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Le Marche 'salvate' dai giovani stranieri. "Dobbiamo fare di più per attrarre e far tornare chi va all'estero". Cresce il senso di depressione

18 Luglio 2026

FERMO - Le Marche perdono giovani. Dal 2019 al 2025 la regione ha perso oltre 28mila residenti tra 0 e 34 anni e le previsioni indicano una diminuzione di oltre 100mila giovani entro il 2050. Al contempo, nelle Marche cresce l'occupazione, ma non quella giovanile: il tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni nel 2025 è di 21,2% (+5,4% sul 2024). Aumentano i Neet, giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione (+ 5,3% sul 2024), inoltre continua la fuga dei laureati (-7.359 tra il 2014 e il 2024). La fotografia l’ha scattata la Cisl regionale.

“Il tema della denatalità coinvolge tutto il mondo occidentale. Ci sono - ha spiegato il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli - nazioni che stanno molto peggio di noi come la Corea. Il dato ultimo che abbiamo come Istat prosegue è di 1,14 figli per donna, significa un figlio al di sotto del livello di rimpiazzo, cioè ogni generazione nascono la metà delle bambine di quelle che servirebbero per rimpiazzare il numero attuale di donne che ci sono oggi. Una situazione allarmante”. Piccola consolazione, i 20mia giovani stranieri che hanno scelto la piccola regione.

Tornando ai figli, nelle Marche il dato è di 1,1, un po’ più basso della media nazionale, ma la situazione è rimasta stabile nel tempo, a differenza di altre regioni.  Nelle Marche il saldo migratorio è positivo: la regione continua ad attrarre popolazione, compresi i giovani stranieri”. Un rotta difficile da invertire, secondo Chelli, nonostante tutte le misure adottate. “A una giovane coppia che desidera figli - ha concluso Chelli - dobbiamo dare le condizioni per farli”.

A cominciare dal lavoro. “Rafforzare il sistema produttivo - ha commentato l'assessore regionale allo Sviluppo economico Giacomo Bugaro - dare credito all'internazionalizzazione, all'intelligenza artificiale, al trasferimento tecnologico, all'infrastrutturazione del sistema delle imprese. Questo deve aiutare non a trattenere i giovani, ma a decidere di restare”.

Secondo il report della Cisl, “le imprese producono meno valore, gli investimenti sono ancora insufficienti, le pensioni sono inferiori alla media delle regioni del centro-nord e i salari ancora troppo bassi; la conseguenza è una crescita della povertà. Le Marche infatti registrano l'incidenza più elevata di povertà relativa rispetto alle regioni benchmark considerate”.

“Abbiamo bisogno non solo di laureati eccellenti, ma anche di artigiani, di chi lavora nel mondo dei servizi, la domanda è ampia. - ha affermato Gian Luca Gregori del comitato scientifico che ha curato il report - Per riportare giovani nelle Marche dobbiamo far cogliere la qualità della vita nella nostra regione. E poi dobbiamo rendere attrattivo il territorio affinché i giovani vogliano tornare e aiutare quelli che non fanno nulla a entrare nel mondo del lavoro”.

In questo quadro si inserisce anche una crescita dei segnali di disagio psicologico, il 9,2% dei marchigiani ha dichiarato sintomi di depressione (media Italia è 5,8%). “Il report indica una priorità. - ha concluso il segretario Cisl Marche, Marco Ferracuti - Costruire una strategia regionale capace di mettere insieme sviluppo economico, lavoro di qualità, innovazione, servizi pubblici efficienti, sostenibilità e coesione sociale, per rendere le Marche una regione in cui i giovani possano scegliere di restare o tornare”. 

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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