
di Raffaele Vitali
MUCCIA - Dopo l’avvio dell’inchiesta sulla ricostruzione post sisma, il presidente di Ance Marche, Carlo Resparambia, che ha preso parte al consiglio regionale aperto a Muccia, invita a fare chiarezza e a rafforzare la prevenzione. Restano aperti anche i problemi della continuità dei lavori e della carenza di manodopera. Il tutto dopo l’arresto del presidente di Ance Macerata.
Resparambia, qual è la vostra posizione di fronte a quanto sta emergendo dall’inchiesta?
"La situazione è molto delicata. Lasciamo lavorare la magistratura affinché emergano i fatti e siano chiarite le contestazioni. Abbiamo reagito immediatamente alla notizia, ma ora dobbiamo capire quali elementi non abbiano funzionato e perché le attività messe in campo non siano riuscite a intercettare queste situazioni".
Questa vicenda rischia di mettere in discussione il lavoro svolto in dieci anni di ricostruzione?
"Non ritengo che possa delegittimare il lavoro portato avanti finora, né quello delle imprese associate. Tuttavia, è evidente che le attività svolte non sono state sufficienti a prevenire situazioni di questo tipo. Dobbiamo capire dove si è verificata una falla e intervenire".
È necessario rafforzare i controlli sui cantieri?
"Sicuramente sì. Questa vicenda dimostra che gli strumenti a nostra disposizione, da soli, non bastano. A cominciare dalla white list. Dobbiamo collaborare in maniera concreta e proattiva con la magistratura e con gli organi deputati ai controlli, che dispongono di competenze e strumenti specifici per prevenire situazioni critiche. Da parte nostra c'è piena disponibilità a lavorare insieme".
C'è il rischio che l'inchiesta provochi il blocco dei cantieri?
"La questione è al vaglio degli organismi competenti. Le decisioni assunte, comprese le dimissioni del precedente amministratore e la nomina di un nuovo responsabile, vanno nella direzione di garantire continuità e consentire la prosecuzione dei lavori, almeno nei cantieri già avviati".
Presidente, il sistema della ricostruzione vive di sub appalti. Non ci sono alternative, è anche un problema di scarsa manodopera?
"La carenza di personale è una criticità che segnaliamo da anni. Abbiamo messo in campo progetti per reperire lavoratori, anche attraverso canali esterni, ma il problema resta. La disponibilità di manodopera condiziona la gestione degli appalti, il rispetto dei termini contrattuali e la possibilità di completare gli interventi".
Quanto pesa tutto questo sulle famiglie che aspettano di rientrare nelle proprie abitazioni?
"Pesa molto. Dopo dieci anni ci sono ancora persone che vivono in soluzioni abitative di emergenza e aspettano di tornare a casa. Per questo è fondamentale assicurare la prosecuzione dei lavori, nel rispetto delle regole e dei controlli. Dobbiamo evitare che le criticità compromettano ulteriormente i tempi della ricostruzione".
