
FERMO - “Fondamentale moltiplicare le occasioni di incontro con i buyer internazionali e individuare nuovi mercati in grado di offrire opportunità alle nostre imprese”. Con questo spirito Valentino Fenni, ideatore di Abc Fashion Event, si prepara ad accogliere 160 aziende e migliaia di visitatori al Fermo Forum il 21 e 22 ottobre.
Una esposizione locale che alla terza edizione è già diventa nazionale, con espositori in arrivo da Toscana, Campania, Veneto, Lombardia Puglia e altre regioni, e comincia a prendere posizione anche a livello internazionale. In particolare grazzie all’incoming organizzato dall’azienda speciale della camera di Commercio, Linea, che porterà buyer da numerosi paesi europei.
“ABC vuole essere sempre più uno strumento concreto a disposizione delle aziende marchigiane che intendono rafforzare la propria presenza internazionale e costruire nuove relazioni commerciali” aggiunge Fenni.
Le calzature del distretto fermano, con un valore dell'export pari a 368 milioni di euro nel primo trimestre 2026, fanno registrare un calo del -10,4% (-43 milioni di euro) rispetto al 2025. “I dati – riprende l’imprenditore calzaturiero – sono contenuti nel rapporto Monitor dei Distretti di Intesa Sanpaolo diffuso a luglio 2026.
“C’è un solo modo per cambiare il corso degli eventi, aprire nuovi mercati ai nostri prodotti. Il confronto diretto con buyer e operatori provenienti da diversi Paesi costituisce infatti uno strumento strategico per ampliare le relazioni commerciali, intercettare nuove opportunità di business e rafforzare la presenza delle imprese marchigiane sui mercati esteri”.
Il focus resta quello sui distretti di Fermo e Macerata, ma la visione è generale per il mondo della moda. “Tra le principali destinazioni europee - chiarisce Intesa Sanpaolo - la Francia mostra una sostanziale stabilità (-0,6%), mentre si osservano contrazioni più marcate in Germania (-10%), Paesi Bassi (-8,5%), Belgio (-21,5%), Spagna (-11,6%) e Regno Unito (-21,1%). Negli Stati Uniti la flessione è del -8%, in un contesto di domanda segnato dalle recenti tensioni tariffarie. Prosegue la riduzione verso la Federazione russa (-49,1%), mentre si registrano incrementi significativi in alcuni mercati asiatici, tra cui Cina (+18,4%), Turchia (+27,7%) e Hong Kong (+10,9%)”.
In difficoltà gli Emirati Arabi Uniti (-56,3%), calo riconducibile alle difficoltà logistiche che hanno interessato l'area del Golfo a partire dalla seconda parte del 2025. L'Abbigliamento marchigiano registra una riduzione del -5,4%, con un quadro molto differenziato tra mercati. La Francia mette a segno un incremento rilevante (+24,9%), mentre la Germania (+2,7%) mostra dinamiche più contenute. Al contrario, si osservano cali marcati negli Stati Uniti (-23,7%), nella Federazione russa (-9,8%), nel Regno Unito (-27,6%) e in Giappone (-35%).
Per la Jeans Valley del Montefeltro, una flessione più contenuta (-3,6%), con segnali di recupero in Francia (+9,7%), mentre Germania (-0,9%) e Svezia (-1,3%) risultano stabili. Permangono invece cali significativi in Spagna (-19,8%), Hong Kong (-13,2%) e Stati Uniti (-31,3%). Da segnalare la crescita verso l'Ucraina (+55%), che contribuiscono positivamente alla dinamica complessiva.
“Siamo resilienti, ma – conclude Fenni – dobbiamo supportate la vitalità imprenditoriale con azioni mirate”.
Come quella della premier Giorgia Meloni, che calza spesso scarpe made in Fermano e che non è voluta mancare all’apertura della Settimana della Moda: “Ci sono andata per dire a un settore che vale oltre 36 miliardi di export che il Governo c'è. Non solo a parole: 100 milioni per gli investimenti e un lavoro serio sulla formazione e sul capitale umano, perché è lì che quelle imprese faticano di più a trovare le competenze che servono. È evidente – la chiosa di meloni nel ribattere alle critiche ricevute dall’opposizione di centrosinistra - che per la sinistra la settimana della moda è una passerella.
Per me sono le persone che ci lavorano: sarte, modellisti, pellettieri, tecnici, piccole imprese che tengono in piedi la parte di Italia che il mondo ci invidia. Chiamare 'figuraccia’ la vicinanza a un comparto in difficoltà dice tutto di quanto conoscono l'Italia reale”.
Raffaele Vitali
