
di Chiara Fermani
SERVIGLIANO - Il No Sound Fest 2026 chiude nel segno del grande rock italiano. Al Parco della Pace di Servigliano oltre 3.500 persone hanno celebrato i quarant’anni di 17 Re, album simbolo dei Litfiba e autentico capolavoro della musica italiana.
Un finale di prestigio per un festival che, anche quest’anno, ha saputo costruire un cartellone trasversale e coraggioso: quattro appuntamenti capaci di parlare a pubblici differenti, dai Modà a Fulminacci, da Caparezza fino a Piero Pelù e i Litfiba. Generi, generazioni e sensibilità diverse, unite dalla qualità delle proposte e dalla capacità di trasformare Servigliano in uno dei luoghi centrali dell’estate musicale marchigiana.
Il tour “Quarant’anni di 17 Re” ha riportato sul palco una formazione storica: Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo. Un ritorno atteso, quasi una riconciliazione con una stagione irripetibile, quella in cui il rock italiano seppe diventare visione, ricerca, poesia oscura e tensione politica. (FOTO Mirko Franconi)




Per due ore il pubblico ha ritrovato la potenza di un disco ancora sorprendentemente vivo. 17 Re non è soltanto un album da celebrare per nostalgia: è un’opera che ha attraversato il tempo senza perdere identità, con sonorità che continuano a essere profonde, fisiche, moderne. Sul palco i Litfiba hanno restituito quella materia incandescente con energia, mestiere e un’intensità che raramente appartiene alle semplici operazioni celebrative.
Come già accaduto in altre date, non sono mancati gli interventi politici di Pelù: le provocazioni contro Donald Trump, il suo scalpo che rotea sul palco, le critiche al governo italiano, il durissimo riferimento a Netanyahu, il grido “Viva l’Italia antifascista” e la dedica alla panettiera di Ascoli Piceno. Parole che hanno riacceso immediatamente il dibattito, con una parte del mondo politico pronta a definire il concerto un comizio.
Eppure sorprendersi oggi delle prese di posizione di Piero Pelù significa forse non averlo mai ascoltato davvero. Pelù ha sempre parlato di guerre, diritti, potere, ambiente e libertà. Lo ha fatto negli anni Ottanta, lo ha fatto nei decenni successivi e continua a farlo oggi. Si può essere d’accordo oppure no, si può considerare qualche passaggio eccessivo, ma pretendere da lui una neutralità improvvisa sarebbe quasi più artificiale delle sue provocazioni.
“Bello il concerto, ma troppa politica”, hanno commentato in molti. È un’obiezione legittima, ma resta una domanda: a cosa serve la musica, soprattutto il rock, se non anche a disturbare, dividere, far passare un messaggio? Qualunque esso sia. Ridurre tutto alla polemica politica rischia inoltre di far perdere di vista l’essenziale: sul palco di Servigliano è tornato il suono vero di 17 Re, un disco magnifico, interpretato da musicisti che hanno scritto una pagina decisiva della nostra storia musicale.
Un bel colpo per Servigliano e per Best Eventi, che chiude un’altra edizione fortunata del No Sound Fest. Le polemiche passeranno. Le canzoni, probabilmente, resteranno.



