
FERMO - Presidente Pieragostini, il contesto internazionale continua a essere complesso. Come stanno reagendo le imprese del territorio?
"I dati raccontano una verità: l'export della nostra regione e del nostro distretto resiste – anche se cala - nonostante un quadro internazionale molto preoccupante. Il merito è degli imprenditori e delle maestranze, che continuano a realizzare prodotti che il mondo desidera e che non è in grado di riprodurre. Vale per la moda, ma anche per altri comparti come la meccanica e l'agroalimentare, che nel Fermano stanno crescendo e consolidandosi anno dopo anno”.
Quali sono oggi le principali preoccupazioni per il sistema produttivo?
"Viviamo una fase caratterizzata da tensioni commerciali, dai dazi degli Stati Uniti e dai rischi geopolitici in Medio Oriente. Tutto questo si riflette sui prezzi dell'energia, sui costi dei trasporti e, inevitabilmente, sulla propensione delle persone ad acquistare. Quando ci confrontiamo tra imprenditori, è proprio il contesto macroeconomico quello che spaventa di più, perché incide direttamente sul sentiment dei compratori”.
A questo si aggiungono anche le difficoltà legate alle materie prime?
"Certamente. Registriamo ritardi nelle consegne delle materie prime e un conseguente aumento dei costi di produzione. Costi che diventa sempre più difficile non trasferire, almeno in parte, sui clienti”.
In questo scenario quanto pesa il tema delle infrastrutture?
"Un territorio come il nostro è particolarmente esposto perché sconta un gap infrastrutturale importante. Per questo considero molto positiva la scelta di Volotea di aprire una base operativa nelle Marche: significa che chi ci osserva dall'esterno vede un potenziale che noi, troppo spesso, dimentichiamo. In un contesto internazionale così instabile non possiamo permetterci di concedere ai nostri concorrenti anche un vantaggio sul piano della logistica”.
Lei insiste molto sul ruolo dell'aeroporto delle Marche. Perché?
"Perché avere un aeroporto ben connesso è essenziale per la competitività delle imprese. Dai dati presentati durante il piano di investimenti di Volotea emerge che le Marche sono ancora un territorio di outgoing: l'aeroporto viene utilizzato soprattutto per partire e molto meno per arrivare. È un dato sul quale dobbiamo riflettere”.
Quali collegamenti ritiene prioritari?
"I nostri distretti, che stanno evolvendo verso vere filiere produttive, aspettano da tempo collegamenti con il Nord Europa, un mercato strategico per numerosi settori. Allo stesso modo sarebbe importante rafforzare i collegamenti con la Germania”.
Il collegamento con un grande hub internazionale può rappresentare una svolta?
"Assolutamente sì. Il Ceo di Ancona Airport, Giorgio Buffa, ha dato un'impronta importante alla gestione e ha spiegato di stare lavorando per collegare Ancona a un grande hub internazionale. Le imprese attendono con fiducia questo risultato: un collegamento con Francoforte rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti verso un futuro che le Marche non possono continuare ad aspettare. Così come sarà importante il collegamento con Napoli previsto dalla continuità territoriale, che presto andrà a gara (è interessata anche Volotea, ndr)”.
Qual è quindi il messaggio che vuole lanciare alle istituzioni?
"La crescita dell'aeroporto e dei suoi servizi non è più rinviabile. Soprattutto se consideriamo i tempi ancora lunghi per l'alta velocità ferroviaria, quelli indefiniti della terza corsia dell'A14 e la necessità di realizzare infrastrutture come la Mezzina, che sarebbe strategica per almeno tre province e completerebbe il rafforzamento della viabilità avviato con la Pedemontana, il cui percorso invece sta procedendo nei tempi previsti. Le imprese hanno bisogno di connessioni efficienti per continuare a competere sui mercati internazionali”.
