
di Aaron Pettinari
FERMO – Un viaggio fatto di suoni, luci, colori e immagini che si intrecciano in un racconto intenso e coinvolgente. È iniziato da Villa Vitali, davanti a un'arena gremita e sold out, il nuovo tour di Mannarino dedicato a "Primo Amore", l'album che segna il ritorno discografico del cantautore romano dopo cinque anni e che rappresenta una delle pagine più intime e profonde della sua carriera.
La data fermana, scelta come debutto assoluto della tournée estiva, ha confermato il forte legame tra l'artista e il suo pubblico. Fin dalle prime note, Mannarino ha trasformato il palco in uno spazio sospeso tra concerto e rito collettivo, accompagnando gli spettatori in un percorso musicale capace di fondere energia e riflessione, ritmo e spiritualità anche attraverso a cambi d'abito mai banali.
Del resto "Primo Amore" nasce da un periodo di ricerca personale che ha portato il cantautore a viaggiare tra Colombia, Messico, Brasile e Panama. Un'esperienza che si riflette nelle nuove composizioni, dove convivono dub, reggae, folk, suggestioni latinoamericane ed elettronica contemporanea. Sonorità che sul palco trovano una dimensione ancora più potente grazie a una band affiatata e a un impianto scenico essenziale ma evocativo. Eccezionali Simona Sciacca e Lavinia Mancusi, che hanno una presenza scenica potente che coinvolge chi le ascolta.





Lo spettacolo scorre senza interruzioni, come un unico flusso narrativo. Le nuove canzoni, come "Maradona", "Ciao", "Dammi", "Per un po' d'amore" dialogano con i brani che hanno reso celebre Mannarino, riletti attraverso arrangiamenti più intimi e raffinati. È una scelta artistica che offre nuova vita a un repertorio costruito in oltre quindici anni di carriera e che permette al pubblico di riscoprire canzoni amatissime sotto una luce diversa.
"Fatte bacià", "Marylou", "Tevere Grand Hotel", "Scetate Vajò", vengono riscoperte fino a giungere all'ultimo brano, suonato sul palco: l'immancabile "Me So M'briacato".
Le sue canzoni restano piccoli mondi popolati da personaggi e immagini che prendono forma nella mente di chi ascolta.
I racconti degli ultimi, degli emarginati, dei sognatori e dei derelitti continuano a essere il cuore della scrittura di Mannarino. "Apriti cielo", "L'Impero" e "Arca di Noè", "Cantarè", spingono a riflettere sull'interiore del singolo, ma anche sul piano della lotta sociale.
Ma in questo nuovo capitolo emerge con forza anche una dimensione più introspettiva, in cui le domande sull'esistenza, sul rapporto con la natura e sulla ricerca di un senso diventano protagoniste.





Ironia, malinconia, amore, rabbia, speranza e leggerezza si sono alternate nel corso delle quasi due ore di spettacolo. Emozioni diverse, spesso opposte, che Mannarino riesce a tenere insieme con naturalezza, passando dalla riflessione più profonda ai momenti di festa collettiva senza mai perdere autenticità.
Il finale è stato la fotografia perfetta della serata. Con il pubblico accalcato sotto il palco, trascinato dall'energia degli ultimi brani, Villa Vitali si è trasformata in un grande abbraccio collettivo. Una conclusione degna di una prima che ha rispettato le aspettative e che lascia presagire un tour destinato a lasciare il segno.
Da Fermo è partito il viaggio di "Primo Amore". E, a giudicare dall'entusiasmo del pubblico che ha riempito ogni posto disponibile dell'arena, il nuovo percorso artistico di Mannarino è già entrato nel cuore dei suoi ascoltatori.
