
di Raffaele Vitali
FIRENZE - Siete presenti a Pitti Uomo in un momento complesso per il mercato. Quali aree del mondo guardate con maggiore interesse?
"Sicuramente l’India è uno dei mercati più interessanti e promettenti. È un Paese che sta crescendo molto e che sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nello scenario globale. Oggi guardiamo con attenzione a tutti quei mercati che mostrano dinamismo e capacità di sviluppo, cercando di diversificare la nostra presenza internazionale".
E il mercato italiano come sta rispondendo?
"L’Italia rimane un mercato importante, anche se naturalmente più maturo rispetto ad altri. Abbiamo lavorato molto sulla distribuzione e sull’organizzazione commerciale, cercando di rafforzare la presenza del marchio e migliorare l’efficienza. È un mercato che continua a dare soddisfazioni, ma dove la crescita richiede strategie molto mirate.»
L’intelligenza artificiale e il digitale stanno cambiando profondamente il rapporto tra aziende e consumatori. Come vede questa evoluzione?
«Sta accadendo alle imprese quello che è successo ai giornalisti qualche anno fa. Prima le persone si informavano principalmente attraverso pochi canali; oggi hanno accesso diretto alle informazioni. Lo stesso vale per i brand. I consumatori utilizzano strumenti digitali sempre più sofisticati, compresa l’intelligenza artificiale, per verificare ciò che le aziende raccontano. Per questo motivo la trasparenza non è più un’opzione ma una necessità".
Quindi l’autenticità diventa un valore competitivo?
"Assolutamente sì. Se un’azienda racconta cose che non corrispondono alla realtà, oggi viene scoperta molto rapidamente. Per questo servono autenticità, coerenza e verità. Non bastano slogan o campagne di marketing: occorre dimostrare concretamente ciò che si fa".
In un mondo dominato dall’AI, la qualità del prodotto può essere ancora un fattore distintivo?
«Certamente. La qualità resta centrale. La tecnologia può aiutare moltissimo, ma alla fine il consumatore continua a valutare il prodotto, la sua funzionalità, la sua durata e la sua capacità di rispondere a esigenze reali. La qualità rimane uno dei principali elementi di differenziazione.»
Negli ultimi anni Piquadro ha valutato diverse opportunità di acquisizione. Qual è il vostro approccio?
«Non è tanto una questione di dimensioni aziendali, quanto di competenze e di capacità di gestione. Se si presentano opportunità interessanti, siamo pronti a valutarle. Ci interessa soprattutto capire se un’azienda può essere rilanciata e sviluppata nel lungo periodo. Noi abbiamo una visione imprenditoriale: non ci interessa acquistare un marchio per smontarlo o ridurlo, ma per valorizzarlo.»
Spesso però i fondi internazionali sono molto aggressivi nelle operazioni di acquisizione.
«È vero. Ci siamo trovati più volte a competere con grandi fondi che potevano permettersi offerte molto elevate. A volte vengono fatte promesse che tutti sanno essere difficili da mantenere. Noi preferiamo mantenere un approccio coerente con la nostra cultura imprenditoriale e con il rispetto delle persone e dei territori coinvolti.»
Parliamo di innovazione. A Pitti avete presentato anche progetti che integrano tecnologia e benessere personale.
«Sì, stiamo lavorando su sistemi che consentono di monitorare parametri come la qualità dell’aria, la respirazione e altri indicatori legati al benessere della persona. Abbiamo sviluppato brevetti e tecnologie che consentono di raccogliere dati utili e trasformarli in informazioni concrete per migliorare la qualità della vita quotidiana".
Negli ultimi anni si è parlato molto di sostenibilità. Oggi è ancora una priorità per le imprese?
"Chi ha iniziato seriamente questo percorso continua a portarlo avanti. La sostenibilità non può essere considerata una semplice operazione di marketing. Nel nostro caso è integrata nei processi aziendali, nella governance e nelle modalità con cui vengono prese le decisioni. È un percorso strutturato e di lungo periodo".
Il mercato premia questo impegno?
"Forse non sempre in modo immediato sul singolo prodotto, ma sicuramente rafforza la reputazione dell’azienda e il rapporto di fiducia con il consumatore. E oggi la reputazione è un patrimonio fondamentale".
Per le piccole e medie imprese italiane è più difficile affrontare questi investimenti?
"Sì, perché i costi possono essere importanti. Tuttavia molte aziende stanno comprendendo che si tratta di un passaggio necessario per restare competitive nel medio e lungo periodo".
Nel settore calzaturiero si parla molto di reshoring, ma anche di ritorno delle produzioni verso Paesi a costo più basso. Cosa osserva nel vostro settore?
"Non vedo un fenomeno generalizzato di ritorno in Asia. Piuttosto noto una crescente attenzione a Paesi europei come la Spagna, che riescono a coniugare qualità produttiva e costi più sostenibili. Oggi il tema centrale resta trovare il giusto equilibrio tra qualità, competenze e competitività economica".
