
FERMO – Il tema affrontato durante l’incontro voluto da Roberto Cardinali, presidente uscente di Confindustria Marche, è, insieme con la formazione, uno de più attuali: il coraggio di cambiare.
Il contenuto si può declinare in tante maniere, ma non si può evitare la sfida, che si parli della propria azienda o dell’associazione di categoria. “Cambiare – ha sottolineato Cardinali dando il benvenuto al ministro Adolfo Urso e al numero 1 di Confindustria, Orsini - è una necessità: cambiano gli equilibri geopolitici, i mercati, le catene del valore. Cambiano le tecnologie. E cambia soprattutto il contesto nel quale le nostre imprese sono chiamate a competere. Una regione fortemente manifatturiera ed esportatrice come la nostra non può limitarsi a difendere ciò che ha costruito. Serve crescere dimensionalmente, nelle competenze, nell’organizzazione, nella capacità d’investire e nella presenza internazionale”.
Cardinali torna con il pensiero a un anno fa, quando provò a dettare una linea di azione puntando su alcuni punti cardine: crescita, attrattività per investimenti, talenti e nuove filiere, sviluppo equilibrato e sostenibile”.
Un anno dopo, però, si parla ancora di imprese da accompagnare in percorsi di aggregazione e nuovi sistemi aziendali. “Dobbiamo trasformare la nostra storia manifatturiera in tecnologia e nuovo valore. Le medie imprese del territorio dimostrano che sappiamo competere con i migliori sistemi industriali europei, questa è la strada” ha ribadito.
Ad ascoltare anche la direttrice di Intesa San Paolo, Alessandra Florio, che ha promesso suppor-ti: “Nei primi otto mesi di quest’anno, abbiamo erogato alle PMI delle Marche 700 milioni di euro di nuovi finanziamenti a medio lungo termine, che raggiungono quota 1,1 miliardi comprendendo famiglie e privati”.
Il ministro Urso, prima di lasciare la parola a Emanuele Orsini, ha rilanciato su alcuni punti: “Negli ultimi anni nel mondo hanno prevalso i conflitti e si è destrutturata la globalizzazione. C’è chi prevedeva un collasso dell’economia italiana per le politiche protezionistiche americane, invece l’export è aumentato, sia in generale sia verso gli Usa. Crescono anche gli investi-menti esteri in Italia e sulla borsa italiana. In un mondo dominato da paura e incertezza Italia cresce nel mondo e mondo cresce in Italia. Questo accade perché il nostro sistema produttivo è più resiliente e diversificato degli altri”.

Un sistema su cui il governatore Francesco Acquaorli crede: “La Zes rappresenta un'opportunità importante, così come è importante l'attenzione del Ministro Urso e del Governo in ogni occasione, dalla ricostruzione post sisma alle vertenze industriali e nel potenziare infrastrutture e aeroporto. Oggi dobbiamo guardare avanti: il nostro sistema deve continuare a innovare, a guardare ai mercati esteri e allo sviluppo”.
Per farlo, Orsini ha le idee chiare e anche un ‘primo’ colpevole: “L’Europa non ha nessuna politica industriale. C’è invece bisogno di lavorare affinché le catene del valore della produzione restino in Europa e che non diventiamo dipendenti dalla catena di valore cinese. Per farlo serve fare debito pubblico. Noi diciamo che serve salvaguardare l’industria anche a rischio di fare in-frazione delle normative europee. Oggi vediamo che la mancanza di produttività si registra in particolare sulle piccole e micro imprese. Abbiamo chiesto al Governo agevolazioni fiscali per chi si aggrega per migliorare efficienza e produttività”.
Per il presidente nazionale di Confindustria, se si vogliono tenere i giovani in Italia “bisogna garantire lo stesso stipendio netto di un ragazzo che lavora o entra in un'azienda artigiana a quello di chi lavora in un'azienda industriale meccanica. Mentre c’è un gap del 34%. Dobbiamo parlare di equità di salari, perché è un tema di contribuzione e quindi di far crescere il Paese”.
Inevitabile un passaggio sui progetti di fusione, a cominciare da quello tra Ancona, Macerata e Fermo: “Quando ci si mette insieme è sempre generare un valore. Io quando mi sono candidato nel 2024 mi candidai con l'unità come prima parola. Io credo che riuscire a fare unità, se ci sono le motivazioni e la condivisione di intenti, sia positivo”. Battuta finale per Acquaroli: “Avere un interlocutore forte per noi è importante, così come credo lo sia anche per Confindustria, però ci sono dinamiche che noi rispettiamo e chiaramente rispettiamo l'autonomia degli industriali. Non voglio entrare nelle dinamiche che non sono proprie della politica”.
