
FERMO – Impara, connetti e crea: Paideia fa tappa all’Isc Da Vinci-Ungaretti, con il supporto del Comune, rappresentato dall’assessora Annalisa Cerretani.
La professoressa Manuela Basso presenta il progetto regionale che, attraverso l’intelligenza artificiale, amplia i confini della didattica: “Una sfida che accogliamo, siamo pronti a lavorare con i nostri studenti. È sempre più necessario parlarne, aumentando la consapevolezza anche del suo utilizzo”.
La dirigente Maria Teresa Barisio ha subito detto sì: “Per noi è un’opportunità. Siamo una scuola che ama aggiungere ogni anno pezzetti di progresso. Il digitale è una sfida imprescindibile per ogni scuola, che deve uscire dall’immagine del carrozzone lento. Noi vogliamo stare sul pezzo. L’AI è ovunque, anche dove non ce ne accorgiamo. Ed è nella vita dei nostri ragazzi, spesso in modo inconsapevole”.
La preside teme l’umanizzazione dell’intelligenza artificiale: “Si rivolgono agli strumenti come a un amico. Invece è un’opportunità, ma va conosciuta, perché i rischi non mancano. Dobbiamo esserne consapevoli e coscienti, famiglie incluse”.
Per il Laboratorio delle Idee, braccio operativo del progetto, c’è Sergio Mantica: “Fermo per me è un diamante del centro Italia, un luogo che veicola i valori della nostra terra. L’AI deve aiutarci a trovare una connessione in un ecosistema educativo fatto da scuola, famiglie e ragazzi. Ma va oltre: coinvolge negozi, attività, realtà sportive. L’AI è una dimensione che devi conoscere ed essere pronto ad affrontare”.
Si abbassa il numero delle parole medie che i ragazzi conoscono, una diminuzione del 30%: “Abbiamo un regresso tra i giovani, ma le parole non sono una cosa qualunque: sono il software con cui funziona il cervello umano”.
Il timore è che avvenga quello che hanno provocato le calcolatrici che hanno tolto ai giovani la capacità di fare i calcoli; il rischio con l’AI è creare cervelli privi di capacità critica. “Questo perché i social costruiscono realtà che rendono vero e falso molto simili”. In questo si inserisce il progetto Paideia, che si connette alla cultura dell’antica Grecia per dire sì al futuro, ma con basi solide e strutturate, basi etiche.
Il focus è mantenere la persona centrale. “Se non conosciamo l’italiano non possiamo usare l’AI, se non capiamo le parole l’AI non rende. Per questo la scuola è fondamentale per creare cittadini non condizionabili dai social e da chi racconta verità poco attendibili, e per formare i giovani in vista del lavoro” prosegue Mantica.
Con questo progetto un team si muove per aiutare i giovani, ma anche gli adulti. È nato un manifesto, presentato in anteprima a Firenze durante Didacta. “Il professor Frontoni è uno dei docenti più influenti al mondo. Con lui lavora anche il professor Testi, che è qui per presentare le azioni principali. Il manifesto punta a leggere l’AI non come tecnologia, ma come mezzo a favore delle persone”.
Nicolò Testi è parte del team del professor Emanuele Frontoni a Macerata. “Noi abbiamo l’ambizione di conciliare l’umanesimo e le tecnologie. Vediamo nell’AI un potenziamento delle azioni dell’essere umano. Se uno studente fa fare i compiti all’AI riduce il suo pensiero critico. Diverso se la usa per elaborare in maniera più semplice un concetto non chiaro di un manuale”. Il sunto è che, se usata bene, può davvero aiutare.

Le ricerche dicono che i giovani vedono l’AI come scorciatoia, riducendo lo sviluppo delle capacità mentali, o come supporto emotivo, rivolgendosi a una macchina che simula emozioni senza averne. Chi la usa al meglio è solitamente un giovane con famiglie strutturate, seguito nello sviluppo, con un quadro socioeconomico favorevole: “Sono loro che usano l’AI per apprendere meglio. Chi è in povertà educativa finisce per usarla nella maniera meno costruttiva” tuona Mantica. Il rischio è aumentare la dualità della società.
IL progetto prevede quindi una serie di azioni. La prima fase di ricerca ha riguardato il corpo docente sulle capacità di utilizzo. Sette scuole, dieci gruppi di lavoro che stanno ora elaborando materiali di apprendimento e metodologie. “Siamo nella fase di produzione di strumenti e contenuti che saranno dati ai docenti. Una volta formati, i professori sperimenteranno quanto appreso nella didattica. Alla fine della sperimentazione ci sarà una valutazione per implementare ulteriormente l’azione”.
Parallelamente alla produzione dei materiali, alla sperimentazione e all’implementazione, c’è il coinvolgimento delle famiglie, partito con una newsletter che sarà seguita da una dispensa, incontri e webinar, spiega Mantica.
E poi c’è un’azione di parità, per andare oltre le situazioni di povertà educativa: “Sono previsti due laboratori di recupero per studenti con difficoltà: uno riguarda il metodo di studio, l’altro è dedicato alla lingua, per superare il limite delle parole”.
“Creeremo un’App, una banca delle parole, che aiuterà i giovani ad alimentarsi con le parole. Per non essere governati dall’AI serve una capacità linguistica che oggi sta regredendo”.
Il progetto dura fino a giugno 2027. Per i docenti ci sono due livelli di coinvolgimento: otto docenti del gruppo ristretto guidato da Basso, poi il coinvolgimento generale di quelli della Secondaria e degli ultim due anni della Primaria, come chiesto dalla preside.
L’Isc Da Vinci è una scuola innovativa, con indirizzo digitale, senza libri e con un ribaltamento dell’apprendimento: i ragazzi ascoltano la lezione a casa, già registrata, prendono appunti e si fanno un’idea, per poi in classe discutere con compagni e insegnante. E poi svolgono la parte laboratoriale e i compiti, che così non impattano sulla famiglia.
È necessario portare l’Ai a scuola, anche perché, come ribadisce la dirigente Barisio, “già in terza elementare i bambini usano ChatGPT per i compiti e come supporto emotivo. La solitudine dei bambini lasciati con gli strumenti digitali e senza guida li porta a chiedere all’AI soluzioni relazionali”.
Paideia, quindi: un progetto triennale che prova anche a rielaborare i ruoli: la scuola come responsabile sull’apprendimento; la famiglia come centro dell’educazione e del dialogo.
r.vit.
