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Mannion ci prova, la Serbia è troppo grossa: l'Italia tiene per tre quarti, poi Avramovic la chiude. Jokic, stella spenta

31 Agosto 2026

PESARO – Finisce come doveva finire: vince la Serbia 64-76 il big match di qualificazioni ai Mondiali che l’Italia ha scelto di giocare a Pesaro.

Il basket si è dato appuntamento alla Vitrifrigo Arena.  Non solo quello italiano, da Petrucci a Gherardini, passando per Bargnani, Luca Vitali e Carmenati fino ad arrivare a coach, dirigenti e Ad come Dalla Salda.

C’è anche l’America oggi al palazzo, con Spoelstra, coach dei Miami Heat in prima fila per ammirare due dei suoi esterni: Fontecchio e Jovic. La stella indiscussa, accolta con un applauso infinito, è Nikola Jokic. Ma basta la prima parola di troppo per far cambiare idea ai diecimila di Pesaro: è la stella, ma per due ore diventa l’avversario.

Se c’è una cosa che non era piaciuta a coach Banchi contro la Bosnia, è stata a difesa. E su questo ha lavorato l’allenatore, accolto come sempre benissimo nella ‘sua' Pesaro. I primi sette minuti sono uno spot a far vedere, soprattutto la difesa di Akele su Jokic. È la mossa a sorpresa di Banchi che sceglie la velocità del lungo e non i muscoli di un Tessitori. Mossa vincente, a riprova il cambio che mette Ricci su Jokic con il risultato di commettere tre falli in 13 secondi, un record poco invidiabile.

La difesa fa scappare via gli azzurri, 14-8 sulla second tripla di Fontecchio. Ma poi, oltre ai falli, perde palloni banali  ed è tutto da rifare, anche perché Guduric non ci sta a fare lo spettatore (14-14). Si torna così in equilibrio, le panchine che si svuotano e i contatti ancora da capire per giocatori e arbitri. Chi è già davvero in partita è il pubblico, zittito solo dalla tripla senza senso a fine quarto di Novak (19-20).

Cerca un equilibrio l’Italia di Banchi tra la velocità di Mannion e il ritmo lento di Thopson che alterna assist al bacio, Emejuru schiaccia, a palloni persi in stile oratorio. Deve ritrovare serenità Tonut, che ha ancora l’appoggio sbagliato con la Bosnia davanti agli occhi tanto che dopo 2’ di quarto vola in contropiede e invece che tirare inventa uno scarico inaspettato per Niang che a sua volta la sporca per Emejuru. Risultato, il 3 contro uno porta a una stoppata subita. Dettagli che pesano, soprattutto perché la Serbia a rimbalzo è dominante, anche senza Jokic, perché più reattiva. Il risultato è che gli azzurri commettono una serie infinta di falli, esaurendo il bonus dopo poco più di due minuti (21-25).

Quado torna Jokic, torna anche Akele. Ma torna anche Jovic che da solo firma un 5-0 che fa male e galvanizza il pubblico serbo Banchi ferma tutto, serve un minuto per riflettere. I cambi sono necessari, ma ancora no garantiscono equilibrio alla Nazionale. Ma è lui che perde l’equilibrio dopo l’ennesimo fallo fischiato all’Italia, in questo caso in attacco a Spagnolo, e si prende un tecnico. Seguito da un fallo di Akele, il terzo, su Jokic che praticamente nello stesso movimento porta su la palla e le due braccia dell’azzurro.

Un quarto difficile, no c’è ritmo, la terna fischia ogni contatto. Dopo aver tagliato le gambe ai lunghi dell’Italia, colpisce anche Jovic, in panchina con tre falli. Ma tanto c’è Jokic, che se prede posizione è infermabile. La fotografia è il canestro con fallo subito a 3’18’’ dalla fine del quarto, con Niang e Melli attaccati alle braccia.  Devono crescere alcuni dei gioiellini, vedi Niang che si batte da solo la testa ogni tanto per riattivarsi e arrivare così a due mani al ferro (31-38). E come sempre accade, una schiacciata risveglia tutti, tifosi inclusi che urlano Italia e fischiano l’attacco serbo. Ma l’effetto è opposto a quanto desiderato.

Il break arriva al momento giusto. L’Italia ricarica le pile: due difese, due canestri. E poi una palla rubata di Fontecchio, che ha una voglia incredibile di prendersi questa partita davanti al suo coach. ed è evidente a tutti che servono le sue folate per reggere l’urto fisico della Serbia (36-40). Ci vuole un loro fischio discutibile, Fontecchio stoppa Tanaskoivc ma per gli arbitri è fallo, per sbloccare la Serbia. Il 2/2 arriva dopo 3 minuti di nulla. Ma l’Italia c’è, aa parlare è la difesa, anche di Mannion. E si sa, un ginocchio sbucciato per prendere un pallone vale come un alley-oop.  

La Serbia alza la fisicità, Fontecchio è osservato speciale, ma la velocità di Mannion resta una incognita. Falo sul tiro da tre di Jovic, che poi esplode e prende il tecnico. Finisce così la partita del compagno di squadra di Fontecchio davanti a un imperturbabile Spoelstra. Sul 44-44, torna il momento ‘down’ di Niang che fa fallo in attacco, poi va a rimbalzo sul tiro libero e per toglierlo dal ferro la manda fuori, rimessa Serbia e commette un altro fallo sull’esperto Guduric, è il quarto e priva l’Italia della sua energia al 26’.

Esitano i piccoli dell’Itaia, da Tonut a Thompson che viaggia a due marce in meno di compagni e avversari, fortuna Mannion che è in trance e segna anche da otto metri. Ma se tira solo lui, poi è scattano i raddoppi. E quindi gli errori. Una banale palla persa diventa un facile contropiede. Time out e Banchi che riflette sui cinque che ha scelto di mettere in campo. Torna Fontecchio, che non ha più segnato fino ai due liberi che chiudono il terzo combattutissimo quarto (54-57).

Inizia l’ultimo periodo. Niang fa e disfa, as usual. Ma è pura adrenalina. Che però non può compensare il fisico che manca agli azzurri. Ennesimo rimbalzo in attacco Serbia, ennesimo fallo, questa volta è il quarto per Fontecchio. Il buco però resta Thompson, che però Banchi deve lasciare in campo, perché Tonut fa anche meno. Il canestro si stringe, la Serbia allunga di nuovo grazie ad Avramovic, che vive di garra (54-61).Paradossalmente, la squadra ospite gioca meglio senza Jokic che può continuare a riposarsi.

È l’allungo decisivo che fa alzare in piedi e trenta tifosi serbi. La benzina dell’Italia è finita, quella di Avramovic no. Se Mannion è costretto a predicare nel deserto, Banchi gli mette a fianco nei minuti chiave del quarto periodo Tonut e Thompson, due amebe, il play serbo invece ha sempre un metro libero, perché tira in media dopo i rimbalzi in attacco dei suoi compagni. quando Fontecchio si ferma per terra coni crampi, anche il più ottimista alza le mani e si accontenta, per gli ultimi cinque minuti, di rivedere in campo Jokic, l’MVP della Nba che stasera chiude con un plus minus poco invidiabile. Ma c'è una ragione e lo chiarirà il suo coach: malato da giorni, ha voluto esserci lo stesso.

Generoso Mannion, anche sul 58-69 quando prova l’ennesimo 1 contro 4 ‘obbligato’ dai palleggi senza obiettivi di Tonut. Poteva fare qualcosa di più l’Italia? Difficile, perché in ogni momento chiave del match la Serbia ha trovato secondi tiri letali o conclusioni di puro talento. Non ha avuto bisogno di Jovic, impalpabile, ha chiesto a Jokic di fare lo spaventapasseri a centro area e ha vinto con gli europei: Guduric, Avramovic e Milutinov. Infinito l’ultimo minuto con time out in serie per migliorare, reciprocamente, la differenza canestri in vista del ritorno. Alla fine, termina

Banchi se la riguarderà, ripenserà alla scelta di lasciare Baldasso fuori dalle rotazioni, pur con Tonut, Spagnolo e Thompson poco incisivi. Per il resto, il piano partita è stato ottimo, perché Akele ha tolto ritmo e certezze a Jokic mentre  quando i suoi esterni non riuscivano mai a fare canestro, Niang ha mostrato il talento e la follia della giovinezza, Fontecchio i lampi di classe ce li ha, ma magari un gioco che lo libera in uscita da un blocco non sarebbe male. Sempre se ci sarà nelle prossime delicatissime gare, incluso il ritorno che si giocherà a Belgrado contro una Serbia che sarà inevitabilmente molto diversa vista la ripresa della Nba, rese più dolci dalla sconfitta della Bosnia con la Lituania.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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