
FERMO – La parola chiave scelta è ‘Crescendo’, la nuova rete musicale territoriale. Piero Di Egidio è il direttore del conservatorio Pergolesi, appena rieletto per un altro triennio, “ma potrebbero essere quattro se andrà in vigore la riforma su cui sta lavorando il Governo” anticipa il progetto ideato da Francesco Trasatti, presidente del Pergolesi.
Parte dalla burocrazia che governa il settore, una istituzione che ha due figure apicali, direttore (eletto dal collegio dei docenti) e presidente (scelto dal Ministro su una terna del consiglio accademico), e che da poco finalmente “può definire laureato chi si diploma al conservatorio. E forse sarà anche retroattivo il provvedimento”. Istituzione complessa, con compiti che sembrano definiti. Commissione d’esame? La nomina il direttore. La riparazione del tetto dello stabile la segue il presidente. Che a Fermo è Francesco Trasatti.
“Un presidente ‘originale’ per il suo entusiasmo nel condurre l’istituzione e per la voglia di lavorare anche sui campi della didattica, della produzione e della ricerca. E lo fa con qualità, competenza ed entusiasmo, grazie a una fervida mente. E questa iniziativa ne è la prova, perché coinvolge il territorio in ogni sua parte. Non è stata una innovazione nel mio campo, ma un sinergia che cresce e si arricchisce” prosegue Di Egidio.
Ci crede nel progetto il direttore, “sono certo che aumenteranno le iscrizioni e di certo la presenza in provincia”. Non poteva mancare l’ufficio scolastico regionale con la dottoressa Maria Grazia Pierluca, ex allieva del Pergolesi: “Conservatorio e Usr dialogano, cosa non sempre avvenuta. Anche perché siamo sotto due ministeri differenti. Collaborazione e proficuo orientamento con questo progetto. Chi si iscrive agli indirizzi musicali e poi frequentano il liceo musicale hanno già in essere una collaborazione con il conservatorio. Si crea una vera filiera. Una iniziativa fondamentale che dà prospettiva”.
Trasatti incassa il plauso ed entra nel dettaglio, dopo il grazie al direttore per aver accolto l’idea e l’incursione in area artistica. “Qui c’è sinergia, siamo uniti da un solo fine: far crescere il conservatorio e il territorio. Credo – ribadisce rivolgendosi ai dirigenti scolastici in sala – è una garanzia anche per voi”.
Cosa prevede Crescendo? Ci sono 24 istituzioni che firmano il protocollo e danno il la al percorso “che rende palese una filiera della musica, che c’è dall’infanzia all’università. Dobbiamo valorizzarla e raccontarla, partendo dalla cabina di regia”.
Da tempo ci sono iniziative con le scuole, ma Trasatti voleva qualcosa in più. “Il protocollo è un punto di partenza, aperto a tutti, non solo alle scuole di indirizzo musicale, da cui siamo partiti. Abbiamo allargato l’invito al Piceno e al Maceratese, toccando anche la provincia di Ancona. Abbiamo avuto risposte anche da scuola con cui mai avevano avuto rapporti, anche dell’area montana, che sia Amandola o Castelraimondo”.
Tra gli obiettivi c’è quello dell’aiuto reciproco per avvicinare i giovani alla formazione musicale. “Il protocollo è semplice, ma lo vogliamo riempire pagina dopo pagina partendo dalle progettualità presenti in ogni istituzione scolastica e dalle richieste che il territorio vuole fare al Conservatorio. Parlare di docenze, di bandi, abbiamo partecipato a quattro opportunità solo nel mese scorso, di creazione di orchestre. Insieme possiamo intercettare risorse e fare cose” prosegue il presidente.
Un progetto che parte da un questionario sottoposto ai dirigenti che evidenzia l’attività della singola scuola, gli strumenti presenti e quelli da implementare. “In questo modo possiamo mappare e poi proporre” ribadisce Trasatti. Da un lato c’è l’esigenza di rafforzare il percorso di ingresso, “ma abbiamo già idee per rafforzare il percorso di uscita. In questi nove mesi alla presidenza ho notato che è necessario impattare maggiormente sulla dimensione professionale, affrontando ance il tema dei nuovi indirizzi e l’inserimento dei nostri studenti negli spettacoli dei comuni, magari attraverso le borse di studio”.
Alessandra Giunti e Luca Cognigni, pianoforte tromba, sono la memoria storica dei rapporti tra scuole e conservatorio. “Due anni fa ho proposto al direttore una idea, che poi si è concretizzata. Un incontro mensile alle scuole, dove gli studenti del conservatorio si esibivano davanti agli alunni. Due ore intense con l’interazione dei ragazzi ospiti con i nostri allievi, partendo dalla classica domanda ‘riesci a conciliare scuola e studio?’. Gli ospiti, dalla Primaria alle Superiori superavano i dubbi parlando con dei giovani”.
Aggiunge il professor Luca Cognigni: “Ho un figlio che studia al Pergolesi. Credo molto nella musica come base di cultura della persona. È importante creare una vera connessione tra lee Medie e le bande, è lì che si costruisce la passione. Alle Superiori, le prime difficoltà, con l’assenza di percorsi preferenziali che ci sono invece per lo sport. Il conservatorio ha bisogno di allievi, ma per crearli serve una giusta collaborazione con le istituzioni scolastiche per agevolare anche chi studia musica i pomeriggi”.
C’è tanto dentro il protocollo, dalle visite del conservatorio, che accoglie ma che andrà sul territorio, alle masterclass, dai progetti orchestrali all’orientamento strutturato. E le risorse? “Abbiamo una voce nel fondo di istituto ‘il conservatorio incontra il territorio’ ampliarla e consentire queste operazioni. Non si parla di cifre importanti, ma su cui possiamo fare un minimo di conto, un tesoretto. E poi puntando su docenti e allievi, sulla loro disponibilità e l’utilizzo di borse di studio, riusciremo a fare sempre di più” conclude Di Egidio.
r.vit.
