
FERMO - Fa rumore la sentenza del Tar Marche che ha dato ragione al ricorrente, la società agricola Ramadori.
La vicenda
Al centro del contenzioso c'è il progetto per la realizzazione di un impianto di produzione di biometano in contrada Paludi, a Fermo. La società aveva presentato il 21 marzo 2023 un'istanza di Procedura Abilitativa Semplificata (PAS), ritenendo che, trascorsi i 30 giorni previsti dalla legge senza alcun provvedimento del Comune, il titolo autorizzativo si fosse formato per effetto del meccanismo previsto dal D.Lgs. 28/2011.
Solo dopo oltre un anno il Comune ha iniziato a chiedere chiarimenti e integrazioni documentali e, nel giugno 2025, ha archiviato la pratica dichiarando la PAS "inefficace". Da qui il ricorso della società, che chiedeva l'annullamento del provvedimento, l'accertamento dell'avvenuta formazione del titolo e un risarcimento danni di circa 7 milioni di euro.
I punti chiave della decisione
Il TAR Marche accoglie il ricorso sotto il profilo principale, affermando che il titolo autorizzativo si è formato e ricordando che la PAS è assimilabile a una SCIA a efficacia differita: il Comune dispone di un termine preciso per verificare la completezza della documentazione e, se riscontra carenze, deve adottare nei tempi previsti un provvedimento di divieto o richiedere tempestivamente le integrazioni. Trascorso inutilmente quel termine, il potere inibitorio decade e l'attività deve ritenersi assentita.
Secondo i giudici, il Comune di Fermo ha lasciato trascorrere oltre quindici mesi prima di formulare le prime richieste, ben oltre il termine di legge, consolidando così la posizione della società. Le successive richieste documentali non potevano riaprire un procedimento ormai concluso.
Il ruolo di ARPAM e AST
Per il TAR le osservazioni formulate dai due enti non costituivano veri e propri pareri ostativi, ma indicazioni e prescrizioni tecniche sulle migliori modalità di gestione dell'impianto per limitare eventuali emissioni odorigene. Tali indicazioni avrebbero potuto essere recepite come prescrizioni nella fase realizzativa o gestionale dell'impianto, ma non giustificavano l'arresto del procedimento autorizzativo.
Comune bocciato
Sulla archiviazione, il TAR ribadisce che la normativa prevede strumenti ben precisi: poteri di controllo, di inibizione e di conformazione dell'intervento. L'atto di "archiviazione con dichiarazione di inefficacia" adottato dal Comune non rientra tra quelli tipizzati dalla legge e, inoltre, è stato emanato quando ormai il titolo si era già consolidato.
La sentenza
Il TAR ha accolto il ricorso, annullato l’atto del comune e garantito l’autorizzazione della Pas. Viene invece bocciata la richiesta di risarcimento danni, avendo la società tempo fino alla fine del 2028 dopo la proroga al finanziamento. Al contempo, il Comune è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio, duemila euro.
L’interrogazione
Giusto il tempo di leggere la sentenza ed è arrivata l’interrogazione in consiglio comunale di Saturnino Di Ruscio: “La sentenza del TAR Marche richiama i principi fondamentali del comportamento amministrativo della pubblica amministrazione come "il pubblico interesse" che deve guidare l'azione amministrativa, il rispetto delle norme e delle procedure amministrative, la condotta che non deve essere "ostruzionistica", la "proporzionalità" degli effetti del provvedimento e molto altro che mi astengo dal commentare per rispetto dell'Istituzione Comune”.
Di Ruscio parla di “disorganizzazione dell'Ente dopo 11 anni di amministrazione Calcinaro, la logica dei numeri e non del Diritto che l'ha caratterizzata. Tutta la questione ruota intorno al perché la pratica sia stata tenuta ferma per 15 mesi in un Comune, quello di Fermo, dove il sindaco, allora Calcinaro, si occupava anche delle questioni più minute e controllava tutto e tutti”.
La partita
Ramadori acquisisce forza contrattuale che giocherà su tavolo con l’amministrazione, che non si è mai chiuso. Ci sono più partite in campo, dal campo da golf, che piace al Comune, allo spostamento del circolo tennis, che invece convince solo una parte. È evidente che il Tar, togliendo la questione rimborso milionario, dà ossigeno alla politica, ma il nodo resta.
Il piano ‘circolo tennis’ potrebbe essere al carta per fermare l’impianto a Paludi, rigenerare l’area vicino ai carabinieri, inclusa quella dei parcheggi di Ramadori su cui pende un’ulteriore contenzioso milionario, e dare nuova vita allo spazio verde a due passi dal quartiere di santa Caterina. Si vedrà, il sindaco Alberto Maria Scarfini sta studiando le carte, di certo no giocherà con la bilancio. “Prenderà le scelte giuste e rispettose delel regole, utili alla città” fanno sapere i suoi.
Raffaele Vitali
