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Made in Italy, le Marche resistono: "Possiamo restare una regione manifatturiera. Ma le start up vanno fatte crescere"

15 Aprile 2026

“Nelle Marche abbiamo le condizioni, anche se il momento è molto difficile, per continuare ad essere una regione manifatturiera nel panorama nazionale”. In un contesto globale complesso e incerto, le Marche rivendicano il proprio ruolo nel cuore produttivo del Paese. A sostenerlo è Paola Bichisecchi, direttrice di Confindustria Marche, intervenuta a ‘Start AN per il Made in Italy e Future Industry Awards’.

“Il Made in Italy rappresenta un punto di riferimento importantissimo per le nostre esportazioni” sottolinea Bichisecchi. Nonostante le difficoltà legate allo scenario internazionale, il settore mantiene un forte potenziale: “Sta attraversando momenti complessi, ma rappresenta ancora un potenziale da esprimere sul mercato globale”.

Un patrimonio che si fonda su qualità, cultura e innovazione: “C’è apprezzamento nel mercato per il valore del bello e del benfatto, della capacità tecnologica che sappiamo esprimere, ma anche dei valori culturali che stanno dietro al Made in Italy”.

Filiere tradizionali e nuove traiettorie

Il tessuto produttivo marchigiano si conferma articolato e in trasformazione. Accanto alle filiere storiche – arredo, moda, calzature, meccanica e agroalimentare – emergono nuovi ambiti strategici. “È in atto un processo di trasformazione anche nelle Marche. Crescono – ha spiegato Bichisecchi – nuove realtà come la nautica e la cantieristica, oltre a settori di supporto come il digitale e il packaging”.

Tuttavia, le incertezze economiche pesano sulle prospettive: “Le incertezze peggiorano le previsioni e frenano gli investimenti. È necessario cogliere tutte le opportunità che possano stimolare la competitività delle nostre imprese”.

Il rischio “brand”: «Tutti lo usano, ma pochi investono»

Ospite all’incontro è l’ex rettore Gian Luca Gregori, presidente della Fondazione Universitaria per lo Sviluppo Imprenditoriale, che ha acceso i riflettori su uno dei punti deboli del sistema. “Ci troviamo di fronte a piccole imprese che fanno Made in Italy ma non lo dichiarano, e grandi imprese che ne fanno poco ma lo dichiarano. Il rischio è che questo bene comune, questo brand nel quale nessuno investe ma dove tutti vanno a prendere, possa essere nel tempo svilito”.

Per Gregori diventa quindi centrale la tutela del marchio: “Il tema della difesa del Made in Italy è fondamentale. È utile ragionare in termini culturali per far comprendere quali sono i vantaggi che devono essere difesi per il futuro”.

Start-up e crescita

Un altro nodo riguarda il sistema imprenditoriale emergente. “Abbiamo tante imprese, ma poche nuove. Il vero tema non è solo farle nascere, ma soprattutto farle crescere: dopo un certo periodo o galleggiano o muoiono” ha aggiunto Gregori.

Da qui la necessità di rafforzare strumenti come acceleratori e strategie di sviluppo mirate: “Bisogna intervenire per individuare percorsi di crescita solidi”. Le direttrici su cui puntare sono chiare: “Innovazione, sostenibilità, digitalizzazione e internazionalizzazione devono essere unite. Per molto tempo le abbiamo considerate separatamente, oggi lo sforzo è integrarle”.

@raffaelevitali

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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