
di Raffaele Vitali
FERMO – Crescita fragile, domanda debole, contesto internazionale incerto: in questo quadro si muove l’economia marchigiana, con alterne fortune. Il rapporto 2025 di Intesa San Paolo realizzato insieme con Confindustria Marche fotografa il momento.
E lo fa analizzando vari aspetti, tra cui uno che rappresenta la classica fiammella di speranza: “Non si fermano gli investimenti delle imprese (anche se calano dello 0,4%) che risultano sempre più orientati al rafforzamento della competitività piuttosto che all'aumento della capacità produttiva. Le imprese privilegiano infatti il rinnovamento degli impianti, la digitalizzazione dei processi, l'automazione e l'efficienza energetica, nella consapevolezza che la crescita futura dipenderà soprattutto dalla capacità di innovare e di aumentare la produttività”.
Partire da qui, analizzando il rapporto sull’economia marchigiana, significa puntare sul fatto che “la competitività dell'industria marchigiana è sempre più legata alla qualità degli investimenti piuttosto che alla loro sola intensità quantitativa”. Il presidente degli industriali, Roberto Cardinali, punta proprio sulla resilienza del sistema. “Lo conferma un sondaggio rapido, condotto nella prima metà di luglio su un campione di 736 imprenditori sulle attese per il prossimo semestre, in cui emerge un graduale rafforzamento della fiducia”.
Per dare concretezza alla fiducia, servono però azioni mirate. Cardinali le indica: “La competitività delle Marche dipenderà dalla capacità di accelerare gli investimenti, favorire la crescita dimensionale delle imprese, valorizzare il capitale umano e cogliere appieno le opportunità offerte dall'innovazione e dall’intelligenza artificiale”.
Il tema degli investimenti e soprattutto del dove investire è ripreso anche da Alessandra Florio, direttrice Emilia e Marche di Intesa San Paolo: “Cambiano i contesti, cambia anche l’approccio della banca. Il nostro supporto si è evoluto verso un modello unico sul mercato in grado di offrire alle PMI strumenti finanziari un tempo riservati ai grandi gruppi industriali, in particolare per quanto riguarda innovazione, crescita internazionale e finanza straordinaria”.
Un numero conferma le parole della direttrice: “Nel 2025 abbiamo erogato alle imprese marchigiane circa un miliardo di euro di nuovi finanziamenti a medio lungo termine e circa 550 milioni di euro nei primi sei mesi di quest’anno”.
OCCUPAZIONE, MA...
Tornando al rapporto, nel 2025 l'occupazione ha continuato a crescere (+7.000 occupati rispetto al 2024, pari ad un aumento dell’1,1%), grazie soprattutto all'aumento del lavoro dipendente, che registra 10mila occupati aggiuntivi, prevalentemente nell'industria. La disoccupazione regionale resta stabile al 5,1%, sotto la media nazionale”. Bene, ma non benissimo: “Cresce il numero delle persone in cerca di occupazione, soprattutto tra laureati e profili ad alta qualificazione, in controtendenza rispetto al dato nazionale” ribadisce intesa San Paolo. Tra le ragioni, la lenta trasformazione verso produzioni e settori ad alto contenuto di conoscenza.
IMPRESE E AI
Se si vuole valorizzare la competenza dei giovani, una soluzione la offre l’Intelligenza artificiale. Il rapporto evidenzia anche in questo caso luci e ombre. Nelle Marche c’è una buona partecipazione delle piccole imprese alla transizione digitale, ma una minore capacità di tradurre l’adozione tecnologica in innovazione strategica. Solo il 32,5% delle imprese marchigiane che investono in AI modifica significativamente il proprio modello di business, una quota inferiore alla media italiana; il divario è ancora più ampio tra le imprese che sviluppano autonomamente soluzioni di AI.
“Nel sistema produttivo regionale, l’intelligenza artificiale viene dunque utilizzata soprattutto come strumento di innovazione incrementale, finalizzato a migliorare l’efficienza, la qualità dei prodotti e la competitività nei mercati tradizionali. La sfida decisiva – ribadiscono Intesa e Confindustria Marche - consiste nel superare questo approccio prevalentemente adattivo e impiegare l’AI come leva per ridisegnare la proposta di valore, introdurre nuovi modelli di ricavo e governare una trasformazione più profonda dell’organizzazione”.
EXPORT ED ENERGIA
“I conflitti in Iran e Ucraina stanno avendo conseguenze macroeconomiche significative, con effetti evidenti su livelli e volatilità dei prezzi delle materie prime e tempi di approvvigionamento. Il quadro internazionale – riprende Giovanni Foresti, economista del Research Department di Intesa Sanpaolo – mostra una economia particolarmente vulnerabile a causa della sua elevata dipendenza energetica. In questo settore, l’Italia dipende per il 74% dalle esportazioni. Le imprese possono dare il loro contributo, puntando sempre più su rinnovabili ed efficientamento”.
Guardando all’export, a soffrire è in particolar modo il sistema moda, mentre, ha chiarito il professor Cucculelli della Politecnica, hanno reagito meglio meccanica e alimentare. Studiando i dati dell’export. Arriva anche l’ennesima conferma che “sono scese sensibilmente le imprese esportatrici, senza però compromettere la presenza complessiva della regione sui mercati internazionali. Con la conferma che faticano le imprese di minori dimensioni, ancor i più se maggiormente orientate all'export”.
LA STRADA GREEN
Le competenze verdi rappresentano ormai una componente rilevante del capitale umano e della capacità competitiva delle imprese marchigiane. All’interno delle aziende studiate, il 96,1% dei profili possiede almeno una green skill e il 79,4% ne presenta almeno due, con una media di 4,71 competenze per individuo, superiore al dato nazionale. “Le competenze risultano più intense nei ruoli ESG, ambientali ed energetici e, soprattutto, nelle attività di ingegneria ambientale e autorizzazione”.
Ancora una volta, il capitale umano osservato presenta livelli di istruzione elevati, ma anche una forte prevalenza maschile. Le donne, pur meno rappresentate, mostrano una dotazione media di competenze verdi superiore a quella degli uomini.
