
FERMO – “La cura c’è. E fa ridere”. È questo lo slogan scelto da Pier Massimo Macchini per la sesta edizione di Magnasarache – Scuola Internazionale di Comicità Marchigiana, pronta a ripartire a Sant’Elpidio a Mare. Un progetto nato con l’idea di creare una scuola dedicata alla comicità nelle Marche e che, dopo cinque anni, ha allargato il proprio orizzonte.
Macchini, che cosa è diventata Magnasarache?
“Quando siamo partiti pensavo soprattutto a una scuola di comicità. Oggi mi rendo conto che è diventata qualcosa di più. La comicità resta il centro, ma mi interessa sempre di più l’umorismo come strumento per conoscere se stessi, comunicare meglio, sviluppare creatività e imparare a guardare ciò che ci accade da un punto di vista diverso”.
Chi arriva a Magnasarache che cosa cerca?
“Le persone arrivano con motivazioni molto diverse. C’è chi vuole salire per la prima volta su un palco, chi ha già esperienza e vuole migliorarsi, chi vuole scrivere, chi vuole lavorare sul corpo o davanti a una telecamera. E c’è anche chi arriva semplicemente perché sente il bisogno di rimettersi in gioco. La cosa interessante è che non devi necessariamente sapere già quale sia il tuo linguaggio. È il percorso che ti aiuta a scoprirlo”.
Come si sviluppa questo percorso?
“Attraversiamo mondi e tecniche differenti: stand-up comedy, clown, commedia dell’arte, improvvisazione, comicità fisica, scrittura comica, drammaturgia, lavoro sul corpo, presenza scenica e utilizzo della telecamera. L'obiettivo non è insegnare un solo modo di far ridere, ma aiutare ciascuno a trovare quello che gli appartiene”.
Anche quest’anno ci saranno due percorsi.
“Sì, ENTRY e PRO. Entry è pensato per chi vuole avvicinarsi alla comicità, sperimentare e capire dove si sente più a proprio agio. Si prova, si sbaglia, si gioca e si osserva. Pro, invece, è dedicato a chi ha già maturato esperienza e vuole sviluppare maggiormente una propria identità e un proprio progetto. In questo caso il lavoro diventa più specifico: scrittura, costruzione dei pezzi, presenza scenica, rapporto con il pubblico e sviluppo di materiale originale, fino alla possibilità di costruire un proprio spettacolo».
Da qui lo slogan «La cura c’è. E fa ridere». Che cosa significa?
“La cura non va intesa in senso medico. È la cura di sé, delle proprie idee, delle relazioni e del proprio modo di stare al mondo. Imparare a far ridere è bellissimo, ma imparare a ridere di se stessi può essere davvero trasformativo”.
Una delle novità è rappresentata dagli Ambassador Magnasarache.
“È una novità alla quale tengo molto. I primi saranno Patrizia Mochi, Elisabetta Sabatini e Mirko Eleonori, tre persone che hanno seguito il percorso praticamente fin dall’inizio. Negli anni hanno continuato a studiare, sperimentare e cercare una propria identità, fino a creare spettacoli, salire sui palchi, partecipare e vincere festival e costruire un pubblico”.
Non saranno quindi semplici testimonial?
“Vorrei che fossero persone capaci di accogliere chi arriva, raccontare Magnasarache dall’interno, condividere la propria esperienza e contribuire alla crescita della comunità. Dopo cinque anni vorrei che fosse sempre meno "la mia scuola" e sempre più una comunità di persone che condividono un certo modo di intendere l’umorismo”.
Quando si riparte?
“Il primo appuntamento sarà l’Open Day del 28 settembre, alle 20.30, all’Auditorium Graziano Giusti di Sant’Elpidio a Mare. Presenteremo il metodo, gli insegnanti, i due percorsi e il programma. Sarà soprattutto un’occasione per conoscerci e capire concretamente che cosa succede a Magnasarache. Le lezioni partiranno il 5 ottobre e andranno avanti fino a maggio 2027, con un incontro settimanale di un’ora e mezza”.
In sei anni il progetto è cresciuto anche grazie a tante persone.
“Un progetto del genere non cresce mai da solo. Un ringraziamento particolare va a Domenico Lannutti, che è stato un pilastro di Magnasarache fin dall’inizio. Poi ci sono Lagrù, l’auditorium Giusti, che ormai è diventato la nostra casa, Patrizia Mochi per la comunicazione e Cristiano per la parte organizzativa. Ognuno ha contribuito a trasformare un’idea in qualcosa che oggi ha una propria identità e soprattutto delle persone che la abitano”.
Qual è allora l’obiettivo del sesto anno?
“Continuare a crescere senza perdere quello che Magnasarache è diventata: un luogo dove si studia la comicità, si sperimenta, si cercano idee, si incontrano persone e si prova a trasformare quello che siamo in qualcosa capace di far ridere noi e gli altri”.
E dopo cinque anni torna sempre la stessa domanda: perché ridiamo?
“Forse non troveremo mai una risposta definitiva. Ma intanto continuiamo a farlo. E possibilmente insieme”.
