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Ricciatti: Ciaffaroni mi ha fatto sentire parte di Montefortino

17 Settembre 2020

In qualsiasi lettera che si rispetti il post scriptum va alla fine, ma questa, trattandosi di qualcosa di totalmente non convenzionale, ce l’ha all’inizio, spiegando perché ho scelto di rendere pubbliche queste poche righe che – nell’intenzione iniziale – volevano essere poco più di un biglietto personale, invece mi sono ritrovata a scrivere una lettera aperta.

Ho conosciuto più approfonditamente, come la quasi stragrande maggioranza delle persone che non abitano quelle zone, sindaci ed amministratori locali dell’Appennino solo quando la terra ha tremato così forte da ricordarci che l’uomo, dinnanzi alla natura, è un qualcosa di infinitesimamente più piccolo; però ci sono anche uomini che hanno dimostrato di essere grandi.

Ed io ho scelto di scrivere a Domenico Ciaffaroni non perché è sindaco uscente e candidato alla stessa carica nel Comune di Montefortino, ma perché vorrei provare a raccontare – e mi scuserà perché per farlo devo necessariamente ricorrere a degli aneddoti personali e soprattutto umani – un’altra narrazione, quella dell’uomo che, sia per forza che per necessità, si è ritrovato dentro una fabbrica d’acqua abbandonata, la Tinnea.

Lì l’ho incontrato la prima volta, nell’Ottobre del 2016, quando un violento nubifragio ruppe le vetrate superiore ed entravano, all’interno di uno stabile pressoché fatiscente, acqua e vento. Mi offrì come seggiola una cassa di plastica per contenere le bottiglie di vetro e mi disse che per capire le condizioni di quelle persone era necessario viverle. Nessun incontro formale in Municipio o in altre strutture, riteneva, giustamente, doveroso ricevere in quel luogo mentre i suoi telefoni roventi squillavano continuamente e lui, con un’umanità che mi ha fatto innamorare di quel luogo, si è fatto carico di ogni singolo problema.

Davanti alla distruzione era necessario darsi delle priorità, ma i suoi concittadini restavano centrali, ed ecco che mi interrompeva perché c’era da andare a recuperare qualche animale domestico o convincere una signora sola, senza parenti, a seguirlo nella struttura, premurandosi che si portasse dietro le medicine e l’occorrente.

Insomma, dietro un uomo i cui atteggiamenti che talvolta possono apparire poco ortodossi, c’è un sindaco che non rinuncia a nessuna battaglia per la propria comunità, una persona che non si è mai dimenticata di ringraziare per ogni singolo gesto di volontariato e di solidarietà ed, ogni volta che chiedevo come potessi essergli utile, continuava a ripetere: parla delle nostre zone, non permettere a nessuno di lasciarci nel dimenticatoio.

Ed eccomi che allora, voglio mantenere fede alla promessa fatta, voglio continuare a parlarne, ma questa volta di quel sindaco che non ha temuto i chilometri di distanza con Roma, perché si è messo in auto o attaccato al telefono per difendere Montefortino; ed io, che vivo decisamente lontana da quei luoghi, oggi, posso dire che ci sono realtà che non abiti ma che ti fanno sentire a casa, e questo è anche un po' merito di chi le rappresenta.

*Lara Ricciatti, ex onorevole marchigiana

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