
FERMO – L’inchiesta sulla ricostruzione, che ha in Fabio Pistarelli e l’imprenditore Crucianelli i due nomi forti, pian piano delinea i suoi confini. Che escono dal maceratese e toccano anche il Fermano, che ha tre indagati e dubbi su diversi cantieri. Oltre ad avere lavori importanti, come quello al piano terra del palazzo dei Priori, affidati a ditte indagate.
“Si può ben affermare che una parte consistente della ricostruzione privata del terremoto 2016 sia stata sostanzialmente appaltata da Crucianelli alla criminalità organizzata», consentendole «di foraggiare le cosche di riferimento, nello stesso lasso temporale in cui Crucianelli stipulava protocolli di legalità contro le infiltrazioni...”. A scriverlo è il gip di Ancona, Sonia Piermartini, nell'ordinanza di custodia (738) nell'inchiesta della Dda.
Inchiesta da cui Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, arrestato per corruzione nell'ambito dell'inchiesta sulla ricostruzione post sisma, vorrebbe chiamarsi fuori respingendo ogni accusa. La sua difesa sta valutando il ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca della custodia cautelare.
Questo è emerso dopo il colloquio di questa mattina a Montacuto tra Pistarelli e il legato, l'avvocato Gabriele Cofanelli. L’interrogatorio è fissato per lunedì alle 10. La prima richiesta sarà la rimessa in libertà, non essendoci possibilità di inquinamento prove, visto che Pistarelli da oltre un anno non fa più parte della squadra di Acquaroli.
Tornado alle carte del Gip, per Crucianelli, 50enne imprenditore edile maceratese, si parla di “imprenditore cerniera tra l'economia 'rispettabile’ e quella rappresentata da soggetti, pur apparentemente imprenditori, che sua moglie (come da sue stesse parole) non intende neppure far entrare in casa sua”. Per il giudice, la criminalità organizzata ha utilizzato “lo schermo prestigioso, lucente e affidabile della ditta Rest/Edile e di Crucianelli, imprenditore 'fidato’, serio e largamente conosciuto, per accreditarsi nelle Marche”.
Questo perché – si legge nell’ordinanza – “la criminalità ha realizzato nelle Marche un sistema pressoché unico: non si è solo associata in affari con un'impresa, ma ha consentito all'impresa legale di diventare di fatto general contractor della ricostruzione post-sisma, ricevendone in cambio, a cascata, un flusso ingente di subappalti». Ciò «è avvenuto, nonostante i pregevoli, attenti e diffusi controlli esperiti da talune Autorità pubbliche”. (foto di repertorio)
