
CHICAGO – Partire da un paesino in provincia di Pesaro, Frontone, e arrivare ai massimi livelli della ricerca nel campo dell’oncologia.
In ospedale con i pazienti e poi in laboratorio a fare ricerca, anche a costo di trascorrervi i propri week end liberi o le serate: ecco Michela Bartolini e Paolo Ciracì. “Per noi la ricerca in oncologia è una vera passione perché è ciò che può fare la differenza per migliaia di malati”.
Entrambi poco più di 30 anni, ricercatore all'Università di Pisa lui e all'Humanitas di Milano lei, sono i due vincitori italiani del prestigioso premio Conquer Cancer Foundation Merit Award al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), il maggiore congresso di oncologia a livello mondiale, che prende il via da domani a Chicago.
Fanno parte di una rosa di 134 premiati da tutto il mondo e lavorano in strutture ed università sul territorio nazionale. Bartolini è al suo secondo Merit Award: anche lo scorso anno è salita sul podio dell'Asco. I loro lavori sono stati giudicati di «elevato interesse ed innovatività» per le ricadute potenziali sui pazienti, guadagnandosi l'ambito riconoscimento.
“Il problema in Italia – ha spiegato all’Ansa Michela Bartolini - è che la ricerca non è abbastanza incentivata e si fa molta più fatica”. Partita da Frontone, vive a Milano ed è all'ultimo anno di specializzazione in Oncologia medica.
“Lavoro in ospedale ma non abbandono il laboratorio e la ricerca. Nel mio futuro conto di rimanere in Italia, è qui che voglio continuare il mio lavoro”. Lo studio coordinato da Michela, in collaborazione con la University of Southern California, ha focalizzato il ruolo del dna mitocondriale, il centro energetico della cellula, nell'evoluzione del tumore al colon retto.
“I pazienti con maggiore espressione di Dna mitocondriale sono quelli che rispondono meno all'immunoterapia. Questi risultati potranno avere in futuro un impatto importante sui malati. L'obiettivo è infatti arrivare alla messa a punto di un farmaco che possa bloccare tale dna, ma siamo ancora ad uno stadio precoce” ha concluso.
