
FERMO – Si presenta sorridente il neo comandante della compagnia provinciale dei Carabinieri di Fermo. “Porto un vissuto lungo, un percorso professionale che mi ha fatto crescere fino ad arrivare a Perugia dove ho guidato il reparto operativo e il nucleo informazione”. Rivendica per questo un’attenzione alla comunicazione. “Non mancherà la divulgazione delle azioni dell’Arma sul territorio, è fondamentale”.
Da qui parte Maurizio Laurito, 56 anni campano di origine ma come tutti i carabinieri ormai cittadino senza confini. Ha operato a Roma, Avellino, Matera. Le prime impressioni sul Fermano sono legate all’accoglienza ricevuta. “Primi contatti che mi hanno subito fatto sentire parte della realtà”. Dal Prefetto al sindaco, passando per i suoi uomini e donne in divisa. “Prendo il posto di Troiani, che ha lavorato egregiamente. È iniziata la mia fase conoscitiva”.
Come obiettivo si è dato quello di fare dell’Arma sempre più un riferimento per il cittadino, in rete sotto il cappello di Prefettura e Magistratura. Arriva la parola chiave: prevenzione. “Per raggiungerla, bisogna essere vicini alla popolazione, anche attraverso iniziative nelle scuole, con i giovani e le parrocchie”.
Dai reati contro il patrimonio alle truffe agli anziani, dai crimini digitali allo spaccio di stupefacenti, “che non ha più un’età di riferimento”. E poi c’è il tema dei temi, la devianza giovanile. Non la chiama violenza. “Cambia in base all’area che consideriamo, serve attenzione”.
Di una cosa è convinto: “Dovremo essere bravi a fare squadra con enti e forze dell’ordine. Dobbiamo valorizzare l’attività comune che portiamo avanti”. Avverte il peso dell’incarico: “L’Arma mi dà una grande opportunità, mi metto in gioco con la voglia di collaborare, prendere indicazioni e cogliendo ogni alert”.
Attenzione al ‘da dove’ arrivano i criminali: “Ci sono situazioni che riguardano territori contigui alle Marche, dovremo essere bravi anche in questo a osservare, intervenire e mirare le azioni necessarie”. Tra le sue mani ha 16 comandi di stazione e due comandi di compagnia a cui si aggiungono reparti specialistici che possono arrivare anche da Ancona: “Tutto questo è in campo per aumentare la sicurezza e la sua percezione”.


Il tema dei giovani e delle baby gang è sul tavolo: “Cerco di pormi nei panni dell’adolescente, in fase di crescita. E punto ad arrivare alle sue esigenze. Le formule migliori resta l’accompagnamento della crescita dei giovani. Renderli consapevoli di potenziali rischi, far comprendere il peso di certi atteggiamenti. Che capiscano la direzione che stanno rischiando di prendere”.
Ma dove ci sono casi localizzati, la formazione a scuola va accompagnata con segnali chiari di prevenzione per evitare la perdita del senso di sicurezza pubblica. “Poi è importante non alimentare forme di isterismo sociale, ingigantendo vicende. Capisco il giovane fragile, il cittadino che si sente insicuro, ma allo stesso tempo metto in campo l’Arma. Resto convinto che far capire dal puto di vista tecnico giuridico quello che gli accadrà, segnando il futuro del singolo e della famiglia, è uno step fondamentale” conclude il comandante.
