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Intervista a Cardinali, primario di Neurologia: "Vi racconto il 'mio' Chioini: paziente speciale. La Sla per lui era una sfida, un vero sportivo"

11 Maggio 2026

PORTO SANT’ELPIDIO – La morte di Fauto Chioini ha colpito il modo dello sport, ma anche della medicina. Nel giorno del suo toccante funarale, di fronte a tantissime persone, il ricordo di chi l'ha seguito dal giorno in cui scoprì di avere la Sla.

Patrizio Cardinali, primario di Neurologia del Murri di Fermo, che persona era Fausto Chioni?

“Per me non è facile parlare di Fausto, perché è stato un paziente a cui ero molto legato. Sono stato io a fargli la diagnosi e conosco bene il percorso che ha affrontato. Fausto era un atleta vero: giocatore di tennis, podista, un uomo abituato allo sport, alle maratone, alla fatica. Ritrovarsi davanti a una malattia come la SLA, che significa paralisi muscolare progressiva, ha creato in lui e nella sua famiglia uno sconforto enorme”.

Eppure non si è mai arreso.

“Come spesso accade nei grandi sportivi, ha tirato fuori una resilienza straordinaria. Fin dall’inizio ha capito perfettamente quale sarebbe stata, purtroppo, la traiettoria della malattia. Ma non si è lasciato schiacciare. Ha affrontato tutto con grandissima energia, cercando sempre soluzioni, modi per restare attivo, per valorizzare le sue qualità umane”.

Quando è diventato un simbolo della lotta alla SLA?

“Quando la malattia è entrata nelle fasi più avanzate e lui non aveva più autonomia nei movimenti. In quel momento ha compreso che poteva trasformare la propria esperienza in una testimonianza pubblica. Ha deciso di diventare un punto di riferimento per sensibilizzare le persone su una malattia terribile, una delle più dure da accettare”.

Il primario Cardinali con parte del team di Neurologia

Da lì nasce la Brain Run?

“Esattamente. Fausto aveva rapporti importanti nel mondo dello sport e dell’atletica leggera. Ha deciso di mettere tutto questo a disposizione della ricerca. Così è nata la Brain Run, una corsa podistica diventata negli anni molto più di una gara: una grande festa della solidarietà e della sensibilizzazione contro la SLA. Non ricordo se siamo arrivati alla sesta, settima o ottava edizione, ma è un appuntamento cresciuto tantissimo”.

Qual è il valore concreto di quell’iniziativa?

“La Brain Run, organizzata insieme alla Podistica Moretti, ha raccolto fondi destinati alla ricerca e all’assistenza. In particolare al Centro Nemo e alla Comunità di Capodarco, che gli è sempre stata vicina sia nella fase ambulatoriale sia nell’assistenza domiciliare. Fausto voleva che la sua battaglia servisse anche agli altri”.

Che cosa l’ha colpita maggiormente di lui nel corso degli anni?

“La sua tenacia. Era una persona che andava sempre contro le avversità. Aveva quella mentalità tipica degli sportivi: fissarsi un obiettivo e cercare di raggiungerlo a ogni costo. Anche quando andavo a trovarlo a casa, negli anni più difficili, rimanevo colpito dalla sua energia”.

In che modo?

“Era sempre connesso con il mondo. Seguiva lo sport, la politica, scriveva continuamente messaggi. Ho centinaia di messaggi suoi durante le Olimpiadi, le partite, le gare di atletica, quando giocava Sinner. Continuava a interessarsi alla vita. A casa sua sono andati tantissimi personaggi dello sport: l’ex portiere della Juventus Stefano Tacconi, tanti maratoneti, anche olimpionici. Era amatissimo”.

Negli ultimi mesi qualcosa è cambiato?

“Purtroppo sì. Quando non è stato più possibile comunicare nemmeno attraverso gli occhi, quella grande energia ha iniziato lentamente a spegnersi. Credo che in quel momento abbia capito che non riusciva più a trasmettere al mondo la forza che aveva sempre avuto dentro. E allora, piano piano, si è lasciato andare”.

Accanto a lui c’è sempre stata la famiglia?

“La moglie Rosalba è stata straordinaria. Gli ha dedicato tutta la vita, come moglie, madre e caregiver. Gli è rimasta accanto in ogni momento della malattia. Erano una coppia molto unita. Prima della SLA viaggiavano spesso in Africa, avevano un grande amore per quei bambini e per quelle comunità. Questa generosità li ha accompagnati sempre”.

Che ricordo personale le lascia Fausto Chioni?

“Perdo non solo un paziente, ma quasi un amico. Con lui ho parlato di tutto: della malattia, della sanità, delle difficoltà della ricerca in Italia, ma anche della vita quotidiana. Era una persona ironica, con cui si riusciva persino a sorridere nei momenti più duri. Mi mancherà davvero tanto”.

Che eredità lascia alla comunità? “La testimonianza che anche dentro una malattia devastante possono emergere le risorse migliori dell’essere umano. Fausto ha insegnato il coraggio, la generosità, la capacità di non arrendersi mai. E ha aiutato tante persone a capire cosa significhi convivere con la SLA. Questa è un’eredità enorme”.

Raffaele Vitali

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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