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Post sisma, le richieste della montagna. Uncem: "Bene l'ospedale di Amandola, ma servono strade, lavoro e tempi certi"

23 Agosto 2026

AMANDOLA – C’è la memoria, ma c’è anche il bilancio aa dieci anni dalla prima scossa che ha devastato il centro Italia e le Marche in particolare. A tracciarlo è l’Uncem, Unione nazionale dei comuni montani, che parte dalle comunità che non hanno mollato e che rappresentano la vera risorsa.

“Il decennale – spiega Giuseppe Amici, presidente di Uncem Marche - deve essere vissuto con rispetto e sobrietà ma rappresenta anche un momento nel quale misurare il cammino compiuto e comprendere quale debba essere la prospettiva dei prossimi anni. Il terremoto ha colpito territori che già prima del 2016 conoscevano fragilità demografiche, difficoltà nei collegamenti e una progressiva riduzione dei servizi”.

I numeri descrivono uno sforzo finanziario e amministrativo di dimensioni straordinarie. Alla data del 20 agosto 2026, nelle Marche risultano concessi 9,013 miliardi di euro per la ricostruzione privata e produttiva, dei quali 6,050 miliardi già liquidati. Nel solo 2026, le liquidazioni hanno raggiunto 817,5 milioni di euro. Sul versante della ricostruzione pubblica risultano programmati oltre 1.870 interventi, per un valore superiore a 2,5 miliardi di euro.

"Un impegno che vede in campo tanti attori. Regione, Usr, commissario straordinario che ha progressivamente affiancato alla ricostruzione materiale una visione più ampia. “E' questa la strada da consolidare: le risorse investite devono diventare un patrimonio permanente per l'Appennino. Un strada ‘straordinaria’ confermata fino al 2029, accompagnata da ulteriori risorse per la ricostruzione privata e da strumenti destinati ad accelerare le progettazioni e i programmi di sviluppo economico e sociale”.

Ma non basta. Per Uncem Marche, tuttavia, il vero salto di qualità consiste nel legare definitivamente la ricostruzione alla sicurezza del territorio. Frane, instabilità dei versanti e dissesti aggravati dalla sequenza sismica continuano, infatti, a condizionare abitati, infrastrutture e collegamenti.

“Nei Comuni montani - sottolinea Amici - non si può separare la ricostruzione di una casa dalla sicurezza del versante sul quale sorge o della strada che permette di raggiungerla. Intervenire sui dissesti sismo-indotti significa proteggere le comunità, rendere possibili i cantieri e garantire durata agli investimenti realizzati. La prevenzione deve diventare parte strutturale della ricostruzione".

Accanto alla sicurezza, centrale è il tema dei servizi essenziali. L'apertura del nuovo Ospedale dei Sibillini Beato Antonio di Amandola rappresenta, in questo quadro, un investimento particolarmente significativo per l'area montana. Alla struttura sanitaria si affianca il potenziamento della rete delle elisuperfici nei Comuni del cratere, con nuove piattaforme realizzate, tra gli altri, ad Acquasanta Terme, Comunanza, Montegallo e Montemonaco e con l'adeguamento di strutture esistenti anche al volo notturno.

"La distanza geografica - evidenzia il presidente di Uncem Marche - non può trasformarsi in una disuguaglianza nell'accesso alle cure. Un ospedale moderno e una rete efficiente di elisoccorso rappresentano presìdi essenziali non soltanto nelle emergenze, ma nella scelta quotidiana di continuare a vivere nelle aree interne".

Lo stesso vale per le infrastrutture viarie. La prosecuzione della Pedemontana delle Marche e gli interventi sulla Salaria, compreso il secondo lotto tra la galleria Valgarizia e Acquasanta Terme, assumono, secondo Uncem, un valore che va oltre la mobilità. "Per un territorio montano - osserva Amici - una strada significa accesso a una scuola, a un ospedale, a un posto di lavoro. Significa competitività per un'impresa, possibilità di sviluppare turismo, maggiore sicurezza e minore isolamento. Pedemontana e Salaria sono infrastrutture di coesione territoriale. Accorciano non soltanto le distanze chilometriche, ma anche quelle economiche e sociali tra costa e aree interne".

Da qui, alcune priorità che Amici lascia sul tavolo di regione, Governo e Castelli: “Completare la ricostruzione, a partire dai centri e dalle frazioni maggiormente colpiti, ma, nello stesso tempo, rafforzare sanità, scuola, infrastrutture, sicurezza del territorio, connettività e condizioni per fare impresa. Il decennale non può rappresentare il punto di arrivo. Deve essere il momento nel quale trasformare l'esperienza straordinaria della ricostruzione in una politica ordinaria e permanente per l'Appennino”.

La vittoria sarà tra dieci anni vedere aumentate le persone che ci vivono e lavorano tra i Sibillini. “Dobbiamo passare dalla ricostruzione dei luoghi alla costruzione del loro futuro”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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