
MONSAMPIETRO MORICO – Lo magnà de ‘na ota torna puntuale ad animare l’entroterra fermano e la piccola Monsampietro Morico. Un’edizione speciale, perché festeggia i 25 anni l’associazione Le Scalette, organizzatrice della sagra. Per celebrare il momento, la collaborazione con Enrico Mazzaorni, chef stellato del Tiglio di Montemonaco. E soprattutto il taglio sociale che coinvolge ‘Il ponte’, l’associazione di Fermo che dà sostegno a oltre 600 persone, che si un pasto o un abito.
Il sindaco Andrea Claudi è soddisfatto, il paese vive e lui ci investe: “Tradizione e innovazione devono convivere, anche a tavola. Non a caso è stato scelto Enrico Mazzaroni, che porta avanti il territorio e lo sta guidando nel futuro”.
Per la piccola Monsampietro Morico si sono mossi l’assessore regionale Paolo Calciaro, la consigliera Milena Sebastinai e colleghi sindaci da Rotoni a Bascioni, da Montottone a Monteleone per arrivare a Santa Vittoria in Matenano. “Noi ci proiettiamo nel futuro” ribadisce il primo cittadino.
“Questo non è solo un momento conviviale, è identità, è vita per il piccolo borgo, è riportarlo al centro del territorio. Ho vissuto la vostra festa sempre con piacere. Qualcosa che non deve essere data per scontata” riprende Calcinaro che poi si rivolge ai protagonisti.
“Vedere qui Silvano Gallucci, che rappresenta Il Ponte, una realtà che ad agosto, magari, rischia di passare in ombra, è un valore aggiunto. Mentre, essendo una realtà territoriale che è il rifugio di chi vive un periodo di difficoltà. Per questo sono qui, con la mia delega al Sociale che porto avanti con impegno” ribadisce Calcinaro plaudendo a Claudi per la sua capacità aggregativa.
Elisa Monaldi, presidente Le Scalette, è emozionata quanto determinata: “Siamo partiti dalla scalinata della chiesa di San Francesco, da qui il nostro nome, nel 1999. Un gruppo unito dalla cucina contadina. Prima del Covid entra un direttivo di giovani che portano idee e impegno per farla crescere. Si era arrivati a 2mila persone in due serata. Poi la pandemia e nel 2022 la ripartenza, toccando le tremila persone. Da quel giorno, più piatti, più persone, più volontari, che sono quai 100, e una grande burocrazia”.
Un gruppo che unisce persone felici di rendere alte persone felici. “Grazie ai giovani del mio direttivo abbiamo deciso di dare ai piatti della sagra un nuovo stile, da qui la chiamata a chef Mazzaroni che il 12 settembre a Sant’Elpidio Morico cucinerà. Una cena in cui parte del ricavato andrà all’associazione Il Ponte, concretizzando così la frase, essere felici rendendo altri felici’” prosegue la presidente.
Mazzaroni non è nuovo a queste iniziative, ha una grande sensibilità: “Ci chiamano spesso, ma rispondo solo quando me lo sento. A quelli de ‘Lo magnà de ‘na ota’ come dire di no? Ci ho pensato e dire sì è stata la scelta giusta. Sono uno chef che ha portato parecchia innovazione in cucina. Ho rotto con le tradizioni di Montemonaco, ma mai come in questo caso mi sento al posto giusto. La tradizione è il gigante su cui l’innovazione, come un bambino, viene portata. Non è un caso che poi pian piano l’innovazione diventa tradizione, perché il buono non si ferma. Un esempio, semplice, è il tortino di cioccolato: un errore di un grande chef francese, diventato poi così buono da diventare tradizione”.
Chiaro il suo concetto didattico di innovazione. “Senza il recupero, senza che voi capiate bene cosa sia la nostra tradizione e non la date ai nuovi giovani, restituendo il passato al futuro, non ci sarà mai una vera innovazione. Io ogni giorno rinnovo e prendo le mie idee sempre da lo magnà de ‘na ota. Per questo ci sono e insieme cercheremo di portare un contributo”.





Come funzionerà. “Faremo i frascarelli, o piccica santi, con un ragù di cinghiale eun olio alla menta come piatto centrale. Sarà un piatto mantecato, in stile risotto, unendo così almeno tre province e la loro ricetta; prima tre stuzzichini che richiamano la tradizione: una bruschetta (pastungo) con il lardo, il classico della sfera di parmigiano che richiama le pallette cacio e ova e una pizza fritta con il formaggio”. Infine, il clou, lu polentò che Mazzaroni trasforma in dolce. “Una polenta di crema con sopra una macedonia, di certo le pesche della Valdaso, e il crumble di cioccolato e l’azoto liquido. Un piatto inventato 20 anni fa”.
Per Mazzaroni un sì “che nasce dalla voglia di divertirmi mentre cucino e farlo in questo piccolo borgo ancora di più”. Ascolta il menu la presidente “e devo dire che sono felice sia, perché i frascarelli è il primo piatto che ho vissuto alla sagra” aggiunge.
Silvano Gallucci, presidente del Ponte, incassa il supporto: “Grazie per questo sostegno. Noi siamo nati 40 anni fa, oggi abbiamo una sede di fronte allo stadio Recchioni. Venite a trovarci, respirare l’aria che si respira in una realtà di supporto reciproco. Seguiamo oltre 600 persone che traggono benefici. Prepariamo 70 pasti al giorno. Alcuni mangiano internamente, abbiamo ritrovato il gusto della convivialità”.
Il tutto sempre con un filo conduttore: la dignità. “Noi offriamo un servizio più che dignitoso e questo deve accadere anche quando si parla di vestiti: non è che perché si è poveri non si ha dignità, per cui portateci cose usabili. Aiutateci a superare il disagio esistenziale delle persone che cercano magari ascolto e non solo un piatto caldo. Siamo uno dei luoghi in cui inventiamo ricette, perché si cucina quello che si ha. Abbiamo tanti forni che ci donano pane del giorno prima ed è fondamentale. Fare la spesa costa tanto, l’associazione ha bisogno di volontari, per noi stano calando e invecchiano”.
Non resta che partecipare alla sagra, 8 e 9 agosto, che cerca di portare tra il pubblico la tradizione culinaria contadina, tipica dei nonni, di chi ha portato il paese nel futuro. “Si erano perse alcune tradizioni che oggi invece i giovani volontari, dentro e fuori dal direttivo, hanno voluto recuperare. Diamo un senso al cibo. ‘lo magnà’ no è solo qualcosa che ci permette di andare avanti, ha dentro di sé un senso sociale, di comunità. Il cibo porta con sé anche il senso estetico, il bello rende tutto più felice” spiega Giacomo, uno dei volontari de Le Scalette.
Tre giorni, incluso il 12 settembre con Mazzaroni, in cui il cibo si potrà vivere in tutte le sue sfaccettature che spaziano dal gusto alla storia, dalla cultura al sociale. Nel menù, tra i tanti piatti, spicca il ‘pane, olio, aceto e mentuccia’. Una bruschetta semplice che è il primo piatto della sagra che richiama la tradizione picena e le sue tre coltivazioni: vite, ulivo e frumento.
r.vit.
