
FERMO – Il made in Italy? “Non essere troppo umili. Aprirsi alla curiosità e all'innovazione. Non mollare mai” ecco alcuni dei consigli degli imprenditori della Made in Italy Community di Confindustria.
“Lavoriamo per dare voce e chiarezza al sistema, costruire una narrativa condivisa e rafforzare la percezione autentica del Made in Italy nei mercati esteri” spiega il fondatore della community Roberto Santori. Sono 976 i prodotti per i quali il Paese è tra i primi tre al mondo per export, ha ricordato il presidente di Simest, Vittorio de Pedys.
Eccellenze che non sempre sono valorizzate e tutelate a sufficienza, secondo uno studio di Tp Infinity. Mentre l'86% degli italiani acquista prodotti nazionali e li considera parte della propria identità, secondo questo studio, il 45% dei consumatori internazionali dichiara di aver acquistato almeno una volta un prodotto falso italiano e il 28% afferma addirittura di averlo preferito all'originale.
Torna quindi la questione dell'Italian sounding, che diventa anche tema di sicurezza e valore nazionale. “I francesi non permetterebbero mai di vendere il prosecco come champagne” è uno degli esempi più facili. Una delle richieste è quella di raccontarsi meglio.
Troppa modestia non è valore positivo, secondo il presidente di Almaviva e special advisor per l'intelligenza artificiale di Confindustria, Alberto Tripi, che ha sottolineato come, per esempio, tutta l'elettronica a bordo della metropolitana di Washington sia prodotta a Bologna. “In Italia siamo sempre modesti, ma siamo dei fenomeni dell'innovazione digitale: riusciamo a capire i cambiamenti e a cambiare l'organizzazione aziendale con fantasia. La curiosità è la ricetta dell'innovazione”.
E la politica che ne pensa? Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, insieme con il collega Adolfo Urso ha rivendicato come “anche in acque difficili, la nave Italia naviga nella giusta direzione” rimarcando che nel 2025 “il nostro export ha raggiunto i 643 miliardi, con una crescita del 3,3%”.
