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Pitti incorona il modello Doucal's. Giannini: "Si può crescere senza perdere identità. Il Made in Italy resta decisivo"

18 Giugno 2026

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO/FIRENZE - Premio Pitti Immagine Uomo 2026, mercati internazionali, sostenibilità, passaggio generazionale e futuro della manifattura. Intervista a Gianni Giannini, ceo e direttore creativo di Doucal’s, azienda di Montegranaro.

Giannini, che significato ha per lei il Premio Pitti Immagine Uomo 2026?

“È un riconoscimento che ci rende particolarmente orgogliosi. Siamo la seconda azienda non appartenente al settore dell’abbigliamento a riceverlo da quando il premio è stato istituito. Da quello che ci è stato spiegato, Pitti ha analizzato il percorso dei brand al di là delle dimensioni aziendali e ha individuato in Doucal’s una realtà che ha saputo crescere mantenendo coerenza e identità. In un settore che cambia rapidamente, essere premiati per la coerenza del proprio percorso ha un valore speciale. Significa che è possibile crescere mantenendo una visione chiara, fondata sulla qualità, sulla cultura manifatturiera e sul rispetto delle persone”.

Quali sono stati gli elementi che hanno portato a questo risultato?

“Probabilmente la nostra storia. Doucal’s nasce nel 1973 a Montegranaro grazie a mio padre Mario Giannini. Successivamente io e mio fratello Jerry abbiamo raccolto il testimone portando avanti un percorso di crescita costante. Oggi siamo presenti in circa 60 Paesi, oltre mille punti vendita, collaboriamo con i principali department store internazionali, abbiamo cinque boutique monomarca e ogni stagione proponiamo centinaia di nuovi modelli. Tutto questo senza inseguire le mode del momento, ma costruendo nel tempo un’identità riconoscibile”.

Qual è il Dna del marchio?

“Cerchiamo di unire il savoir-faire italiano a una certa eleganza di ispirazione britannica. È un equilibrio che ci caratterizza e che ci ha consentito di distinguerci sui mercati internazionali”.

Siamo a metà del 2026. Come sta andando l’azienda?

“Anche quest’anno registriamo una crescita. Non parliamo di numeri straordinari, ma di un incremento che considero importante nel contesto globale. Oggi il mercato è complesso e molto sfidante, quindi ogni passo avanti assume un valore significativo”.

Ci sono mercati che stanno trainando maggiormente?

“Ormai lavoriamo su tutti i mercati. Fino a qualche anno fa era possibile costruire strategie mirate su un singolo Paese, oggi il mondo cambia troppo velocemente. Gli eventi geopolitici e le dinamiche economiche possono modificare gli scenari nel giro di poco tempo. La vera sfida è avere un’organizzazione capace di leggere questi cambiamenti e adattarsi rapidamente”.

L’India è uno dei mercati da osservare?

“Sicuramente. Non abbiamo ancora sviluppato collaborazioni importanti direttamente sul territorio, ma stiamo osservando con attenzione la crescita della domanda. In realtà incontriamo già molti consumatori e operatori indiani nei grandi hub internazionali del lusso, da Parigi a Dubai. È un fenomeno che sta aumentando e che rappresenta una grande opportunità per il futuro”.

Quanto conta oggi investire in comunicazione e marketing?

“Comunicazione, immagine e marketing sono fattori essenziali. Un buon prodotto da solo non basta più, perché di validi ce ne sono tanti. Bisogna avere idee, saper costruire relazioni, sviluppare contatti e inserirsi nei contesti giusti. È un lavoro che richiede investimenti continui”.

In questo scenario il Made in Italy mantiene la sua forza?

“Assolutamente sì. L’italianità resta un elemento fondamentale, soprattutto nelle fasce alte del mercato. È un valore che continua a essere riconosciuto e apprezzato e che giustifica determinati posizionamenti. Per chi opera nel lusso e nella fascia premium rimane un patrimonio decisivo”.

Parlate molto di “Made With Kindness”. Cosa significa concretamente?

“È il nostro modo di interpretare la manifattura contemporanea. Significa trovare un equilibrio tra innovazione, cultura del prodotto e responsabilità. Vuol dire lavorare sulla tracciabilità dei materiali, sulla riduzione degli sprechi, sulla tutela delle competenze artigianali e sull’attenzione alle persone. Sono aspetti che consideriamo parte integrante della qualità del prodotto”.

Quanto conta il legame con il territorio marchigiano?

“Crediamo nel valore della filiera e nelle competenze che il nostro territorio continua a esprimere. Essere un marchio internazionale non significa allontanarsi dalle proprie radici, ma valorizzarle. È proprio la forza della cultura manifatturiera marchigiana che ci permette di essere competitivi nel mondo”.

Anche tra i negozianti si sta vivendo un passaggio generazionale. Lo state riscontrando?

“I giovani portano entusiasmo, energia e nuove idee, ma hanno bisogno di tempo per acquisire esperienza e conoscenza del settore. È una trasformazione naturale che va accompagnata”.

C’è chi sostiene che le nuove generazioni abbiano più difficoltà a vendere prodotti in pelle e cuoio. È così?

“Credo sia soprattutto una questione di formazione e cultura del prodotto. Chi entra oggi nel settore deve imparare a conoscere materiali che hanno una storia e un valore importanti. Servono competenze, ma anche passione. Se si riesce a trasmettere tutto questo, non vedo particolari ostacoli”.

Che cosa rappresenta oggi Doucal’s nel panorama della moda italiana?

“Vorremmo essere considerati un esempio di impresa che cresce senza perdere la propria identità. Un’azienda che continua a investire nella qualità, nella manifattura, nelle persone e nel territorio, mantenendo però una visione internazionale. Credo che il premio ricevuto da Pitti riconosca proprio questo percorso”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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