
FERMO – Creare una nuova classe dirigente, magari con i figli degli attuali titolari delle imprese, è la grande sfida delle Marche, regione in cui il 95,2% delle società di capitali è a conduzione familiare.
“Il futuro delle imprese non si improvvisa: si prepara insieme, per questo stiamo rafforzando le connessioni tra imprese, professionisti e sistema finanziario” sottolinea Diego Mingarelli, presidente di Confindustria Ancona.
L’aquilotto dorico ha organizzato l’incontro dedicato alla transizione generazionale, partendo dai dati dell’Osservatorio regionale sulle imprese familiari, frutto del lavoro dell’università politecnica.
I numeri
Le imprese a controllo familiare sono 27.997 imprese, danno lavoro a 193mila addetti e generano un fatturato di 48 miliardi. Chi le guida? Il 42,5% dei leader ha almeno 60 anni. Da qui la domanda che l’incontro portava con sé, come garantire la continuità e soprattutto come preparare l’erede? La prima risposta è nel cercare di creare un affiancamento generazionale, lavorando su una delega progressiva delle responsabilità e una governance più moderna e strutturata.
Un atro dato che fa riflettere è che l'87,6% delle imprese familiari è alla prima generazione, il 10,9% è alla seconda, solo l’1.5% alla terza appena l'1,5% alla terza. Guardando al passaggio generazionale, il 10% è andato in porto nelle aziende con meno di dieci dipendenti, mentre diventa del 57% nelle imprese con più di 250 addetti. A conferma della difficoltà degli artigiani nel ‘lasciare il passo’.
La governance
“Non ci siamo fermati alle grandi imprese: abbiamo analizzato tutte le 29.368 società di capitali marchigiane, con dieci anni di bilanci, assetti proprietari e cariche, e gli algoritmi semantici per analizzare i siti aziendali e ricostruire storie che i registri non vedono. Poi siamo entrati nelle aziende, intervistando genitori e figli. I numeri dicono quante imprese affrontano la transizione generazionale; le persone ci hanno spiegato come si supera: portando in impresa innovazione e competenze nuove” è il sunto del lungo lavoro portato avanti da Alessandro Cinti (nella foto con Mingarelli), docente di Modelli di Business e Strategie di Marketing e ricercatore presso il Dipartimento di Management dell’Università Politecnica delle Marche, insieme con la direttrice Maria Serena Chiucchi.
L'età media dei leader è un problema, come lo è il fatto che nel 70,8% delle imprese è presente un unico amministratore. Questo comporta dei rischi, tanto che c’è un indice preciso nel report che parla di 4.313 imprese, per 22mila dipendenti, aa rischio successione. Solo 2.399 aziende (8,4% del totale) vedono convivere due generazioni nel board, percentuale che diventa del 25%in quelle che hanno almeno 50 dipendenti.
L’obiettivo
“Le imprese familiari rappresentano una delle principali ricchezze economiche e sociali delle Marche. Per questo dobbiamo ricordarci che – riprende Mingarelli – dobbiamo pianificare al meglio ogni passaggio”. Ci crede Giacomo Bugaro, assessore regionale allo Sviluppo economico: “Affiancare le imprese familiari nella transizione generazionale è una priorità della politica industriale della Regione Marche. ne va della competitività dell'intero sistema produttivo”.
Avviato nel 2025 da Confindustria Ancona con Univpm e Aidaf, l’associazione italiana delle imprese familiari, con il supporto di Azimut capital management Sgr, Deloitte & Touche, e Aon, l’Osservatorio ha chiuso la ricerca con un messaggio chiaro: “Le aziende hanno la necessità di trasformare la transizione generazionale in un percorso pianificato, attraverso l’affiancamento tra generazioni, la delega progressiva delle responsabilità e una governance più moderna e strutturata, per assicurare continuità e sviluppo nel tempo”.
r.vit.
