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Il colonnello Troiani lascia Fermo dopo 5 anni: "Sicurezza, conta anche la percezione. Più risorse ma nuovi reati: troppe truffe agli anziani"

12 Settembre 2026

FERMO – "Fermo mi lascia una popolazione onesta, con una grande domanda di sicurezza". Gino Domenico Troiani è arrivato cinque anni fa, il 13 settembre 2021. E proprio il 13 settembre chiude la sua esperienza alla guida del Comando provinciale dei Carabinieri di Fermo: già lunedì arriverà il suo successore, l'attuale comandante del Reparto operativo di Perugia, Maurizio Laurito.

La parete della stanza è già spoglia. Restano le immagini del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del generale, insieme a una bella immagine della Madonna. Poi il calendario dell'Arma, che ogni anno ha presentato con passione perché, spiega, racchiude il mondo che lo circonda e per il quale si impegna da decenni.

"Ogni carabiniere si porta dietro un po' di senso di colpa, se ha una famiglia. C'è un cambio di lavoro e, quindi, anche di vita per la moglie e per i figli. Scuole a Venezia, poi Roma e ora le Marche. Questo può rendere più forte un giovane, ma non è scontato. Anzi", ammette con voce pacata.

Comandante, da dove partiamo?

"Sono arrivato mentre si cominciava a uscire dall'emergenza Covid. Le mascherine ancora ci accompagnavano, ma iniziava il periodo del rilancio. Anche del crimine".

Quali erano gli obiettivi?

"Fare sì che il Pnrr andasse per il meglio. Abbiamo effettuato tanti controlli, a suo tempo, anche sul reddito di cittadinanza. I risultati non sono mancati.

Il ritorno alla normalità ha ridato fiato ai fenomeni criminali. In particolare, il Fermano, a parte i furti, ha due grandi piaghe: i reati contro le donne e le truffe agli anziani.

In questi cinque anni, in questi due campi, abbiamo operato senza sosta. Nel frattempo ci sono state modifiche normative che hanno offerto nuovi strumenti di contrasto e siamo così riusciti a rispondere con efficacia.

Ma quando il fenomeno è socio-criminale, e include quindi anche un aspetto culturale, è molto complicato arrivare all'eliminazione della radice. Serve, oltre alla repressione, la prevenzione e l'educazione".

Fermo non è un'isola in mezzo al mare, ricorda il comandante. "Spazi che agevolano i reati ci sono anche a Fermo, come in tutta Italia. Un punto fermo a cui però tengo, e lo sottolineo, è che in questa provincia c'è un ottimo rapporto tra le istituzioni. E c'è una Procura che dà direttive chiare e puntuali. Ottimo anche il coordinamento esercitato dalla Prefettura. C'è una buona condivisione degli elementi informativi".

Il cambio di un comandante non rappresenta una cesura?

"Non è una persona sola a caratterizzare una struttura. La struttura continua e lo fa garantendo continuità d'azione.

Sono state rinforzate le aliquote radiomobili, aumentando la vicinanza al cittadino e, quindi, il numero delle pattuglie. Questo aumenta anche la capacità di dissuasione rispetto ai reati.

Abbiamo razionalizzato internamente le risorse umane e abbiamo avuto personale proveniente da altre regioni, perché le Marche sono una regione laboratorio per l'Arma. È una precisa volontà del Comandante generale e il modello verrà poi esteso su tutto il territorio nazionale".

E i numeri?

"La gente vuole toccare con mano la sicurezza. Il nostro compito è anche quello di avvicinare la sicurezza reale a quella percepita. Aver arrestato 25 latitanti all'estero è un bel risultato, che richiede una grande rete di relazioni e competenze. Ma alla gente interessa soprattutto sapere se c'è lo spacciatore sotto casa o qualcuno che ruba la bicicletta o il borsello. Quello che mi preme è ridurre questa distanza e, se possibile, rafforzare il senso di sicurezza".

È cambiata anche la natura dei reati?

"Sono cresciute le truffe agli anziani e assistiamo a una riconfigurazione delle organizzazioni criminali. Per lo più si tratta di gruppi provenienti dalla Campania. C'è una vera organizzazione dietro, con più batterie che si spostano sul territorio".

Quali sono oggi i principali reati del territorio?

"Le truffe agli anziani sono in aumento. Crescono anche i 'codici rossi'. Questo non significa necessariamente che sia aumentato il fenomeno, ma che la donna è più propensa a denunciare perché sa che oggi può ricevere una risposta concreta.

Qui abbiamo un'altra ricchezza: tante case di accoglienza e una rete che si attiva anche in piena notte. L'allontanamento del soggetto debole sarebbe complicato senza questa rete, che prevede associazioni convenzionate in grado di offrire un rifugio.

L'industria della droga non vede crisi. Aumenta il consumo di cocaina e crack, mentre non registriamo una particolare diffusione del fentanyl. Un'altra piaga che emerge, purtroppo, riguarda le persone che si mettono alla guida dopo aver assunto sostanze o alcol. E questo aumenta i rischi connessi.

In via XX Settembre abbiamo una postazione che effettua controlli ogni fine settimana e puntualmente troviamo persone che arrivano dalla piazza dopo aver assunto droga o alcol".

Da tempo si parla di Lido Tre Archi e dei gruppi di giovani, i cosiddetti "maranza", lungo la costa. Che cosa sta accadendo?

"È quello che succede anche a livello nazionale: la criminalità confinata nei quartieri-ghetto e le nuove tendenze della criminalità giovanile.

Su Lido Tre Archi c'è la controprova dell'importanza di un approccio coordinato. Da un lato ci sono i Comuni che intervengono sulla prevenzione del disagio e del senso di abbandono, anche attraverso infrastrutture sportive e sociali. E questo fa molto.

Dall'altra c'è la risposta coordinata dalla Prefettura, che ha chiesto costanza negli interventi su Tre Archi, andando oltre la sola repressione.

Si continua a parlare di un presidio fisso, ma l'immobile da solo non basta. Avere personale fisso lascia il tempo che trova. Servizi con personale più capillare e presente sul territorio possono essere più efficaci".

E a Porto San Giorgio?

"A ogni episodio è stata data una risposta. Questo è importante. È un fenomeno sociale evidente. Ho mia moglie che insegna alle scuole medie e anche all'interno delle scuole i cambiamenti non mancano e non sono sempre positivi.

Il post Covid, la restrizione fisica vissuta per lungo tempo e l'aumento dell'uso dei social, che veicolano comportamenti non ortodossi, insieme alla facilità con cui è possibile procurarsi un coltello o uno spray urticante, agevolano un disagio giovanile che trova uno sfogo.

Il fenomeno non è solo poliziesco, è più profondo e trova una sua moltiplicazione nelle aree costiere, ma non solo. La risposta contenitiva è importante, ma sulle cause non spetta soltanto a noi intervenire. E, lo dico anche da padre, una parte importante spetta alle famiglie".

Il Comando, dal punto di vista del personale, come sta? Che cosa manca ancora?

"In questi cinque anni sono stati attribuiti 12 alloggi di servizio ad altrettanti carabinieri. Sono tanti. La residenzialità è importante: chi vive lì garantisce una reperibilità costante.

Stiamo vivendo una fase favorevole. Non siamo ancora all'ottimizzazione, ma in questo periodo sperimentale abbiamo saturato buona parte delle carenze organiche.

L'Arma pianifica. Io vado via e lunedì arriva il nuovo comandante. Non c'è alcuna sindrome di isolamento".

Che cosa le lascia Fermo e il Fermano?

"Voto a Fermo e sono ormai fermano. Mi lascia tanto. Questo è il mio nono trasferimento. Si cerca di programmare tutto, ma i sentimenti non si imballano e non si portano in una scatola.

Si creano legami, un senso comune, un rapporto interattivo e concreto con le istituzioni e con le persone. Per cinque anni ho vissuto integralmente questa cittadinanza.

Sono di origini abruzzesi e ci sono diverse affinità con le Marche. Mia figlia studia a Macerata e quindi qui tornerò spesso e volentieri.

Qui c'è tanta domanda di sicurezza perché c'è tanto senso dell'onestà e del dovere. Con più disinteresse, forse, ci preoccuperemmo di meno".

Le resta qualche incompiuta?

"L'operazione più bella è quella che ci sarà tra poco. Ci sono tante attività investigative in corso e tra qualche settimana vedrete. Non c'è davvero un'interruzione del lavoro.

Posso dare un consiglio e, se necessario, correggere la rotta. Questa è una nave che procede con il pilota automatico".

E ora che cosa la aspetta?

"Dopo Palermo, con il Nucleo operativo, Sassuolo, L'Aquila, Venezia, Padova e Roma, in vari reparti, compreso l'ufficio che cura i rapporti con il Parlamento del Ministero della Difesa, oggi ero responsabile dell'attività giudiziaria.

Ora vado a ricoprire l'incarico di capo Ufficio logistico della Legione Abruzzo e Molise a Chieti. Mi occuperò di armamento, automezzi e infrastrutture. È un grande cambiamento, mi mancherà il respiro esterno".

Tra le attività che le danno maggiore soddisfazione, ce n'è una in particolare?

"Una delle attività che mi rende più orgoglioso sono le tante verifiche nei cantieri e sui luoghi di lavoro. C'è stata una grande sinergia con l'Ispettorato del lavoro e con i colleghi che ne fanno parte.

Sono stati effettuati tanti interventi, da quelli negli autolavaggi che coinvolgono anche lavoratori di etnia egiziana, all'operazione 'Faraoni e Piramidi', fino ai cantieri più grandi della ricostruzione e del Pnrr. I dati sugli infortuni stanno calando molto".

Chi la sostituirà?

"Maurizio Laurito, attuale comandante del Reparto operativo provinciale di Perugia, è il mio successore. Ha una significativa esperienza territoriale maturata anche a Napoli e Potenza". 

Sul tavolo ora ci sono due cappelli. Il primo tornerà nell'armadio, insieme con le stelle circondate di rosso, perché è il colore del comando provinciale. Il secondo, il colonnello, lo indosserà da lunedì.

Raffaele Vitali

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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