
di Raffaele VItali
MONTE RINALDO - Tre secoli di terremoti raccontati attraverso i documenti storici. Una mostra originale - La terra tremò - che guarda al passato per accrescere la consapevolezza del presente e prepararsi al futuro.
A Monte Rinaldo, un percorso espositivo ripercorre tre secoli di terremoti che hanno colpito il territorio, grazie a un corposo lavoro di ricerca nell’Archivio di Stato di Ascoli Piceno che il gruppo Sisma ha affidato a Ariannna Totò. Documenti storici che diventano uno strumento di conoscenza e divulgazione, per comprendere l’evoluzione degli eventi sismici e delle risposte messe in campo nel tempo.
“Per noi è un grande piacere. Dietro questa iniziativa c’è il lavoro del Gruppo Sisma, volontari che donano il loro tempo alla comunità sotto la guida sicura di Francesco Lusek. Ripercorrendo la storia, raccogliamo gli insegnamenti che le tragedie ci hanno lasciato” sottolinea il sindaco Gianmario Borroni, che ha abbinato l’inaugurazione dell’esposizione al suo weekend dedicato a Tipicità e Archeologia. La vetrina autunnale di Monte Rinaldo e delle sue prelibatezze, su tutte la porchetta con la mela rosa.
All’inaugurazione avrebbe dovuto partecipare anche Marco Palombi, figlio di Guido Palombi, tra i protagonisti dello sviluppo del sistema moderno di Protezione civile insieme con Giuseppe Zamberletti. Impossibilitato a essere presente, ha inviato una lunga testimonianza. “Per me Monte Rinaldo è come tornare a casa. Qui mio padre visse dal 1943 all’agosto del 1944. Si sentì accolto e aveva soltanto dieci anni”.
Nel suo ricordo, letto dal sindaco, trova spazio anche il terremoto dell’Irpinia del 1980, la prima esperienza sul campo per Marco Palombi, allora vigile del fuoco. Un evento che segnò una svolta nell’organizzazione dei soccorsi. In un’epoca lontana dall’iperconnessione di oggi, l’Italia comprese la necessità di strutturare una risposta coordinata alle emergenze. Da quell’esperienza prese forma un metodo organizzativo destinato a diventare permanente, grazie al lavoro di Guido Palombi e dei collaboratori guidati dall’allora commissario Zamberletti. Un percorso culminato nella legge del 1992, che istituì il Servizio nazionale della Protezione civile, oggi considerato un modello anche a livello internazionale.






La collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e volontari è il cuore del sistema. “Siamo parte di una rete che costruisce protezione attorno al cittadino nei momenti più complessi e dolorosi, che spesso comportano anche delle perdite. Una rete fatta di uomini, donne, competenze, forze dell’ordine e volontari, capace di far sentire presente lo Stato. Dobbiamo ricordare che, insieme, ognuno di noi può essere utile” aggiunge Ilaria Tanoni, vice prefetta di Fermo.
L’importanza di fare rete è stata sottolineata anche dalla consigliera regionale Milena Sebastiani, che ha ricordato i difficili giorni post sisma del 2016. “Una tragedia che ci ha mostrato ancora di più quanto sia fondamentale la Protezione civile, sia negli interventi sul posto sia nell’accoglienza. Ho vissuto direttamente questa esperienza da assessora a Porto Sant’Elpidio, dove arrivarono centinaia di sfollati. La mostra deve essere una guida per il futuro, partendo dalla memoria. Dobbiamo continuare a lavorare insieme per rafforzare la Protezione civile”.
Un video documenta anche l’esercitazione svolta a Monte Rinaldo per testare il piano comunale di Protezione civile, mostrando il coordinamento dei movimenti e l’organizzazione degli interventi. Un esempio di quanto sia importante prepararsi alle emergenze anche a livello locale.
“La mostra aiuta a comprendere l’evoluzione della risposta alle calamità e il cambiamento del sistema dei soccorsi. Se oggi siamo presenti in ogni parte del mondo dopo le catastrofi, è grazie alla capacità organizzativa e alla rapidità delle risposte della nostra Protezione civile, che opera anche nel più piccolo dei Comuni, accrescendo la consapevolezza di ciò che è necessario fare, a partire dalla prevenzione e dalla messa in sicurezza del territorio” riprende Michele Ortenzi, presidente della Provincia di Fermo.
A spiegare il lavoro che ha portato alla realizzazione dell’esposizione è Francesco Lusek, coordinatore del Gruppo Sisma. “Siamo un gruppo di lavoro progettuale che riunisce associazioni di volontariato, enti locali e soggetti privati. Questo ci permette di portare avanti progetti aggiuntivi, come la mostra o, in passato, la missione in Ucraina del 2022. Mettiamo in rete professionalità diverse, dai geologi agli ingegneri, fino ai giornalisti, e lavoriamo per rafforzare i gruppi di Protezione civile del territorio, anche attraverso la formazione. Siamo una struttura particolare, forse visionaria, ma funzionale”.
La scelta di puntare sui documenti storici, anziché concentrarsi soltanto sugli aspetti operativi dei soccorsi, nasce dalla convinzione che la prevenzione passi anche dalla conoscenza e dalla divulgazione. Un contributo importante è arrivato da Ilaria Tanoni, impegnata in un lavoro discreto, dietro le quinte, per orientare e sostenere le attività sul territorio.
Lusek ha ringraziato i sindaci con cui il Gruppo Sisma collabora, in sala c’erano Santa Vittoria, Monte Vidon Combatte e Montelparo, sottolineando la capacità di fare rete maturata nell’area e anticipando nuove iniziative nei prossimi mesi, anche grazie alle risorse intercettate. Anche la mostra, dopo la domenica a Monte Rinaldo diventerà itinerante.

Fondamentale anche il sostegno degli sponsor, tra cui EcoInnova, l’impresa Angelici, La Riviera e GV Medicali. “Non è scontato, perché spesso si preferisce sostenere lo sport o iniziative più visibili. Loro hanno creduto in un progetto meno conosciuto, ma capace di portare benefici all’intero territorio”.
Tra le realtà coinvolte anche la Croce Rossa di Monterubbiano e la Croce Arcobaleno, a conferma di una collaborazione che mette al centro la memoria, la prevenzione e la sicurezza della comunità.
LA MOSTRA
La ricerca storica curata dalla volontaria della Protezione civile del Gruppo Sisma è il cuore della mostra inaugurata a Monte Rinaldo. Il percorso ricostruisce i principali terremoti che hanno colpito l’Italia, dal sisma del 1703, che ha segnato anche la storia di Sant’Emidio come protettore dai terremoti, fino agli eventi del 2016, attraverso documenti d’archivio, mappe, fotografie e testimonianze.
Il lavoro è partito dalla consultazione di fonti storiche e archivi, in particolare dell’Archivio di Stato di Ascoli Piceno, dove sono stati recuperati documenti sulle emergenze sismiche e sugli interventi adottati dalle istituzioni. Tra i materiali più significativi quelli relativi al terremoto del 1915, che colpì duramente l’Abruzzo, comprese testimonianze dei provvedimenti governativi e delle iniziative dei Comuni per sostenere le popolazioni.
La mostra non si limita ai grandi terremoti dell’Appennino, ma documenta anche eventi meno conosciuti, come la scossa del 1987 che interessò l’area tra Porto Sant’Elpidio e Fermo, provocando paura e danni, tra cui quelli al campanile e alla chiesa di San Giorgio a Porto San Giorgio.
Ampio spazio è dedicato ai terremoti più recenti: quello del 1997, con il crollo di una parte della Basilica superiore di Assisi, il sisma dell’Aquila del 2009 e le scosse che dal 2016 hanno colpito il Centro Italia, coinvolgendo anche il Fermano e il Piceno.
Accanto alla documentazione storica, il percorso presenta fotografie, divise e attrezzature utilizzate nei soccorsi, oggi il gruppo è dotato delle sonde più moderne in commercio, mettendo a confronto strumenti e dispositivi di protezione civile di epoche diverse.
L’obiettivo della mostra è avvicinare i cittadini alla storia sismica del territorio e accrescere la consapevolezza sui rischi, mostrando come si siano evolute nel tempo le attività di prevenzione e intervento.






