
FERMO – “Non immaginavo che contro di me si potesse arrivare a inventare l'inverosimile. Ci sarà da lavorare per gli avvocati”. Saturnino Di Ruscio torna sulla vicenda che riguarda la sua possibile decadenza da consigliere comunale, contestando le argomentazioni contenute nei pareri del legale esterno incaricato dal Comune e annunciando iniziative a tutela della propria posizione. Nel mirino del leader di Servire Fermo anche i costi sostenuti dall'amministrazione per la difesa legale.
L'incarico da oltre 10mila euro
Di Ruscio parte dalla delibera di Giunta del 30 luglio 2026, numero 264, con cui è stato conferito all'avvocata Arabella Berdini un incarico da 10.447,30 euro per l'integrazione del collegio difensivo. Una spesa che, secondo il consigliere, sarebbe stata finanziata in parte attraverso il Fondo di riserva, destinato a far fronte a esigenze eccezionali e imprevedibili.
“L'amministrazione comunale fermana, nonostante la disponibilità di un valido Ufficio legale interno, ha una particolare predisposizione per gli incarichi a legali esterni, con i conseguenti contenziosi, spesso persi”, attacca Di Ruscio, richiamando anche il ricorso al Tar contro la centrale a biometano di San Marco alle Paludi, costato oltre 18mila euro. “Sono soldi dei cittadini, non provengono dalle tasche degli amministratori”.
La cessione dei diritti e il nodo dell'incompatibilità
Nel merito, Di Ruscio contesta innanzitutto la modalità con cui sarebbe stata comunicata al Comune la cessione del diritto controverso. A suo giudizio, non era necessaria una notifica formale: la consegna dell'atto all'Ufficio protocollo avrebbe consentito all'ente di venirne a conoscenza. A sostegno della propria ricostruzione richiama anche la successiva notifica della citazione alla Corte d'Appello e la risposta del Comune del 9 settembre.
Il secondo punto riguarda il mantenimento, da parte sua, di un eventuale credito nei confronti dell'ente, nonostante il trasferimento dei diritti sugli immobili oggetto del contenzioso. Di Ruscio respinge questa interpretazione, sostenendo che nell'atto di divisione siano stati trasferiti alle altre comproprietarie “tutti gli oneri e diritti, presenti, passati e futuri, anche personali, relativi ai contenziosi pendenti”.
Un atto che, secondo il consigliere, comprenderebbe anche i diritti di credito. Per questo contesta la valutazione del legale comunale, che avrebbe qualificato la clausola come una semplice “clausola di stile”. Di Ruscio richiama, a sostegno della propria tesi, una sentenza della Cassazione del 2011, secondo cui non può essere considerata una clausola di stile un'espressione contrattuale dotata di un contenuto concreto e riferibile al negozio concluso dalle parti.
“Accuse gravi sulla divisione ereditaria”
Il passaggio più duro riguarda il riferimento, contenuto nel parere legale, a una presunta simulazione dell'atto di cessione finalizzata ad aggirare l'incompatibilità. “Arriviamo ad accusare lo scrivente, le sorelle e presumo anche il notaio di un reato, parlando di simulazione di un atto pubblico”.
Di Ruscio chiude con una battuta amara, adattando alla situazione fermana una celebre frase di Ennio Flaiano: “A Fermo la situazione politica è grave ma non è seria”. Per poi anticipare che il suo avvocato ha presentato al giudice della Corte d'Appello di Ancona una richiesta di estromissione dal giudizio e di anticipazione dell'udienza. “Siamo trasparenti e non nascondiamo nulla” conclude.
Una serie di chiarimenti che però il consigliere comunale Edoardo Candidori non trova sufficienti: “Di Ruscio farebbe bene a ricordare gli atti compiuti prima nella veste di sindaco e poi in quella di dirigente. Resta, poi, la domanda politica precisa ancora senza risposta: perché i cittadini fermani e i suoi elettori non sarebbero stati messi a conoscenza della pendenza di una causa risarcitoria nei confronti del Comune, un ente che ha amministrato a lungo prima come sindaco e poi come dirigente?”.
