
MONTEGRANARO – Lineapelle e Simac Tanning Tech sbarcano a Montegranaro per parlare di futuro, innovazione e competitività della filiera. A fare gli onori di casa è Elisabetta Pieragostini, che apre l'incontro partendo dal rapporto tra «creatività, tecnologia e manifattura».
Al suo fianco Fulvia Bacchi, ceo di Lineapelle, e Agostino Apolito, ceo di Simac Tanning Tech e direttore generale di Assomac. Un confronto che mette al centro un comparto chiamato a reagire a una fase particolarmente complessa. Confronto che avrebbe meritato una platea decisamente più numerosa.
«Ecosistema produttivo»
«Il Fermano non è solo un luogo dove si producono calzature, ma dove le generazioni hanno costruito un sistema produttivo – sottolinea Bacchi –. Dalla ricerca e sviluppo al prodotto finito, esiste una vera filiera che ci caratterizza. Per questo parlare di “incroci e futuro” è fondamentale».
Qui, aggiunge, «si incrociano artigianato e industria, esperienza delle persone e macchinari, sostenibilità e competitività. Ma è anche una relazione tra quello che sappiamo fare e quello che dobbiamo imparare».
L'innovazione deve quindi entrare sempre più nelle aziende. «Il territorio deve compattarsi, a partire dalla stessa Confindustria, con accessori e calzaturieri che devono parlare la stessa lingua e costruire insieme il futuro. E poi dobbiamo ampliare la visione, proseguendo nel percorso di unione con Macerata e Ancona. Il futuro va ripensato e solo insieme lo possiamo fare».
Lineapelle, una fiera che cambia con il mercato
Lineapelle, Unic e Assomac stanno rafforzando la collaborazione e la rete con le aziende. «Da qui nasce questo viaggio nei territori», spiega Bacchi, ricordando anche la tappa di Fermo dello scorso gennaio.
«Ero spaventata dalle date assegnate in fiera, perché non erano compatibili con la nostra manifestazione, in piena Olimpiade. Da qui i numeri ridotti dei partecipanti. Oggi, invece, l'edizione di settembre si presenta brillante».
Rispetto a febbraio è stato recuperato il 20% degli espositori: sono 1.030, provenienti da 37 Paesi. «Abbiamo le più importanti aziende, non solo italiane. È un segnale di fiducia».
Insieme a Simac, secondo Bacchi, è nato «un ecosistema importantissimo che solo l'Italia può offrire. Collaborando con Micam e Mipel siamo un unicum».
Ma anche la fiera, come il mercato, è cambiata. «È vero, si fanno meno affari, ma resta un incontro fondamentale per le aziende: serve a capire come affrontare il mercato e cosa stanno facendo i competitor».
Il settore che ha perso maggiormente espositori è quello degli accessori e dei componenti. «Dipende dal fatto che ci sono state aggregazioni tra aziende, ma anche dall'incapacità di sostenere costi come quelli di una fiera a Milano da parte di una piccola azienda. Ci dispiace, ma come Lineapelle abbiamo contenuto i costi che Fiera Milano aumenta ogni anno».
«Il mercato è fermo»
La situazione resta complessa. «I dati non rappresentano la realtà. Si parla di un -5% della produzione e di un -6% dell'export. Credo che siano dati che non rappresentano la verità di ogni singola azienda, purtroppo».
Da qui l'auspicio che Lineapelle e Simac possano diventare, «se non un punto di svolta, quantomeno un punto di attenzione e di ripartenza».
La manifestazione punta anche sui contenuti: «Abbiamo arricchito la fiera con momenti dedicati alle nuove normative europee, dal greenwashing agli imballaggi. E poi diamo attenzione ai giovani, che devono capire che la pelle è il futuro».
Sul fronte degli espositori, il Paese più numeroso è la Cina, soprattutto per il comparto del sintetico, seguita da Turchia, Spagna e Francia. Tra i visitatori, dalle pre-registrazioni emergono soprattutto Francia, Spagna e Stati Uniti. «Siamo positivamente stupiti: restano un'indicazione importante del mercato».
La sfida della tecnologia
Agostino Apolito, ceo di Simac Tanning Tech e direttore generale di Assomac, presenta invece la sfida dal punto di vista della tecnologia. Lo slogan scelto è “Made with Italian Technology”.
Sono 135 le aziende associate ad Assomac, impegnate nello sviluppo della meccanica strumentale per il comparto e in un percorso di sostenibilità. Non a caso le imprese associate aderiscono anche a iniziative come Treedom.
Per il Fermano, il volto è quello di Umberto Ciucani, componente del consiglio generale di Assomac, l’associazione che rappresenta circa l'80% delle aziende italiane del settore.
«La filiera è sotto pressione. Complessivamente fatturiamo tra i 650 e i 700 milioni di euro, ma abbiamo la leadership nella tecnologia per la concia: rappresentiamo più del 54% del mercato mondiale» prosegue Apolito.


Diversa la situazione nella calzatura: «Negli ultimi vent'anni abbiamo perso 23 punti percentuali e siamo al 10,4% del valore complessivo del mercato della calzatura. Manteniamo invece un minimo di leadership nella pelletteria, dove siamo al 21%».
«Le geografie produttive si sono spostate»
Simac viene visitata da numerosi operatori asiatici, sudamericani e africani, mercati che sono allo stesso tempo importanti clienti e fornitori per le aziende della filiera.
«Le geografie produttive si sono spostate. A fine luglio ero in Indonesia: producono più di 650 milioni di paia di scarpe. In tutta Europa siamo sotto i 450 milioni. Noi però abbiamo un ecosistema invidiato, oltre allo stile».
La pressione internazionale, spiega Apolito, «si trasforma in costi e tempi, ma siamo qui in un ecosistema in cui la calzatura è connessa alla tecnologia».
Per questo «venire a Milano significa vedere le trasformazioni in atto: qualità, velocità, servizio. Il pezzo è importante, è una variabile necessaria ma non sufficiente. Insieme al prezzo dobbiamo offrire un servizio da ecosistema. È su questo che, insieme con Fulvia Bacchi, puntiamo».
L'obiettivo è fare delle fiere uno strumento concreto per rispondere alle esigenze delle imprese: «Vogliamo che le fiere diano una risposta ai bisogni».
Duecento buyer internazionali
Le manifestazioni si preparano ad accogliere oltre 200 buyer internazionali, provenienti da Paesi considerati strategici per i consumi e per i nuovi mercati. Per Simac, in particolare, guardano ad Africa, America Latina e Asia.
Guardando a Simac, saranno circa 300 gli operatori, in grande maggioranza italiani, presenti tra tecnologie per calzatura, pelletteria, concia e componentistica. Grande attenzione sarà dedicata alle nuove macchine a ridotto consumo energetico e alla produzione sostenibile.
«Vogliamo portare soluzioni, innovazione e contenuti e lavorare sulla filiera», è la sintesi della strategia.
Sono attesi circa 10 mila accessi, con una quota di visitatori esteri pari al 50%. Gli espositori stranieri rappresentano invece circa il 25%. Forte la presenza tedesca, con aziende che stanno rilanciando sulla componente tecnologica, mentre cresce anche il Portogallo.
Internazionalizzazione, la sfida è raccontare il Made in Italy
Maria Furfaro, responsabile dell'internazionalizzazione per Lineapelle e Simac, illustra infine il lavoro sui mercati esteri. «Porteremo 200 operatori esteri, con delegazioni che uniscono mercati maturi ed emergenti».
Per fare business in fiera, spiega, non si può sbagliare: «La diversificazione geografica è importante; l'operatore è anche visitatore, quindi deve essere qualificato e va informato al meglio».
E soprattutto occorre valorizzare maggiormente ciò che l'Italia sa fare. «Il nostro Paese ha un grande patrimonio industriale e manifatturiero e va raccontato meglio. Per farlo serve anche l'aiuto delle imprese».
Il confronto con gli imprenditori
Al termine dell'incontro non sono mancate le domande e il confronto diretto con gli imprenditori presenti. Un dibattito voluto proprio dai vertici di Lineapelle e Simac, interessati ad ascoltare le esigenze e le indicazioni delle aziende in vista dell'edizione che prenderà il via il 15 settembre, ma soprattutto per raccogliere spunti utili a pianificare al meglio le prossime tappe.
Raffaele Vitali
