
di Raffaele Vitali
FERMO – “Quello che ci ha convinti a venire a Fermo, a studiare questa struttura, è la capacità di unire spazi pubblici e privati, spazi di cura e spazi di vita per visitatori e malati. È questo che rende l’ospedale di Campiglione speciale, con quelle grandi finestre che garantiscono luce in ogni angolo”.
La professoressa del Master in edilizia ospedaliera dell’Università La Sapienza, Federica Meoli, docente della Sapienza e da oltre vent’anni impegnata nella progettazione ospedaliera, riassume così il senso di una visita, per la prima volta senza caschetti e scarpe da lavoro a riprova che il cantiere è terminato, che ha riempito di orgoglio l’assessore regionale Francesco Baldelli, ma anche la ditta Carron che l’ospedale l’ha costruito seguendo il progetto dell’architetto Manara.
“Non siamo la Lombardia o il Piemonte, ma stiamo investendo 1,2 miliardi di euro per rigenerare i presidi ospedalieri, dalle case della salute agli ospedali di secondo livello, fino a Fermo. E lo facciamo confrontandoci, mettendo a servizio le competenze a diposizione” sottolinea l’assessore Baldelli.
Un esempio: “C’è chi si occupa di edilizia sanitaria e chi si occupa di sanità. Chi segue i contenuti e chi i contenitori. Abbiamo fatto una scelta, per cercare di dare un modello di sanità unitario, con standard qualitativi comuni non legati alle singole persone responsabili. Abbiamo scelto i più alti standard di sicurezza e qualitativi. Il nostro lavoro, e questo ospedale ne è un esempio, è accompagnare il paziente in cura e dare al personale l’attenzione che merita” prosegue.
Il senso di tutto questo è in una serie di accorgimenti che permetteranno al personale di fare meno chilometri durante la giornata e ai medici di lavorare al meglio. Anche le sale operatorie e hanno finestre al loro interno, con un sistema che oscura il tutto in pochi secondi. Come è garantito l’oscuramento in tuto l’ospedale con ‘tapparelle’ elettriche.
Chiaramente di sole ne accumula tanto il nuovo ospedale, per scelta, ma grazie ai pannelli fotovoltaici alimenta i sistemi refrigeranti, restando pienamente sostenibile. “E’ praticamente completo dal punto infrastrutturale, quanto prima lo consegnerò al collega Calcinaro, assessore alla Sanità, per riempirlo al meglio. Ricordo che le risorse ci sono e che i tempi saranno rapidi, grazie agli acquisti sul mercato elettronico non ci sono più le lunghe attese dei bandi” conclude Baldelli mentre passa da una stanza all’altra, che sia la terapia intensiva neonatale o le sale operatorie fino al pronto soccorso, che ha un accesso tutto suo, con un percorso completamente isolabile in caso di pandemie.
Umanizzazione degli spazi, anche nella cappella pensata per le preghiere, un luogo unico dal punto di vista architettonico, caldo e accogliente, che la stessa ditta ha donato all’ospedale per ricordare Barbara Carron, la manager che ha dato il via al cantiere, seguendolo passo dopo passo con entusiasmo e competenza, fino a quando un tumore non ha avuto la meglio sulla sua vita, ma non sulla sua idea di costruire un luogo migliore, pronto a salvarne tante altre.









