
di Raffaele Vitali
FERMO – Sono un centinaio i tappettini appoggiati sula sabbia, ci sono invece lungo la fascia verde stand e lettini da massaggio. È il mondo dell’Ora Yoga Fest, ideato da Nadia Pilato, il primo appuntamento regionale dedicato al benessere olistico (19-20 settembre).
Tra i tanti partecipanti, spicca un signore con il completo arancione, solo a guardarlo regala serenità. È Swami Amadio Bianchi Suryananda Sarasvati, presidente della European Yga Federation. Per il secondo ano arriva a Fermo e come sempre dispensa parole cariche di equilibrio e saggezza. Il tutto partendo dal valore della serenità in una fase complessa come quella attuale. Un percorso personale che, secondo Bianchi, può trasformarsi in una maggiore consapevolezza collettiva e in un impegno concreto verso gli altri.
Swami Bianchi, quale valore può avere oggi la meditazione, considerando le difficoltà e le tensioni che attraversano la società?
"Bisogna continuare a crederci. Non dobbiamo lasciarci andare, anche se le delusioni sono state tante e spesso si tende a perdere la fiducia. È proprio in questi momenti che dobbiamo lavorare per creare ancora energia positiva e pensare che sia possibile costruire qualcosa di diverso. Io ci credo".

Il percorso, però, sembra partire necessariamente dalla persona. Quanto è importante trovare una propria armonia interiore prima di cercarla all'esterno?
"Per portare la pace fuori, devo prima trovarla dentro di me. Se sono una persona negativa, come posso pensare di andare in giro a diffondere serenità? È proprio questo il senso dello yoga: creare armonia dentro di noi, ritrovare un equilibrio personale e poi riuscire ad allargare questo atteggiamento al mondo esterno. Se non trovo la serenità dentro di me, diventa difficile trasmetterla agli altri".
Da questa dimensione personale può nascere anche un impegno sociale?
"Assolutamente sì. La serenità deve essere estesa, perché abbiamo bisogno di una coscienza più collettiva. Non possiamo limitarci a pensare soltanto al nostro benessere. Faccio un esempio: se hai una persona malata in casa, non puoi considerare la tua salute come qualcosa di completamente separato da ciò che vive chi ti sta vicino. Dobbiamo allargare il concetto di salute e di serenità, diventando più universali nel nostro modo di pensare".
La parola "serenità" sembra però essere diventata difficile da comprendere e, forse, anche da ritrovare?
"La serenità è qualcosa che devo trovare dentro di me e per cui devo impegnarmi. Posso partire dal mio corpo, dalla mia salute, da ciò che mi tormenta, e poi esplorare più profondamente quello che ho dentro. È un percorso di consapevolezza che richiede impegno personale".
In questi anni è cresciuta l'attenzione verso lo yoga. È una moda o un cambiamento più profondo?
"Quando ho cominciato, nel primo turno c'erano tre persone. Poi siamo arrivati a 5 e poi 50. Questo aumento dei numeri lo ritrovo anche oggi, ma non penso che sia soltanto una moda. È un pensiero reale, una necessità che le persone sentono. Un politico una volta mi ha detto, quasi preoccupato, che ormai tutti praticavano yoga. Io gli ho risposto che avrebbe dovuto essere contento: io lo chiamo il popolo dei tappetini. Ed è un popolo di pace".
Il Festival dello Yoga di Casabianca si conferma un appuntamento capace di richiamare partecipanti e attenzione. Che cosa possono lasciare queste giornate?
"Fanno assaporare qualcosa, fanno sentire che è possibile costruire salute e serenità, non soltanto per noi stessi ma anche all'esterno. Sono occasioni in cui si può sperimentare concretamente un modo diverso di stare insieme e di prendersi cura di sé e degli altri. Se riusciamo a portare questo messaggio anche fuori dal festival, allora abbiamo fatto qualcosa di importante".
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