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La guerra in Iran stronca l'export degli artigiani. Gallucci: "Il mondo vuole scarpe italiane. Più valore e meno volumi è la strada"

29 Agosto 2026

FERMO – “Non siamo davanti a una semplice crisi ciclica gli shock, negli ultimi sei anni, sono diventati ravvicinati e spesso si sono sovrapposti. Il nostro obiettivo non deve essere riportare indietro le lancette al 2019. Dobbiamo costruire il calzaturiero del 2030. Il consumatore è cambiato, i mercati sono cambiati e anche la concorrenza è cambiata". Gianni Gallucci, presidente sezione Calzature di Confindustria Fermo, prova a indirizzare la barca verso il futuro.

E lo fa in un mare in tempesta, come confermano gli ultimi dati del cento studi della Confartigianato. Le imprese italiane sono quelle che hanno subito il maggiore contraccolpo della guerra nel Golfo. In quattro mesi, da marzo a giugno 2026, l'export italiano verso il Medio Oriente è diminuito di 2,2 miliardi di euro (-22,7% su base annua), una perdita che rappresenta il 46,1% dell'intera contrazione registrata dall'Unione europea nell'area.

La moda è il settore più colpito: -33,7%, specialmente in Arabia e Qatar. La pelletteria è in calo del 44,1%. "Il calo dell'export verso il Medio Oriente è particolarmente preoccupante perché coinvolge filiere con una forte presenza di artigiani e micro e piccole aziende. Per questo – sottolinea il presidente di Confartigianato Marco Granelli – servono interventi per sostenere la competitività delle imprese e favorire la diversificazione dei mercati di sbocco. Aiuti per le aziende più piccole che devono poter restare competitive nel mondo”.

Un’analisi che torna anche nelle parole di Gallucci che dà voce ai 70mila dipendenti del calzaturiero che producono un export generale di 11,6 miliardi, nonostante il calo della produzione nazionale che è scesa a circa 125 milioni di paia. "I l calzaturiero italiano non ha perso la propria rilevanza, ma è entrato in una fase di selezione. La domanda mondiale esiste, il Made in Italy continua ad avere un enorme valore, ma oggi essere bravi produttori non è più sufficiente. Bisogna essere competitivi, innovativi e presenti nei mercati giusti".

La parola chiave è competitività. “Dobbiamo vendere valore, non inseguire il prezzo, la competizione asiatica ci pone davanti a un dato molto chiaro: non possiamo vincere la guerra dei volumi. Possiamo però vincere quella del valore".

Per cui, “vendere meno commodity e più valore. Il futuro della calzatura italiana non può essere quello del prodotto più economico, ma quello del prodotto che giustifica un prezzo più alto perché offre qualità, storia, design, affidabilità e identità”.

Per riuscirci serve però un aiuto: “Alle imprese italiane chiediamo di competere, dimenticando le condizioni di partenza peggiori rispetto ai concorrenti. Pressione fiscale e costo del lavoro rappresentano un handicap che non possiamo più considerare strutturale e inevitabile" conclude Gallucci. 

Raffaele Vitali

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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