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Milano devastante, la Coppa Italia è sua. Pesaro, c'è del buono anche quando si perde

14 Febbraio 2021

di Raffaele Vitali

MILANO – Da un lato il dato sportivo, Milano vince passeggiando su Pesaro (87-59), dall’altro quello storico, Pesaro è tornata a disputare una finale di Coppa Italia.

Se ci si ferma al primo lato del pallone, c’è poco da raccontare della finale. La partita dura 9minuti e 30 secondi, quelli in cui Pesaro non realizza il canestro del -2 e subisce il contropiede che vale il -6 sulla sirena. Al rientro in campo Milano piazza un 16-0 devastante, praticamente tutto di Gigi Datome. La partita è finita. L’illusione di tre canestri consecutivi della Carpegna Prosciutto serve solo ai commentatori per cercare di tenere i tifosi inchiodati davanti al televisore. Ma lo strapotere fisico e tecnico dell’Armani è irreale. Annche perché la squadra di Messina difende pure.

D'altronde, quando Repesa si gira verso la panchina, e nel secondo quarto si è dimenticato di farlo per troppi minuti, alla fine trova Zanotti e Tambone, Serpilli e un affaticato Delfino. Ettore Messina, invece, con un dito fa scendere in campo Rodríguez, il citato Datome e Biligha, considerando che tra i primi cinque ci sono americani di altissimo livello. Poteva forse durare un po’ di più la Vuelle, ma quando ti trovi a meno trenta e il coach mette dentro anche Serpilli, già si pensa alla cerimonia di premiazione.

Ma questo è solo un lato del pallone, l’altro è entusiasmante. È fatto di prestazioni balistiche incredibili di Robinson e compagni contro Sassari, ma anche di concentrazione e voglia di lottare per superare l’incostante talento di Brindisi. Un lato fatto di passione ritrovata a Pesaro, con i giovani appassionati che hanno finalmente scoperto il gusto della vittoria dopo anni di imbarazzanti stagioni chiuse al penultimo posto, quel minimo per non retrocedere.

Non è questa partita che Pesaro deve ricordarsi da martedì, quando tornerà in palestra dopo un meritato riposo mentale e fisico. Tre gare in tre giorni sono troppe per una squadra più corta delle altre e con il suo giocatore faro, Delfino, che ha 40 anni.

Ma anche perdendo di trenta punti si può riflettere su qualcosa di positivo. Come i primi minuti di Drell, che sta diventato un giocatore completo, che non si accontenta del tiro da tre punti ma penetra, concludendo anche di sinistra. O la prova di Cain, capace di chiudere in doppia doppia anche contro il pivot bonsai più forte d’Europa, Karl Hines.

Il campionato è lungo, c’è il posto tra le prime otto da difendere e consolidare. Dopo questa coppa Italia nessuno giocherà più a cuore leggero contro Repesa e Filipovity.

La Vuelle dovrà rimettersi ventre a terra e difendere, dimenticando i 115 punti contro Sassari. Questo è il basket, meraviglia un giorno, amara sconfitta dopo poche ore. In mezzo, tutto il buono di un gruppo arrivato come la Cenerentola e uscita da regina. Magari senza una scarpa, ma ancora con il vestito della festa.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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