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Igp della calzatura, la strada breve per il made in Italy europeo: deroga su taglio e orlatura. "Dal 2030 tutto sarà fatto in Italia"

19 Maggio 2026

FERMO – È stato depositato il primo disciplinare IGP italiano dedicato alla calzatura. Un risultato che arriva al termine di un lungo lavoro coordinato da Germano Craia, con il supporto della consigliera della Provincia di Fermo Eleonora Ferracuti, e arricchito dalla ricerca storica curata da Arianna Rodani.

“Fondamentale è stata la reputazione del nostro distretto – spiega Craia –. Arianna si è occupata della parte storica, assemblando oltre 1.500 pagine di dati e documenti, fino ad arrivare a un dossier di circa trenta pagine”.

Una volta dimostrato il valore storico e produttivo del distretto, sono iniziate le riunioni dedicate alle fasi di lavorazione e alle eventuali deroghe previste dal disciplinare. “Abbiamo svolto circa quaranta incontri – prosegue Craia – e, attraverso un grande lavoro di ricerca e confronto, siamo arrivati alla stesura definitiva del disciplinare. Lo abbiamo concluso a inizio maggio e presentato nel primo giorno utile previsto per il deposito IGP”.

Ferracuti aggiunge: “Lo abbiamo già presentato ai soci, che lo hanno approvato e deliberato”. Un percorso durato quasi due anni. “Abbiamo iniziato a lavorare sul Consorzio alla fine del 2024 – spiegano – quindi parliamo di un anno e mezzo di attività intensa”.

Alla base del progetto c’è un lavoro collettivo, senza prime donne, con associazioni di categoria, esperti del settore, sindacati e amministrazioni comunali. Tra i temi più discussi c’è stato quello relativo alla deroga, prevista fino al 2030, per le fasi di taglio e orlatura. “Dallo studio del tessuto produttivo – spiegano – è emerso che queste due lavorazioni vengono spesso esternalizzate, anche perché alcune figure professionali oggi non sono più presenti sul territorio. Non è stato un percorso unanime”.

Una scelta considerata necessaria per consentire a un numero maggiore di aziende di aderire al sistema IGP. “Se non avessimo previsto queste deroghe – sottolineano – sarebbero state pochissime le aziende in grado di partecipare. È un compromesso, ma l’obiettivo resta quello di riportare entro cinque anni queste lavorazioni all’interno del territorio”.

Le altre fasi produttive dovranno invece restare integralmente nel distretto. “Le deroghe saranno comunque controllate dal Consorzio, che potrà concedere autorizzazioni specifiche. È stato uno dei punti più accesi del confronto, anche con la parte sociale”.

Craia entra poi nei dettagli dell’iter burocratico: “Ora il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha sessanta giorni di tempo per approvare la domanda o richiedere chiarimenti. Arriverà anche il parere della Regione Marche. Una volta ottenuta l’approvazione ministeriale avremo diritto al marchio provvisorio. Successivamente tutto passerà a Bruxelles, con l’ufficio europeo di Alicante, dove inizierà la fase di valutazione comunitaria che durerà almeno cinque mesi. Se tutto andrà bene, entro fine anno potremmo arrivare al riconoscimento definitivo”.

Attualmente al Ministero risultano quindici domande italiane di IGP a livello europeo, oltre a due francesi e una spagnola. “Tra queste – spiega Craia – ci sono ad esempio le ceramiche di Limoges e i fazzoletti di Cholet. Anche sul cappello stiamo lavorando: la domanda è già stata depositata e servono alcune integrazioni. Ma sulle calzature siamo in pole position”.

Il disciplinare delimita anche i comuni interessati dal riconoscimento. Alla domanda sull’esclusione di Montegiorgio, Craia chiarisce: “Esiste un paragrafo dedicato alla continuità territoriale. Aziende che fanno parte delle province di Ascoli, Fermo, Macerata e Ancona, pur non essendo nei comuni indicati, potranno essere valutate sulla base della continuità storica e produttiva. In questi casi sarà il Consorzio a effettuare ulteriori verifiche”.

Fondamentale anche il lavoro di ricostruzione storica curato da Arianna Rodani. “Lo studio è partito dal Basso Medioevo – spiega – in un contesto geografico e politico molto diverso da quello attuale. Abbiamo approfondito il commercio delle pelli, che passando per il porto di Ancona raggiungeva diverse aree della regione, e il legame con la lavorazione della pelle”.

Ferracuti sottolinea il valore della ricerca: “È stata fondamentale, una vera ricostruzione della storia dell’artigianato locale. Sono stati recuperati anche articoli conservati nella Biblioteca Nazionale di Francia”.

Anche le amministrazioni locali stanno progressivamente aderendo al progetto. “Piano piano tutti stanno comprendendo l’importanza dell’iniziativa – spiegano –. È arrivato anche il via libera di Sant’Elpidio a Mare, che era un comune commissariato. Ora organizzeremo una cerimonia durante la quale consegneremo il disciplinare a ogni singola amministrazione”.

Attualmente il Consorzio conta una ventina di aziende associate e dodici Comuni aderenti. Le Province coordinano il percorso insieme alle associazioni di categoria. Tra i soggetti coinvolti ci sono Assocalzaturifici, Cna, Confartigianato, Abc e anche l’Unione Stilisti delle Marche.

“Abbiamo firmato anche un protocollo con Federmanager, ramo di Confindustria – spiegano – e ci sono già grandi aziende che attendono l’approvazione definitiva prima di aderire. Parliamo di realtà tra le più importanti del settore”.

La conclusione è di Eleonora Ferracuti: “È stato un grande gioco di squadra. La politica ha dato l’input, ma il merito è di tutti: municipalità, associazioni, sindacati e imprese. Noi abbiamo coordinato il processo, ma tutti ci hanno creduto. Ora resta l’ultimo passaggio con Regione e Ministero prima di arrivare in Europa con tutte le carte in regola”.

Raffaele Vitali

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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