
FERMO – Il 25 Aprile non come semplice ricorrenza civile, ma come matrice viva della Repubblica e chiave per leggere il presente. Alessandro Del Monte, componente fermano della segreteria regionale del Pd Marche, riflette sul significato della Liberazione, mette in guardia dai rischi del revisionismo e rilancia il nesso tra Resistenza, Costituzione e democrazia.
Del Monte, lei definisce il 25 Aprile la ‘matrice generativa’ della Repubblica. Perché questa definizione?
“Perché non parliamo solo della fine di un’occupazione o della cessazione di una guerra. Il 25 Aprile segna il momento in cui l’Italia interrompe il nesso con l’assoggettamento, si sottrae alla subordinazione al nazifascismo e torna soggetto capace di autodeterminarsi. È il passaggio in cui il Paese ricostruisce se stesso, anche moralmente, e da cui nascerà poi la Costituzione”.
Lei insiste molto sul fatto che la Liberazione non possa essere neutralizzata. Cosa intende?
“Che non può essere ridotta a rito innocuo o a memoria indistinta. La Repubblica non nasce da una conciliazione simmetrica tra memorie equivalenti. Nasce da una scelta, da una frattura originaria: dalla parte di chi insorse contro il nazifascismo. Non si possono mettere sullo stesso piano Salò e Resistenza, oppressione e liberazione”.
Nel suo intervento parla apertamente di revisionismo. Dove lo vede oggi?
“Non mi riferisco al lavoro serio degli storici, che è indispensabile. Parlo di una deformazione ideologica che tende a ridurre la Resistenza, relativizzare il fascismo, preparare uno svuotamento sostanziale della Costituzione. Quando si suggerisce che sarebbe stato meglio non scegliere, non resistere, si educa il presente alla condiscendenza”.
Il fascismo non fu solo dittatura, ma una “degradazione antropologica”.
“Sì, perché non fu soltanto repressione. Fu un modello di società fondato sulla gerarchia, sull’obbedienza come virtù, sulla guerra come visione del mondo, sulla razza come categoria giuridica. La sua violenza non sta solo in ciò che colpì, ma in ciò che deformò”.
C’è un passaggio forte in cui lei sostiene che nessuno dissipò la sovranità nazionale quanto il fascismo.
“È un dato storico. Il fascismo ha consegnato l’Italia alla dominazione hitleriana. Per questo trovo paradossale che certi sovranismi pretendano di richiamarsi, anche indirettamente, a quella stagione”.
Per lei il lascito più alto della Resistenza è la Costituzione. Perché oggi sente questo legame sotto pressione?
“Perché quando si indebolisce il nesso tra antifascismo, eguaglianza e architettura costituzionale si apre uno spazio per logiche di gerarchia e supremazia che la Liberazione aveva inteso revocare. La Carta non è un testo neutro adattabile a qualsiasi torsione del potere. Porta impressa l’impronta del 25 Aprile”.
Teme una democrazia più verticale?
“Quando si svuotano Parlamento e corpi intermedi, quando si delegittima il dissenso o si riduce la cittadinanza a investitura intermittente, ci sono segnali da cogliere. La democrazia non è solo procedura, è equilibrio, limite, pluralismo”.
Lei collega antifascismo e questione sociale. È ancora così?
“Assolutamente. Se si corrode l’eguaglianza sostanziale, se la fragilità sociale diventa colpa, riemergono logiche che l’antifascismo aveva combattuto. Difendere la democrazia vuol dire anche opporsi alle disuguaglianze”.
L’antifascismo non può essere solo commemorazione?
“Non può. Non si tratta di amministrare una memoria innocua, ma di custodire un criterio di discernimento del presente. “Ora e sempre Resistenza” non è un rito devozionale, ma un imperativo civile”.
Mattarella a San Severino Marche cosa significa?
“Fondamentale per la Resistenza che è matrice della Costituzione e memoria incompatibile con ogni equiparazione”.
Lei cita Vittorio Foa e quella frase celebre: “Se aveste vinto voi, io sarei ancora in prigione; siccome abbiamo vinto noi, tu sei senatore”. Perché la richiama oggi?
“Spiega con una chiarezza disarmante la differenza tra fascismo e democrazia. Non è odio per i vinti, è consapevolezza storica”.
Ultima domanda: cosa direbbe ai giovani sul perché il 25 Aprile riguarda anche loro?
“Che non è una reliquia del Novecento. È la sorgente da cui viene la loro libertà. E che la libertà non è un lascito acquisito per sempre, ma una conquista da riattualizzare”.
