
L’Associazione Gestori Piscine Pubbliche Marchigiane chiede alla Regione un Tavolo urgente con ANCI e Comuni proprietari degli impianti. Giorgio Bonfigli, direttore di Q-bo Wellness: «Non parliamo solo di costi: in gioco c’è la continuità di servizi fondamentali per migliaia di cittadini».
Montegiorgio - Non di sola benzina vive l’uomo. Lo choc energetico torna a impattare, come nella fase iniziale del conflitto tra Russia e Ucraina, sul mondo delle piscine pubbliche. Ed è l’associazione marchigiana Gestori piscine pubbliche a lanciare l’allarme, con tanto di numeri che fotografano l’aumento dei costi energetici.
“Tra settembre 2025 e settembre 2026, il prezzo medio dell’energia elettrica (PUN) è passato da 109,08 a 209,30 €/MWh, con un incremento del 91,9%, mentre il prezzo del gas metano (PSV) è aumentato di oltre il 125%, passando da 0,373 a 0,841 €/Smc” spiega Giorgio Bonfigli, direttore di Q-bo Wellness e rappresentante del comparto dei gestori natatori marchigiani.
L’associazione, che rappresenta 48 impianti natatori della regione gestiti da società sportive, operatori privati, federazioni e Unioni di Comuni, ha inviato una richiesta formale alla Regione Marche e ad ANCI Marche chiedendo la convocazione nelle prossime settimane di un tavolo regionale sul caro energia. Questo in piena sintonia con Congepi, la Confederazione Nazionale Gestori Piscine, di cui l’associazione marchigiana fa parte.
“Parliamo di consumi che non possono essere semplicemente eliminati o ridotti oltre una certa soglia. L’acqua deve essere filtrata e trattata continuamente, le vasche devono essere riscaldate e gli ambienti devono essere mantenuti a una temperatura adeguata. Sono costi strutturali della gestione, non spese accessorie” prosegue Bonfigli.
La questione non è nuova. Interventi efficaci erano stati effettuati nel 2022, oggi i gestori chiedono nuovi interventi. Da pianificare insieme, consapevoli che la regione conosce la questione, già sollevata in un incontro nel marzo del 2025.
“Il rischio, altrimenti, è che – riprende Bonfigli – non solo crolla la redditività degli impianti, a venire messa a rischio è la stessa apertura delle strutture. Non va dimenticato che, quando parliamo di piscine non stiamo parlando semplicemente di impianti sportivi. Ogni giorno nelle nostre strutture entrano bambini che imparano a nuotare, famiglie, anziani, persone con disabilità, utenti che svolgono attività riabilitative e persone che praticano attività motoria per prendersi cura della propria salute”.
Senza dimenticare i percorsi di formazione per garantire la sicurezza dei bagnanti. “Se chiude una piscina, oltre al danno economico per il gestore c’è la perdita di un presidio sociale, che ha funzioni sanitarie e sportive. Se la politica comprende questo, la gravità della situazione diventa evidente”.
La richiesta di confronto è ora sul tavolo di regione e Anci, partendo magari dalle richieste nazionali avanzate da Congepi: Iva agevolata al 5% su gas ed energia elettrica per gli impianti sportivi natatori, azzeramento temporaneo degli oneri di sistema e credito d’imposta sugli extra-costi energetici.
r.vit.
