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Porto Sant'Elpidio. Luca e la forza delle lacrime: "Non ce la faccio più, ma il bar non lo chiudo. Abbandonato dallo Stato, bollette impossibili"

19 Ottobre 2020

PORTO SANT’ELPIDIO – Basta poco per trasformare il sogno di una vita nell’incubo del presente. In pochi mesi ‘Crema e cioccolato’ diventano due sapori amari. È la storia di Luca Barbarossa, barista originario di Corridonia con l’attività a Porto Sant’Elpidio, lungo la Statale Adriatica a due passi dalla rinata via Battisti.

“Ho aperto a luglio, dopo mesi di lavori che mi sono costati quasi 70mila euro”. Un accordo in franchising di cinque anni, l’occasione con poche migliaia di euro per prendere un marchio e farne il proprio volano. “Ma è arrivato il lockdown e poi le restrizioni. I clienti scarseggiano, incasso duecento euro al giorno, ma puntuali arrivano le bollette da pagare, sempre più alte”.

Ne ha una sul tavolo: 900 euro di luce elettrica. “Ma secondo voi -  ribadisce con le lacrime agli occhi – come faccio. Ho chiesto una dilazione, quella precedente l’ho pagata. Ma niente. Così è impossibile, capisco perché poi gli imprenditori scelgano di farla finita. È un attimo che un piccolo debito lievita a decine di migliaia di euro”.

La sua paura, ora, si chiama Dpcm. “Non ci si rende conto che per un bar come il mio, l’incasso spesso è negli amari. Non è solo una piccola gelateria che permette di ripagare tuto l’investimento. Avevo calcolato anni per rientrare, un piano ben organizzato. Ma la pandemia e le norme hanno cambiato tutto. Così non posso farcela”.

Si avvicina la madre, lo abbraccia. Lei lo aiuta, come e quando può, visto che ha un suo lavoro. “E per fortuna che in famiglia c’è chi lavora. Il sogno era far crescere l’attività, magari aprire un altro negozio, del resto da Ancona a San Benedetto sono l’unico ‘Crema e ciocccolato’, poterci lavorare con mio marito, che fa il barista. Ma niente, son qui che cerco di risvegliarmi dall’incubo”.

Quello che lamenta è il disinteresse dello Stato e della Regione: “Lasciato solo. E come me tanti altri. Non ci sono aiuti veri e anche i prestiti dalle banche richiedono forti garanzie. Quello che sono riuscito ad avere mi ha coperto metà della richiesta e solo perché mia madre ha garantito per me. Ma è possibile a 36 anni? Non si può considerare una nuova attività come la mia con una che ha anni alle spalle e quindi una solidità maggiore”.

Chi apre investe, spende e per forza si indebita. “Ma è un debito legato a un piano di sviluppo. Qui, invece, rivogliono tutti subito. L’affitto lo sto pagando regolarmente, i fornitori quasi, ma le bollette sono qualcosa di ingestibile. Ma il Governo questo non lo sapeva?” prosegue. È stanco, non dorme da giorni, quella bolletta sul tavolo lo accompagna minuto dopo minuto. “Mi staccheranno la luce? Sarebbe la fine. Tanto se mi chiudono è un disastro comunque”.

Pronto alla guerra rispettando le regole, ma una cosa già la sa: servizio solo al tavolo e addio agli amari dopo mezzanotte. “Così è durissima, dopo una estate con pochi turisti e la gente che ha paura, come farò? Non voglio chiudere, non voglio chiudere, ma…” conclude pria di alzarsi e tornare al caffè, è entrato un cliente, sono le 1730, problemi non ce ne sono, almeno fino a oggi.

Raffaele Vitali

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