
di Raffaele Vitali
PORTO SAN GIORGIO – Alleanza Verdi Sinistra chiama a raccolta il popolo sangiorgese per riflettere sulla situazione del commercio. Al tavolo Luigi Silenzi, Giovanna Fanci e Sabrina Isidori. In platea figure di spicco come Chicca Serroni o la papabile candidata sindaca del PPD, Catia Ciabattoni. Alla base dell’analisi c’è un’indagine curata da Rocco Giuliano, che si ferma al 2025.
Si parla di “Negozi che chiudono e città che si svuota”. Da viale Don Minzoni, fotografia drammatica di Porto San Giorgio, ad altre zone del centro. “Sappiamo che negli ultimi otto mesi altre serrande si sono abbassate. Noi vogliamo parlarne anche per cercare delle risposte”. Risposte che saranno utili in vista del 2027, quando la città andrà al voto per confermare o cambiare l’amministrazione Vesprini.
IL REPORT
Le imprese continuano a diminuire e Porto San Giorgio si trova a fare i conti con un ridimensionamento che dura ormai da anni. I dati elaborati da Rocco Giuliano, sui numeri della Camera di Commercio al 31 dicembre 2025, fotografano una realtà nella quale la ripresa appare ancora lontana: in città le imprese attive sono 1.515, con complessivamente 5.164 addetti. Nel 2009 erano 1.754: in sedici anni il saldo negativo sfiora dunque le 240 attività.
Il confronto più recente conferma la tendenza. Nel 2019 le imprese attive erano 1.559, diventate 1.515 nel 2025. Ma è soprattutto osservando il periodo più lungo che emerge la trasformazione del tessuto economico sangiorgese. Il commercio è passato dalle 608 imprese del 2009 alle 434 del 2025, con 174 attività in meno; la produzione è scesa da 512 a 365, perdendo 147 imprese. In controtendenza i servizi, saliti da 637 a 716, con 79 attività in più.
Il commercio resta comunque il secondo comparto per numero di imprese, mentre il settore dei servizi è oggi quello più consistente. Rilevante anche il peso dell'artigianato, con 370 imprese, e quello delle imprese femminili, che sono 374.
Il quadro sangiorgese si inserisce in una contrazione che riguarda l'intera provincia. Nel 2025 le imprese attive nel Fermano sono 16.740, contro le 18.201 del 2019: 1.461 attività in meno, pari a una diminuzione di circa l'8%.
Tra i Comuni con i numeri più importanti spicca Fermo, che passa da 3.321 imprese nel 2019 a 3.041 nel 2025, con una perdita di 280 attività. Porto Sant'Elpidio scende da 2.558 a 2.405, mentre Sant'Elpidio a Mare passa da 1.563 a 1.472. Significativa anche la contrazione di Monte Urano, da 937 a 822 imprese, e quella di Montegranaro, che scende da 1.324 a 1.266.
In termini assoluti, tra le riduzioni più consistenti ci sono anche Magliano di Tenna (-55), Grottazzolina (-46), Monte San Pietrangeli (-46), Torre San Patrizio (-42) e Petritoli (-40). Fa eccezione Monte Vidon Combatte, che registra invece un lieve incremento, passando da 49 a 51 imprese.
Un altro elemento interessante riguarda la componente straniera. In provincia di Fermo sono 2.172 le persone nate all'estero con cariche attive nelle imprese: le comunità più rappresentate sono quella cinese, con 476 persone, seguita da Albania (329), Romania (225), Marocco (111) e Pakistan (102).
L’analisi politica
“Per noi oggi è un inizio di percorso” sottolinea Sabrina Isidori, segretaria provinciale. “Vogliamo creare uno spazio di confronto aperto alla cittadinanza, accogliere idee, proposte e spunti per creare un programma, insieme alle altre forze del centrosinistra, ai comitati cittadini e alle associazioni”. Isidori ricorda anche Fabio Mussi e quel suo “sguardo aperto all’Italia e al mondo che la sinistra deve sempre avere”.
È il momento di Giovanna Fanci, che ha in mano il report di Rocco Giuliano: “Il report evidenzia il calo delle attività commerciali in ogni settore merceologico, comprese le costruzioni, con la perdita di 41 attività in quattro anni. Gli unici settori in crescita sono quelli dei servizi e il mondo dei badanti. “Un segnale di come il pubblico sia in difficoltà, lasciando al privato la copertura di servizi essenziali” ribadisce Fanci.
“Sappiamo bene che il problema non è solo sangiorgese, ci sono questioni strutturali come la pressione fiscale, che arriva al 42,7%, alla burocrazia” ribadisce prima di allargare la visione al problema casa, anzi all’abitare. “Si parla del diritto ad abitare in maniera serena e nel benessere collettivo nel proprio contesto di riferimento. Il questionario diffuso ha raccolto le risposte di 190 residenti di Porto San Giorgio e anche qui i dati sono preoccupanti. Due in particolare: il 96,8% di chi ha risposto ritiene impossibile trovare casa, mentre il 65,88% dei 190 partecipanti ha un reddito inferiore ai 1.800 euro al mese. Tra gli under 40, il 36% percepisce un reddito inferiore ai 1.200 euro”, chiarisce Fanci.
Il problema è generale, ribadisce AVS, ma “il Comune può intervenire. Innanzitutto ascoltando quello che dicono gli operatori. Sono loro che devono iniziare ad avanzare strategie. Se il quadro è questo, la strada è sbagliata”.


Per AVS le direttrici su cui agire sono tre: “Politiche abitative e diritto all’abitare, intervenendo su affitti e locazioni, favorendo nuovi abitanti e chi vuole investire negli esercizi commerciali. Con la diminuzione del potere d’acquisto degli stipendi, è difficile immaginare che qualcuno possa permettersi una casa in affitto in città, soprattutto con contratti annuali”.
La seconda direttrice riguarda “politiche sostenibili e rigenerative del verde. Oggi ci sono 33 gradi: anche chi vive a Porto San Giorgio non può stare immerso nell’asfalto. Andremo a sbattere contro un muro di cemento armato e ci faremo male. Chiediamo pianificazioni a lungo termine per la cura del verde e comunità energetiche, bisogna creare rifugi climatici”.
Infine la sicurezza, “che non può essere solo un tema della destra. Serve la prevenzione, perché la sicurezza non è fatta soltanto di politiche securitarie. I ragazzi vanno ascoltati e non sfidati”.
Luigi Silenzi è stato il promotore del report di Giuliano. “La chiusura delle attività commerciali incide anche sulla sicurezza del paese. A questo si aggiunge la chiusura della pescheria. Siamo passati da 27 motopescherecci a due che stanno a Civitanova. È venuta meno quindi la pescheria e così una comunità importante per la storia e l’economia della città. Registriamo che l’occupazione dei giovani è precaria, partendo dagli chalet fino ai caregiver. Per forza poi vanno via da qui. La più grande impresa sul nostro territorio è l’ospedale, è venuta meno la manifattura”.
La rigenerazione
Silenzi vuole però trovare una strada. “Sappiamo bene che la soluzione non è solo a livello comunale. C’è l’edilizia contrattata, che genera scandali come a Milano. Bisogna riprendere il buono del passato, come negli anni ’70, quando la metà dell’edificato doveva essere Erap. Noi abbiamo un’idea di rigenerazione, che presenteremo prossimamente, partendo dal verde, che con sé porta attività economiche e benessere”.
“Tutto cambia rapidamente. Non c’è più un concessionario del porto, ma il Comune. Temo che finirà per essere chiuso. Quindi quello che prima per molti non si poteva fare, come gli appartamenti che venivano concessi, oggi lo può fare il Comune attingendo a finanziamenti, senza speculazioni edilizie”.
E su una cosa Silenzi è netto: “Basta con la distruzione delle villette, basta con il costruire”.
Sul commercio, la proposta è un “progetto di rigenerazione della città: verde, valorizzazione della collina, piste pedonali che creano connessioni, meno circolazione di auto, togliere l’asfalto in alcuni tratti e usare nuovi materiali, rigenerare alcune vie centrali con un miglioramento dell’illuminazione e degli arredi. Vogliamo un paese bello e attraente, che gestisca meglio le vampate di calore. Rendo bella la città e così attiro commercianti e turisti”.
Isidori insiste invece sulla possibilità di intervenire sugli affitti: “Bisogna lavorare sugli affitti calmierati, che oggi sono troppo alti per chiunque. Mantenere un negozio a Porto San Giorgio con questi affitti, per molti, è impossibile. E infatti molti aprono e chiudono, anche negozi storici. Non abbiamo la bacchetta magica, ma dobbiamo farlo. Anche il negozio di prossimità è un servizio”. Per Fanci, infine, la prima strada da percorrere è quella degli “incentivi fiscali”.
