
ANCONA – La ricostruzione post sisma si conferma uno dei principali motori della ripresa economica delle Marche. È questo uno dei dati più significativi che emerge dal Rapporto annuale della Banca d'Italia sull'economia regionale, presentato ad Ancona dal direttore della sede marchigiana, Luca Moscadelli, e dal responsabile della divisione analisi e ricerca economica, Alfredo Bardozzetti.
Nel 2025 il Pil regionale è cresciuto dello 0,5%, in linea con la media nazionale, interrompendo la stagnazione registrata nel 2024. A sostenere il ritorno alla crescita sono stati soprattutto il comparto delle costruzioni, alimentato dagli investimenti del Pnrr e dall'avanzamento della ricostruzione post terremoto, e il turismo, che ha continuato a registrare un aumento delle presenze sia italiane che straniere.
Se l'industria continua a soffrire, con un calo delle esportazioni del 7,6% e difficoltà particolarmente evidenti nei settori calzaturiero e tessile-abbigliamento, i cantieri della ricostruzione hanno rappresentato un elemento di stabilità in una fase caratterizzata da forti incertezze internazionali. Il rapporto evidenzia infatti come le tensioni geopolitiche e commerciali abbiano frenato investimenti e produzione industriale, mentre il settore edilizio ha continuato a crescere grazie alla spesa pubblica e ai lavori nei territori colpiti dal sisma del 2016.
Anche sul fronte occupazionale i segnali sono positivi. Nel 2025 gli occupati sono aumentati dell'1,1%, una crescita superiore alla media nazionale. Un dato che, secondo il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, è strettamente legato all'intensa attività dei cantieri.
“La ricostruzione svolge una funzione di stabilizzazione in una fase in cui molte imprese manifestano prudenza negli investimenti a causa delle incertezze del quadro economico internazionale. Garantisce continuità agli investimenti, sostiene il tessuto produttivo locale e contribuisce a mantenere attive competenze che rappresentano un patrimonio prezioso per le nostre comunità” sottolinea Castelli.
Il commissario evidenzia inoltre come la crescita dell'occupazione nelle Marche sia il risultato di più fattori, ma ritiene difficile non riconoscere il contributo della ricostruzione alla creazione di nuove opportunità lavorative e professionali. “Abbiamo accelerato le procedure, aumentato il numero dei cantieri, semplificato le regole e costruito un modello amministrativo che oggi viene guardato con interesse anche oltre i confini del cratere”.
Per Castelli, tuttavia, il valore della ricostruzione va ben oltre gli indicatori economici. La sfida principale riguarda il futuro delle aree interne dell'Appennino, colpite contemporaneamente dagli effetti del terremoto e dalla crisi demografica. «Ricostruire non significa soltanto riparare ciò che è stato danneggiato. Significa creare le condizioni affinché le persone possano continuare a vivere nei propri territori, lavorare, fare impresa, crescere una famiglia e immaginare un futuro».
Da qui la necessità di collegare la ricostruzione alle politiche di sviluppo, alle infrastrutture, all'innovazione, alla digitalizzazione e al rafforzamento dei servizi essenziali, per contrastare lo spopolamento e favorire la permanenza dei giovani nei comuni dell'entroterra.
I dati di Bankitalia sembrano confermare questa impostazione. In un contesto economico ancora fragile e condizionato dall'evoluzione del conflitto in Medio Oriente, la ricostruzione post sisma si sta rivelando non solo uno strumento per superare le conseguenze del terremoto, ma anche un investimento strategico per il futuro delle Marche e dell'intero Appennino centrale. Un percorso che, ricorda Castelli, ha trovato ulteriore sostegno nel rifinanziamento disposto dal Governo della ricostruzione pubblica e privata, con nuove risorse pari complessivamente a 2,7 miliardi di euro.
r.vit.
