
PORTO SAN GIORGIO – Quattro ore di tensione in un cantiere edile a due passi dal mare, a Porto San Giorgio. Due operai sono saliti sulla sommità di una gru per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi. Una forma estrema di protesta che richiama quanto accaduto nei giorni scorsi a Tolentino, dove altri lavoratori avevano adottato la stessa iniziativa. Un messaggio chiaro, dunque: "Non ci pagano, vogliamo i nostri soldi".

La vicenda, però, non riguarda direttamente il cantiere sangiorgese. I due operai, dipendenti di una ditta subappaltatrice, non lavoravano in quell'area da diversi mesi. Hanno scelto quel luogo proprio perché lo conoscevano bene e sapevano come raggiungere la gru, riuscendo a eludere i controlli e ad arrivare in cima.
La loro situazione sarebbe legata a diverse mensilità non corrisposte peer lavori in diversi cantieri. Da qui la decisione di richiamare l'attenzione sulla propria condizione attraverso un gesto che ha immediatamente fatto scattare la macchina dei soccorsi e delle verifiche.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri, i tecnici dell'Asl e dell'Ispettorato del lavoro, oltre al sindaco Valerio Vesprini, in stretto contatto con la prefettura. Presenti anche i responsabili del cantiere e i proprietari dell'area. Tutti hanno cercato di avviare un dialogo con i due lavoratori saliti sula gru e i due rimasti a terra per convincerli a interrompere la protesta.
Gli operai erano saliti sulla gru intorno alle 9.15. La situazione si è sbloccata poco dopo le 13, quando sono finalmente scesi, ponendo fine a quattro ore di apprensione.
L'episodio riporta al centro il problema dei mancati pagamenti nel settore edile e delle condizioni dei lavoratori impiegati attraverso il sistema dei subappalti. Una vicenda che assume un significato ancora più delicato a dieci anni dal terremoto, in una fase in cui il comparto della ricostruzione continua a essere sotto i riflettori, anche per le recenti inchieste giudiziarie.
In questo caso, tuttavia, non c'è alcun collegamento con le indagini sulla ricostruzione post sisma: il cantiere interessato è privato e non ha nulla a che vedere con l’inchiesta, anzi, il titolare ha regolarmente pagato la ditta appaltatrice, mentre no sarebbero poi arrivare risorse ala subappaltatrice. La scelta è ricaduta su quel luogo per ragioni pratiche, legate alla conoscenza dell'area da parte dei due operai.
Resta la preoccupazione per una modalità di protesta che espone chi la mette in atto a rischi evidenti. Dopo quanto accaduto a Tolentino, anche Porto San Giorgio si è trovata a fare i conti con due lavoratori costretti, nella loro percezione, a un gesto disperato per chiedere quanto spettava loro. Il timore, ora, è che episodi simili possano ripetersi, trasformando la salita su una gru in una forma ricorrente di protesta. Con conseguente impegno di personale a terra.
