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Il Murri resta con il cerino. La Regione ai sindaci: "Ogni territorio ha problemi. Serve personale per spostare pazienti al Covid Hospital"

11 Novembre 2020

FERMO – “Chi c’è connesso della Regione?” La domanda del sindaco Paolo Calcinaro, nella veste di presidente dell’assemblea dei sindaci, rimasta senza risposta doveva far già capire quello che sarebbe successo trenta minuti dopo, quando il presidente Francesco Acquaroli, l’assessore alla Sanità, Filippo Saltamartini, e la direttrice Asur Nadia Storti sono apparsi sullo schermo permettendo così di dare il via all’importante incontro sulla sanità, voluto dopo la lettera inviata da 40 sindaci al governatore per bloccare il piano che vuole il Murri ospedale Covid (LEGGI).

Si attendevano una risposta. e invece incassano solo un “capisco le vostre esigenze” di Acquaroli, un “abbiamo dopo un’altra riunione vediamo se riusciamo a far qualcosa”. E un pesante “ogni area vasta ha criticità” dell’assessore Saltamartini.

Il problema è che dalla lunghissima riunione è emersa una cosa chiara: non esiste un vero piano. Proposte dei sindaci fermani, proposte leggermente diverse del direttore dell’Asur 4 Licio Livini, proposte totalmente diverse dalla Regione, ovvero da chi decide.

Inevitabile l’inziale “grazie presidente Acquaroli per la disponibilità tutt’altro che scontata insieme con quella dell’assessore Saltamartini. Così come posso dire che l’ascolto non è mancato in questi giorni. Oggi qui ci sono 40 sindaci” introduce il sindaco Paolo Calcinaro. Ma inevitabile dopo 90 minuti anche la sua chiusura: “Siamo nelle vostre mani, ma parlare dei problemi delle altre aree vaste, dimenticando che noi abbiamo un solo ospedale, non è possibile. Apriamo un modulo a Civitanova, attingiamo personale da altri ospedali puliti e apriamolo per la provincia di Fermo. Sulle degenze non possiamo e dobbiamo arrivare al terzo livello. ma se necessario, dopo che ci sono arrivati tutti gli altri, noi per ultimi. Marche nord e Macerata hanno potenzialità enormi, non si possono dimenticare. Siamo consci degli errori e dei ritardi di chi c’era prima, quindi nessuna posizione politica”.

IL finale del sindaco, che era partito con in mano il calumet della pace, è la fotografia di un quadro non favorevole al Fermano. Dice bene, in trenta secondi, il sindaco di Montefortino, Domenico Ciaffaroni: “Speravamo che la proposta venisse accettata una richiesta seria e ponderata. Impensabile privarsi di servizi essenziali ma è necessario che questo territorio venga salvaguardato. La soluzione l’avrei voluta ora, non dopo un’ennesima riunione”.

E invece, non resta che attendere, con poche speranze. Perché, come ha spiegato nel dettaglio la Storti, c’è un problema insormontabile: il personale. “Ci ha detto di no anche la Croce rossa e perfino la Marina Militare, perché non siamo in condizioni di criticità al pari di altre regioni”. Quelle condizioni che possono cambiare da un momento all’altro e che fanno dire ad Acquaroli: “Cercherò di venire incontro alle vostre esigenze, ma tutto può modificarsi, non dimenticatelo”. È sincero il presidente, ma è anche evidente che ha le mani legate.

Come si spera che Saltamartini, in particolare, non dimentichi che la provincia di Fermo ha un solo ospedale, “visto che dopo il terremoto quello di Amandola è l’unico nosocomio penalizzato di tutta l’area cratere” ricorda il sindaco dottore Massucci.

In chiusura, la conta cruda dei numeri ‘maceratesi’ per far capire cosa serve per alleggerire magari un po’ il Murri: “L’are vasta 3 ha usato il Covid Hospital con tre moduli, è vero. E sono completamente pieni. Uno di terapia intensiva, uno di semintensiva e uno misto. Parliamo di 8 medici, 23 infermieri e 10 Oss per modulo. Il personale è a carico dell’Area Vasta 3, con un supporto dell’Inrca. Personale spostato dai presidi puliti, che però restano senza animatori e internisti. Attività quindi ridotta anche lì, concentrata su emergenze e urgenze. Il Covid è regionale, giusto, ma è chiaro che chi porta pazienti deve sostenere l’assistenza” conclude la Storti lasciando la palla nel campo dei sindacati che dovranno trovare un accordo con l’Area Vasta 4 se si vorrà davvero ripulire quantomeno la terapia intensiva guidata dalla dottoressa Cola.

Raffaele Vitali

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