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Micam, la speranza delle scarpe fermane. Gallucci: “50 aziende in fiera. Servono aiuti mirati, le imprese vanno ascoltate”

8 Settembre 2026


FERMO – Cinquanta calzaturifici del Fermano pronti a presentarsi al Micam Milano, in programma dal 13 al 15 settembre. Una presenza numericamente importante, la più consistente tra le rappresentanze territoriali, che racconta però soltanto una parte della storia. Dietro gli stand e le nuove collezioni c'è infatti un comparto chiamato a fare i conti con mercati internazionali instabili, export in rallentamento e consumi interni sostanzialmente fermi.

A pochi giorni dall'apertura della fiera, della situazione macro e locale ne parla Gianni Gallucci, presidente della sezione Calzature di Confindustria Fermo.

Gallucci, cinquanta calzaturifici a Milano, che valore dà alla presenza?

«È sicuramente un segnale di vitalità e, soprattutto, di coraggio. Le aziende continuano a investire nelle collezioni, nella ricerca, nelle fiere e nella conquista di nuovi clienti, nonostante il momento sia tutt'altro che semplice. Avere cinquanta imprese del territorio presenti al Micam significa che il sistema produttivo continua a credere nel proprio futuro. Ma sarebbe sbagliato leggere questo dato pensando che le difficoltà siano alle nostre spalle. La partecipazione alla fiera testimonia la volontà di reagire, non la fine della crisi».

Quali sono le principali difficoltà che un calzaturificio deve affrontare?

«La parola che probabilmente sintetizza meglio questo momento è instabilità. Le tensioni geopolitiche, l'incertezza sui dazi, le oscillazioni valutarie e la debolezza di alcuni mercati strategici rendono molto difficile programmare. E per un settore fortemente orientato all'export, programmare è fondamentale. Un'impresa deve decidere con anticipo dove investire, quali collezioni sviluppare e quali mercati presidiare. Oggi queste decisioni vengono prese in un contesto molto più imprevedibile rispetto al passato».

E poi c'è il problema della domanda interna.

«Non possiamo guardare soltanto ai mercati esteri. Anche il mercato italiano mostra segnali di debolezza. Nel 2025 gli acquisti delle famiglie sono rimasti sostanzialmente fermi: i volumi hanno registrato una variazione negativa dello 0,1%, mentre la spesa è cresciuta soltanto dello 0,5%. Questo significa che manca una spinta forte anche sul fronte dei consumi. Quando contemporaneamente rallentano alcuni mercati esteri e il mercato interno non riesce a compensare, le difficoltà aumentano».

I dati dell'export confermano questa fase complessa. Quanto preoccupa la situazione delle Marche?

«Molto, perché il distretto fermano-maceratese rappresenta praticamente il cuore dell'export calzaturiero regionale. Dalla sua tenuta dipendono una parte fondamentale dell'economia delle Marche, migliaia di posti di lavoro e la sopravvivenza di una filiera costruita nel corso di generazioni. Nel 2025 le esportazioni regionali di calzature e parti di calzature si sono attestate a 1,181 miliardi di euro, con una contrazione del 5,7% rispetto al 2024 e dell’8,1% rispetto al 2019”.


Quali sono oggi i mercati che destano le maggiori preoccupazioni?

«L’andamento dei singoli mercati conferma un quadro internazionale disomogeneo. Nel primo trimestre 2026, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, l’export in valore è diminuito del 10% verso la Germania, del 7,4% verso gli Stati Uniti, del 16,1% verso il Regno Unito, del 12,6% verso il Giappone e del 32,7% verso gli Emirati Arabi Uniti. E poi ci sono Russia e Ucraina, mercati chiave per il distretto, che hanno solo bisogno di ritrovare la pace. Ma è evidente che la normalizzazione di quelle aree sarebbe importante anche per ricostruire relazioni commerciali e opportunità per le nostre imprese».

In questo scenario, che cosa rappresenta il Micam?

«Molto più di una fiera. È uno dei luoghi nei quali si percepisce immediatamente il clima del mercato. Si incontrano clienti, buyer, operatori internazionali e si capisce quali sono le aspettative, quali mercati stanno reagendo e dove invece permangono le difficoltà. Per questo il Micam è anche un momento di ascolto. Le aziende arrivano con le loro collezioni, ma tornano anche con indicazioni importanti per comprendere l'andamento dei mercati».

Lunedì 14 settembre arriveranno in fiera il presidente della Regione Francesco Acquaroli, l'assessore Giacomo Bugaro e il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini. Che cosa vi aspettate da questa visita?

«Mi auguro soprattutto che sia un'occasione concreta per ascoltare gli imprenditori. Visitare gli stand e parlare direttamente con chi affronta ogni giorno i mercati permette di comprendere la situazione reale. È importante perché le prossime misure dovranno essere costruite sulla base di ciò che le imprese stanno realmente vivendo. In una fase così delicata non possiamo permetterci interventi generici o pensati senza un confronto diretto con il mondo produttivo».

Quali dovrebbero essere, secondo voi, le priorità?

«Le risorse devono essere concentrate su strumenti che le imprese possano realmente utilizzare e che producano risultati misurabili. Penso al sostegno all'internazionalizzazione e alla diversificazione dei mercati, al rafforzamento della partecipazione fieristica, all'accesso al credito e agli investimenti nell'innovazione. Ma c'è anche un altro tema fondamentale: la tutela delle competenze professionali. La forza della calzatura non è soltanto nel prodotto finale. È nelle conoscenze, nelle professionalità e nei mestieri che fanno parte della nostra filiera».

Quindi non state chiedendo interventi assistenziali?

«Assolutamente no. Non chiediamo misure assistenziali, ma politiche industriali costruite sulla realtà del comparto. La calzatura è uno dei pilastri della manifattura marchigiana e la nostra regione rappresenta una quota molto significativa dell'export nazionale del settore. Dobbiamo partire da qui per capire di che cosa stiamo parlando».

Il rischio, quando si guardano soltanto i numeri dell'export o del fatturato, è quello di non cogliere tutto ciò che c'è dietro questo settore?

«Esattamente. Noi non produciamo semplicemente fatturato. Produciamo occupazione, conoscenze, innovazione e identità. Dietro ogni azienda c'è una filiera fatta di persone e competenze che si sono costruite nel corso di generazioni. Difendere questo patrimonio significa difendere una parte importante dell'economia e della storia delle Marche. E sono convinto che chi entrerà al Micam, confrontandosi direttamente con le nostre aziende e con il mercato, potrà rendersene conto immediatamente».

Cerca di  vedere il bicchiere mezzo pieno?

«Il Micam sarà un banco di prova importante e ci dirà molto sulle prospettive dei prossimi mesi. Le imprese sono pronte a fare la loro parte. Ora è fondamentale che anche le istituzioni continuino ad ascoltarle e a costruire insieme strumenti capaci di accompagnare il settore in questa fase». 

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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