
FERMO – Il ruolo lo ricopriva già da tempo, ma ora è ufficiale: Maria Menichetti è la nuova direttrice dell’Unità operativa complessa di Medicina fisica e riabilitativa. Dopo il pensionamento della primaria Torresi, aveva guidato il reparto come facente funzioni. Ora la vittoria del concorso, ottenuta grazie alle competenze professionali e ai titoli maturati, ne sancisce la nomina.
«Il nostro reparto può offrire un’attività trasversale, dentro e fuori dall’ospedale, garantendo la continuità del percorso anche dopo le dimissioni. Svolge inoltre attività di consulenza sul territorio e ambulatoriale», spiega il direttore generale dell’Ast di Fermo, Roberto Grinta, che accoglie con soddisfazione la scelta: «Una figura di qualità, quella giusta per l’Ast di Fermo, soprattutto ora che è stata aperta la piscina riabilitativa».
Menichetti lavora nell’azienda sanitaria fermana dal 2001. «Da 25 anni pianifichiamo insieme i percorsi di integrazione tra ospedale e territorio. In ospedale ci occupiamo dei pazienti acuti, lavorando sulla prevenzione delle complicanze legate all’allettamento e sulla riduzione della perdita di autonomia, soprattutto nelle persone anziane e con patologie croniche. Poi seguiamo i percorsi riabilitativi dopo le dimissioni».
Un modello organizzativo che, sottolinea la direttrice, è diventato un riferimento anche a livello regionale. «Non c’è separazione tra la componente ospedaliera e quella territoriale. Siamo presenti in ogni distretto, comprese le Case di comunità. È un lavoro impegnativo, che richiede personale in movimento tra le diverse sedi, ma consente di garantire un’assistenza capillare».
La prossima sfida è l’apertura dei nuovi posti letto ad Amandola, che porterà a un incremento di 20 letti. «Sono previste tre nuove assunzioni di fisioterapisti, proprio per sostenere l’attività ad Amandola e potenziare quella di Porto San Giorgio, con la nuova componente riabilitativa collegata alla piscina».
La riabilitazione assume un ruolo sempre più importante e richiede un costante aggiornamento dell’organizzazione. «Dovremo lavorare ancora di più sull’appropriatezza, rafforzando anche il rapporto con l’attività fisica adattata, che comprende interventi non strettamente riabilitativi, ma orientati alla prevenzione e all’informazione». Si guarda inoltre alla telemedicina e al teleconsulto, soprattutto per seguire i pazienti cronici. «È un settore che implementeremo, anche in linea con le indicazioni del Ministero».
L’attività del reparto comprende la riabilitazione funzionale e il lavoro in équipe con altre figure professionali, compreso lo psicologo quando necessario. In ambito senologico, per esempio, la collaborazione avviene con Barbara Esperide. Un campo ampio, dunque, che richiede interventi personalizzati e una stretta integrazione con gli altri servizi sanitari.

Il team diretto da Menichetti è composto da 38 fisioterapisti, destinati a diventare 41 con i nuovi inserimenti, e da cinque medici. È aperto anche un bando per l’assunzione a tempo indeterminato di un sesto professionista.
Particolare attenzione è rivolta ad Amandola, dove, oltre ai 40 posti di Rsa, la lungodegenza post-acuzie rappresenta un impegno significativo, perché i pazienti presentano spesso condizioni di instabilità clinica. «Attualmente garantiamo un accesso alla settimana, ma vorremmo aumentare la presenza, anche utilizzando meglio la teleriabilitazione». Tra le dotazioni tecnologiche figura un apparecchio con una postazione centrale a Porto San Giorgio e dispositivi utilizzabili nelle sedi periferiche, particolarmente utili per i trattamenti dedicati all’equilibrio.
I numeri dell’attività
Il volume delle prestazioni conferma la dimensione del servizio. Le visite domiciliari sono state 1.850, con il supporto anche di alcuni medici specialisti ambulatoriali e fisiatri. Al Murri sono state effettuate 2.475 consulenze fisiatriche, mentre i trattamenti riabilitativi per i pazienti acuti sono stati 13.708.
Nella Rsa di Porto San Giorgio sono stati seguiti 199 pazienti con un progetto riabilitativo individuale, a fronte di 14 posti letto, che l’Ast vorrebbe incrementare. Per le cure intermedie si contano 218 consulenze e 3.120 prestazioni riabilitative.
Importante anche la rete degli ambulatori di primo e secondo livello. «Dobbiamo riattivare quello di Sant’Elpidio a Mare, chiuso durante i lavori», spiega Menichetti. Tra le attività specialistiche figurano i percorsi dedicati al pavimento pelvico, alla riabilitazione senologica e alla disfagia, in collegamento anche con l’Oncologia. È in fase di potenziamento l’ambulatorio per la fascia d’età 0-18 anni e saranno sviluppati ulteriormente i trattamenti collegati alla piscina riabilitativa, a partire dai pazienti ortopedici.
Nelle otto sedi sono state effettuate 4.484 visite ambulatoriali fisiatriche, mentre i trattamenti riabilitativi hanno raggiunto quota 68.558. Il servizio segnala risposte positive anche sul fronte delle liste d’attesa.
«Cresce il fabbisogno, perché la popolazione presenta esigenze legate a malattie sempre più complesse e a situazioni di pluripatologia. Il sistema deve adeguarsi: l’attività riabilitativa è molto più ampia di quanto si possa pensare» sottolinea Grinta.
Tecnologie e continuità assistenziale
L’accesso agli ambulatori avviene attraverso percorsi differenziati. Per le problematiche ortopediche, anche in seguito a interventi o all’accesso alla sala gessi, è previsto un collegamento rapido con l’Ortopedia. Per i pazienti dimessi dall’ospedale vengono invece predisposti percorsi di recupero funzionale.
Il reparto dispone anche di tecnologie avanzate, tra cui il sistema TechnoBody, e intende sviluppare protocolli che consentano di integrare i trattamenti a secco con quelli in acqua. Una parte consistente dell’attività riguarda i pazienti ortopedici, ma l’équipe segue anche persone con spasticità e pazienti reduci da ictus, per i quali la tempestività dell’intervento riabilitativo è fondamentale nel percorso di recupero.
La tecnologia consente inoltre di collegare le diverse sedi, ma il punto di forza resta la capacità di fare rete. «Il paziente viene preso in carico in modo completo, con una reale continuità assistenziale. Possiamo seguirlo nei diversi ambiti, dall’ospedale al territorio» conclude Menichetti.
