
PORTO SANT’ELPIDIO – Nove donne, nove storie di malattia e rinascita. La mostra "Infinitae femminile singolare plurale" racconta, attraverso gli scatti dei fotografi del Fotocineclub, il percorso delle componenti dell’associazione Infinitae, nata per sostenere le donne che hanno affrontato un tumore al seno, soprattutto nel delicato ritorno alla vita dopo le cure oncologiche.
"Entriamo in azione quando si torna alla vita, dopo le cure" spiega Emanuela Astolfi, giornalista e tra le socie fondatrici delle Infinitae. Per ciascuna protagonista, un fotografo ha costruito un racconto intimo, capace di andare oltre le cicatrici visibili per cogliere emozioni, fragilità e forza interiore.
La mostra, inserita nel cartellone delle iniziative per il patrono grazie a Mirco Catini, presidente di San Crispino Eventi, ha ricevuto il convinto sostegno dell’amministrazione comunale. Che è da sempre vicina al team che ogni domenica mattina mette in acqua il dragone e pagaia al ritmo del tamburo, traformando il ritmo sportivo in battiti di speranza.
"Volevamo ospitare queste fotografie e fare in modo che le vostre storie entrassero nelle case degli elpidiensi. Il Gigli è un luogo storico, ma anche la biblioteca dove entrano i nostri giovani, e le vostre storie sono al posto giusto. Bravi i fotografi, capaci di rappresentare non soltanto corpi e gesti, ma di catturare l’anima di ogni donna" sottolinea il sindaco Massimiliano Ciarpella.
"Da ogni evento negativo può nascere una nuova bellezza. Ce lo insegna l’arte giapponese, ce lo insegnate voi con la vostra capacità di fare squadra. E, nel farlo, trasmettete messaggi di prevenzione, cura e supporto" aggiunge salutando le varie autorità, dalla consigliera regionale Milena Sebastiani al vicepresidente della Provincia Giorgio Marcotulli, passando per la sua Giunta con Torresi, Farina e Traini. "L’obiettivo è trasformare le esperienze individuali in un messaggio collettivo di speranza e consapevolezza" aggiunge.



Il ricordo di Fabrizio Ferracuti
Per Luigi Iacone, la presentazione segna il debutto pubblico da presidente del Fotocineclub, dopo la scomparsa di Fabrizio Ferracuti. "Ho preso il posto di Fabrizio, che amava la fotografia e ha sempre portato avanti il club con il suo impegno. Spero di esserne degno".
L’idea della mostra è nata da due fotografi che hanno contattato le Infinitae con il desiderio di raccontare non tanto le cicatrici, quanto le emozioni vissute durante la malattia e la ripresa. Un progetto durato un anno, fatto di incontri e condivisione. "Non è stato facile entrare nelle loro case, nei sentimenti e nelle emozioni. Ci hanno fatto rivivere il dolore, ma anche la gioia" ricorda Iannacone.
Le Infinitae hanno dedicato a Ferracuti una lettera, letta da Lorella Sollini, una delle componenti del gruppo. "Abbiamo percorso un tratto di strada insieme. Lo abbiamo conosciuto attraverso questa mostra, che racconta nove donne diverse, unite dal tumore al seno, dalla rinascita e dalla volontà di mostrare la luce che può nascere anche dalle cicatrici".
Le fotografie restituiscono l’autenticità delle protagoniste, nel segno della convinzione di Ferracuti che l’immagine potesse parlare all’anima, andando oltre la ricerca dello scatto esteticamente bello.
Il ricordo torna all’inaugurazione di Fermo, frutto di mesi di lavoro e idee condivise. Pochi giorni prima della scomparsa, Ferracuti aveva incontrato le donne per progettare una nuova esposizione. "Amava collettivizzare il lavoro. E ci è riuscito" racconta Lorella.
"Noi facciamo parte di qualcosa di speciale. E farne parte rende speciali" è il mantra che accompagna le Dragonesse e le donne impegnate a superare il momento più difficile.
La capitana
Tra le protagoniste c’è Monia Polini, per la quale la mostra ha un significato particolare. "A Fermo l’abbiamo inaugurata, ma per noi Infinitae, Porto Sant’Elpidio è casa: qui ci alleniamo, ci incontriamo e siamo state accolte con disponibilità e umanità".
La partecipazione era nata dal desiderio di condividere una nuova esperienza con le ‘sorelle’ dell’associazione, ma gli scatti si sono rivelati anche un confronto con il proprio passato.
"Ogni scatto mi ha fatto rivivere qualcosa che volevo dimenticare. Soprattutto, mi ha messo di fronte alla parte più subdola del dolore: quella che non si vede, che non fa rumore e che resta dentro, mentre da fuori sembra andare tutto bene".
Un percorso doloroso, ma capace di far emergere una nuova consapevolezza. "Il mio corpo ha delle cicatrici, che ci sono e non si nascondono. Ma lo stesso corpo mi ha dato la forza di ripartire, facendo emergere la Monia che sono oggi, quella che sa andare avanti".
Il suo augurio è che ogni donna alle prese con una malattia o una difficoltà “possa incontrare un progetto come quello delle Infinitae, capace di offrire amicizia, sostegno e nuove prospettive”.




Prevenzione e sport
“Per ciascuna donna - riprende Astolfi - il fotografo è stato sorteggiato, dando vita a nove incontri e altrettanti racconti personali”. In assenza della presidente Rachele Zeppilli, le conclusioni sono affidate alla vice Eleonora Ciaralli, che ringrazia i Marinai d’Italia per il sostegno alle attività dell’associazione e ha abbracciato la vedova di Ferracuti donandole una stellina, simbolo di quell’infinito che è proprio del cielo.
La mostra è visitabile tutti i giorni, la settimana culminerà con due appuntamenti: sabato 17 con l’allenamento condiviso con dragonesse da tutta Italia e domenica 18 ottobre con il convegno "Donne in rosa e medaglie azzurre", dedicato alla valenza terapeutica dello sport. Interverranno medici, l’allenatore della nazionale di dragon boat e donne provenienti da altre realtà italiane, che porteranno le proprie testimonianze.
Un’occasione, al Gigli dalle 1030, per parlare di prevenzione e screening, ma anche del ruolo della comunità nella tutela della salute. Perché, come ricordano le Infinitae, nessun percorso di rinascita dovrebbe essere affrontato da sole.
