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Provincia, il decreto PA cambia il futuro dei consiglieri: in carica 4 anni come il presidente Ortenzi. A Fermo non si torna al voto

14 Agosto 2026

di Raffaele Vitali

FERMO - Dalla consigliera Pisana Liberati al vicepresidente Giorgio Marcotutlli, dalla monturanese Ferracuti impegnata con l’Igp al sindaco di Montegranaro Ubaldi, ma vale anche per il dem Riccardo Strappa: se sarà convertito in legge entro 60 giorni il decreto legge 144/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, resteranno in carica fino al 2030. E questo perché Michele Ortenzi è stato confermato presidente pochi mesi fa.

È questo che prevede il decreto che interviene su una delle anomalie introdotte dalla legge Delrio del 2014: la diversa durata del mandato del presidente della Provincia e del Consiglio provinciale.

L’articolo 2, comma 10, del decreto stabilisce infatti che, «al fine del riallineamento dei mandati, la durata dei Consigli provinciali in carica è prorogata fino alla scadenza del mandato dei rispettivi Presidenti di Provincia». La norma precisa inoltre che la proroga non comporta l’interruzione dei mandati dei Consigli. I consiglieri resterebbero in carica anche in caso di perdita di ruolo nel proprio comune.

Considerando che nel Fermano si sarebbe dovuti tornare a votare in autunno, la proroga causerebbe un vero ‘terremoto’ politico. Perché il posto di consigliere è diventato ambito. Non tanto per i soldi, a malapena i rimborsi spese per la benzina, tolto il presidente che ha lo stipendio equiparato al sindaco del capoluogo, quanto per le funzioni che l’ente esercita.

Essere consigliere permette, quantomeno, di entrare nelle stanze dei dirigenti e capire ancora prima che incidere. Tra l’altro, se verrà prorogato l’attuale consigliere, resterà fuori Fermo, che dopo le elezioni comunali, ma anche realtà che ambivano a entrarci, vedi Sant’Elpidio a Mare.

Con il decreto verrebbe superata, almeno per gli organi attualmente in carica, la situazione che imponeva di tornare alle urne ogni due anni per il rinnovo dei Consigli provinciali, mentre il presidente resta in carica quattro anni. Un meccanismo che ha prodotto una continua sovrapposizione di scadenze e una rappresentanza consiliare soggetta a frequenti rinnovi. Con conseguente difficoltà di incidere, perché dopo un anno si comincia a comprendere il ruolo e l’attività della Provincia e dopo poco meno si esce di scena. Salvo una complicata rielezione, visto che si viaggia con il voto ponderato.

Il decreto piace a Upi, perché intanto va a superare una prima anomalia. Ma l’obiettivo resta quello di tornare al voto diretto, con una vera designazione popolare. La speranza è che in fase di conversione in legge, il parlamento affronti il tema in profondità.

Un misura che l’Upi auspica transitoria, in attesa della vera modifica della legge Delrio. Se ne parla da tempo, servono volontà politica e risorse, perché le elezioni vere costano, così come cambierebbe il peso economico di un consiglio provinciale eletto e di una giunta con vere deleghe e non, come oggi, con ‘concessioni’ del presidente che resta l’unico responsabile di ogni atto dell’ente.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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