
MONTEGRANARO – Scarpe di cuoio, sneaker artigianali, il tutto all’interno dell’azienda con 15 dipendenti a Montegranaro e la collaborazione di una rete di artigiani all’interno del distretto fermano-maceratese.
Come sta cambiando il mercato della calzatura? Si parla molto di un ritorno al cuoio, ma voi siete stati anche tra i protagonisti della sneaker di alta gamma.
"Abbiamo iniziato questa inversione di tendenza già dalla scorsa stagione estiva. Abbiamo continuato a proporre il nostro concetto di sneaker, che però è sempre stato diverso dagli altri: una scarpa costruita con lavorazioni e materiali tipici della calzatura artigianale. Parallelamente abbiamo ampliato la proposta sul cuoio, perché crediamo che rappresenti l’essenza della scarpa. È il prodotto che tutti dovremmo tornare a comprare. Per questo abbiamo investito molto sulla collezione invernale, introducendo lavorazioni importanti, con costruzioni più robuste e autentiche, utilizzando materiali veri e non componenti plastici”.
Quindi il consumatore sta tornando a cercare questo tipo di prodotto?
"Stiamo assistendo a un cambiamento graduale. È vero che la sneaker continua a essere molto richiesta, soprattutto nelle collezioni estive, ma cresce l’interesse per scarpe che abbiano una costruzione più sofisticata e una qualità percepibile. Oggi il consumatore cerca comfort, ma anche autenticità”.
Negli ultimi anni la leggerezza è stata quasi un’ossessione del mercato. Voi invece proponete spesso calzature più strutturate.
"Per noi il tema non è la leggerezza a tutti i costi, ma la qualità. Utilizzando materiali importanti e costruzioni particolari riusciamo a garantire durata, flessibilità e comfort. Una scarpa leggera non è necessariamente una scarpa migliore. La vera differenza la fanno i materiali e il modo in cui il prodotto viene costruito”.
Una scarpa come la vostra deve essere raccontata. Com'è il rapporto con i negozianti in una fase di grande ricambio generazionale nel retail?
"Bisogna spiegare il prodotto e trasmetterne i valori. Non si tratta di insegnare qualcosa, ma di mostrare la qualità dei materiali e delle lavorazioni. Le nuove generazioni di dettaglianti sono spesso molto interessate a capire questi aspetti. Molti arrivano dal mondo delle sneaker e oggi si rendono conto che quel mercato è diventato estremamente affollato e spesso dominato dal marchio più che dalla qualità. Chi vuole distinguersi sta cercando una strada diversa”.
Quanto pesa oggi la sneaker nella vostra collezione?
"Fino a qualche anno fa il rapporto era circa 60% sneaker e 40% scarpa tradizionale. Oggi siamo più vicini a un 30% sneaker e 70% scarpa. Crediamo molto in questo riequilibrio”.
Eppure la sneaker resta un prodotto importante.
"Assolutamente. Quando tutti volevano le sneakers noi abbiamo interpretato il fenomeno a modo nostro. Continueranno a esserci, soprattutto nelle collezioni estive, ma la nostra sneaker è diversa: è fatta a mano, con materiali e costruzioni lontani dal classico prodotto industriale. Ha una storia e una personalità proprie”.
Vi muovete sempre nella fascia alta del mercato.
"Sì, parliamo di prezzi che si avvicinano ai 500 euro. Crediamo che oggi sia necessario puntare sulla qualità e soprattutto saperla spiegare."
Quali sono i mercati che stanno rispondendo meglio?
"Vediamo segnali interessanti in Cina, negli Stati Uniti e in diversi Paesi europei. In Italia il discorso è più complesso: spesso il consumatore continua a essere attratto dal logo e dal marchio famoso. All'estero, invece, trovi più facilmente clienti disposti a valutare il prodotto per quello che è realmente. Soprattutto tra i giovani”.
Come giudica il momento del mercato?
"Lo definirei stabile. Se il ritorno al cuoio continuerà, credo che potremo assistere a una ripresa interessante per tutto il comparto della calzatura artigianale. Non solo per Shoto, ma per tutti quei marchi che lavorano sulla qualità e sulla manifattura”.
Quanto conta il contributo delle grandi griffe in questo ritorno alla scarpa in cuoio?
"Conta molto. Alcuni grandi marchi, come Prada, hanno ricominciato a investire in questo tipo di prodotto. Quando le grandi firme tornano a valorizzare il cuoio, l'intero mercato ne beneficia. La sneaker non sparirà mai, ma credo che stia tornando l'interesse per una scarpa più costruita”.
Quanto è importante mostrare ai clienti il processo produttivo?
“Quando un negoziante o un buyer visita l'azienda e vede come nasce una scarpa, capisce immediatamente il valore del prodotto. Le foto e i video aiutano, ma vedere dal vivo il lavoro che c'è dietro fa tutta la differenza”.
Tra tante fiere possibili, perché ha scelto il Pitti Uomo?
"Una manifestazione importante perché permette di creare nuovi contatti e sviluppare relazioni. Tuttavia credo che dovrebbe tornare a valorizzare maggiormente il prodotto e la cultura manifatturiera italiana. È questo il vero patrimonio che può fare la differenza nel tempo”.
Quali sono le prospettive per il futuro?
"Dobbiamo continuare a investire sull'identità del prodotto e sulla qualità. Il mondo è cambiato e serve un approccio più dinamico, sia nella distribuzione sia nella comunicazione. Chi saprà raccontare bene la propria storia e il proprio saper fare avrà ancora grandi opportunità”.
