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Pesca, tensioni in porto tra tessere e risorse. I vongolari: vogliamo entrare nell'associazione Armatori. Neppure ci rispondono

25 Settembre 2026

PORTO SAN GIORGIO – La vendita della storica sede dell’Associazione Sangiorgese Armatori Motopescherecci, in piazza Beni, la destinazione delle somme incassate e la mancata accettazione di nuovi soci riaccendono il confronto sul futuro dell’associazione. E della pesca sangiorgese.

A sollevare la questione è Gerardo Fragoletti, presidente del Co.Vo.Pi., il Consorzio vongolari del Piceno, affiancato da Pino ‘del Faro’ Silenzi e dall’armatore dello Ziganà, oggi unico peschereccio sangiorgese rimasto in porto.

Al centro della contestazione ci sono innanzitutto le richieste di adesione presentate dalle vongolare, rimaste, secondo Fragoletti, senza risposta. "Non ci vogliono fare entrare" protesta, ricostruendo una vicenda che parte da circa due anni e mezzo fa, quando ha presentato una prima domanda di adesione. Un nuovo tentativo il 23 giugno, questa volta via raccomandata di cui ha la ricevuta in mano, quando una decina di vongolare ha formalizzato nuovamente la richiesta direttamente al presidente. "Non abbiamo avuto nessuna risposta" ribadisce Fragoletti.

La questione si intreccia con la riduzione dell’associazione a causa della progressiva riduzione della flotta. Negli anni, infatti, sono venuti meno diversi pescherecci e oggi, secondo quanto sostenuto dai tre, sarebbero rimasti soltanto quattro armatori associati, con due imbarcazioni ormai demolite e lo Ziganà come unico peschereccio operativo a Porto San Giorgio fuori dagli Armatori.

Fragoletti ricostruisce anche la vicenda economica che avrebbe portato alla vendita della sede. Quando venne meno la cooperativa che affiancava l’Associazione Armatori, alla quale partecipavano vongolare, piccola pesca e strascico, emerse una situazione debitoria legata soprattutto al gasolio. Le ipotesi erano due: ripianare il debito attraverso un contributo degli armatori oppure vendere l’immobile di piazza Beni, considerato ormai fatiscente e non più adeguato alle esigenze della pesca.

L’idea iniziale era quella di vendere la sede, ripianare i debiti e utilizzare le risorse residue per realizzare una nuova struttura, con uno spazio per la casa delle vongole e un laboratorio per la lavorazione e lo sfilettamento del pesce. Il progetto, però, non è mai decollato.

La vendita dell’immobile, prima della pandemia, avrebbe fruttato mezzo milione di euro. Una parte, 200mila euro, utilizzata per sanare la situazione debitoria legata al gasolio. La restante parte doveva andare a progetti di rilancio della pesca, di supporto a chi ancora esce in mare tra mille peripezie.

Pino Silenzi, figlio di uno dei fondatori, al tempo alla guida dell’associazione di cui deteneva anche il controllo dei conti bancari, se ne era andato auspicando una ritrovata unione tra le varie componenti. “Del resto – ribadisce – non c’è differenza tra chi ha un peschereccio (MP-moto peschereccio) e chi una vongolara (MB-moto barca). Era un percorso naturale”.

Come lo sarebbe stato il rilancio dell’associazione con la sede acquistata dal Marina, uno spazio abbandonato vicino al Pic Pesca in cui realizzare locali e magazzini. La chiosa, che diventa un messaggio anche all'amministrazione comunale, vuole però essere costruttiva: “Noi vorremmo entrare nell’associazione, ridargli una effettiva funzionalità e rappresentanza. Ma prima devono accoglierci”.

redazione@laprovinciadifermo.com

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