza nell’assegnazione delle commesse pubbliche.
