
FERMO – Una giornata di festa, ma anche di visione concreta del futuro. All’Istituto Tecnico Industriale Montani è stato consegnato il patentino di saldatura agli studenti, insieme con la presentazione di una nuova tecnologia destinata a cambiare la didattica: il sistema Soldamatic, basato sulla realtà aumentata.
Un nuovo laboratorio tra realtà e innovazione
Il robot industriale antropomorfo presente dal 2016 non è più solo. Accanto a lui arriva una piattaforma innovativa che consente di simulare la saldatura in modo estremamente realistico, ma senza fumo, rischi o sprechi di materiale.
«Noi ci impegniamo per aumentare il livello dei nostri studenti – ha spiegato il professor Andrea Silenzi –. Questo patentino cresce ogni anno in qualità e apre le porte sia al mondo del lavoro sia a percorsi universitari avanzati».
Il percorso formativo non si limita alla manualità: comprende anche la programmazione del robot e la conoscenza tecnica dei componenti. Un approccio trasversale che coinvolge studenti di meccanica ed elettrotecnica, chiamati a capire “come e perché si muove” ogni sistema.
Una didattica più sicura, inclusiva e avanzata
Il nuovo sistema permette di esercitarsi direttamente in classe, ampliando le possibilità didattiche. La saldatura diventa così più accessibile, anche per le studentesse, in un settore tradizionalmente maschile ma oggi sempre più aperto.
I numeri raccontano bene l’impatto della tecnologia: tempi di apprendimento ridotti del 53%, costi di laboratorio abbattuti (meno materiali e gas), incidenti ridotti fino all’84%
Una scuola territorio
Determinante il contributo della Fondazione Carifermo, rappresentata da Stefano Luzi. «Il Montani e la Cassa di Risparmio – ha ricordato – sono due pilastri del territorio nati a pochi anni di distanza. Investire nella formazione significa investire nel futuro produttivo».
Un messaggio chiaro agli studenti, da imprenditore meccanico, Luzi lo manda: “Partite dal fare, sporcarsi le mani, perché è da lì che nascono le competenze reali. Mancano gli ingegneri di fabbrica – ha aggiunto –. La tecnologia vi porterà lontano, ma è l’esperienza concreta che farà la differenza”.
La dirigente Stefania Scatasta ha sottolineato il valore delle relazioni, Luzi e Pantanetti in sala sono un esempio concreto: «Le innovazioni che entrano al Montani sono il frutto di una rete di persone lungimiranti. Da soli non potremmo permetterci certe strumentazioni».
L’obiettivo è chiaro: contrastare la dispersione scolastica attraverso la competenza e il coinvolgimento diretto degli studenti. «La mia speranza – ha aggiunto – è che possiate creare posti di lavoro, non solo cercarlo».
Tradizione e futuro
Nato nel 1854 per formare giovani imprenditori, il Montani continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità. Lo dimostra anche un episodio recente raccontato dalla Scatasta e dal presidente degli ex Allievi, Carlo Labbrozzi: “Un ex studente, riconoscente per la formazione ricevuta, ha deciso di donare un robot alla scuola, seguito da altri imprenditori del territorio. Un segnale concreto di quanto il legame tra scuola e mondo produttivo sia ancora vivo”. Labbrozzi gli ha chiesto perché l’ha fatto? Hanno riflettuto insieme, la risposta è nelle targhe che riempiono il corridoio del Triennio, dove ricorrono quattro parole: generosità, gratitudine, riconoscenza e merito.
Una professione sempre più richiesta
Il settore della saldatura è oggi strategico: dalle grandi infrastrutture agli oleodotti, dove ogni giunto richiede precisione assoluta e controlli avanzati, fino alle nuove applicazioni robotiche. E proprio qui si inserisce la sfida del Montani: formare tecnici con una doppia competenza, manuale e digitale, pronti a entrare in un mercato del lavoro che cerca specialisti. “Per gli studenti, il patentino non è solo un traguardo. È il primo passo concreto verso una professione” conclude il docente.





